Anche stamattina i lavoratori del Penny Market di Desenzano si sono ritrovati davanti ai cancelli di via dell’Oglio, 6. Hanno però trovato (come si sospettava!) i cancelli chiusi. L’azienda ha risposto alla dura lotta dei giorni precedenti con la serrata, sperando che, dove non arriva la violenza repressiva delle “forze dell’ordine” (vedi articolo di ieri), arrivi la minaccia di “buttar fuori” i lavoratori: e cioè alla demoralizzazione e alla resa. In realtà tutto ciò non ha fatto che inasprire la rabbia dei lavoratori, che, in un’assemblea “volante” (a cui ho partecipato) hanno riaffermato la loro volontà di continuare fino in fondo in questa lotta per farla finita con il supersfruttamento e le condizioni inumane di lavoro (950 euro al mese per giornate lavorative che si sa a che ora cominciano ma non a che ora finiscono, senza alcun riconoscimento degli straordinari!). Al picchetto hanno partecipato anche alcuni compagni dell’Intersindacale (in particolare dell’Opposizione CGIL), tra i quali Giorgio Cremaschi.

La giornata è stata caratterizzata anche da iniziative di boicottaggio dei negozi Penny Market di Brescia (in via Diaz) e di Desenzano, animate dai compagni del CS Magazzino 47 e dal Collettivo Gardesano Autonomo, all’insegna della parola d’ordine “Prezzi bassi…salari peggiori”, che hanno avuto una buona risonanza.

Altro elemento di oggi è la campagna di stampa vergognosa (in cui si è distinto soprattutto Brescia Oggi, con un grosso articolo in prima pagina) in cui, prendendo a pretesto il grido di rabbia di uno dei lavoratori, d’origine pakistana, aggredito dalla polizia ieri (che avrebbe urlato “Allah akhbar”, Dio è grande) si è arrivati a parlare, da parte dei pennivendoli della borghesia bresciana, di “jihad” contro la polizia, cercando di agitare lo spettro del fondamentalismo islamico, per criminalizzare ed isolare la sacrosanta lotta dei lavoratori. Ieri, nell’assemblea di fronte ai cancelli, i lavoratori avevano già discusso di questo piccolo “incidente”, decidendo di evitare accuratamente ogni riferimento di tipo religioso (sia per evitare prevedibili strumentalizzazioni, sia per riaffermare il carattere proletario e classista della lotta in corso).

Ecco di seguito il comunicato del SICOBAS, che riferisce anche dell’analoga lotta alla Bormioli di Fidenza, che Sinistra Anticapitalista di Brescia sottoscrive completamente.

Le cariche della polizia ai lavoratori non fermeranno la lotta! Dopo 4 giorni di sciopero e presidio permanente di fronte ai cancelli del magazzino Pennymarket di Desenzano del Garda, questa mattina 70 poliziotti sono intervenuti caricando violentemente i lavoratori e sgomberando il presidio.Il bilancio finale è stato: 6 lavoratori trattenuti in commissariato e rilasciati dopo alcune ore con una notifica d’indagine per reati non commessi e 3 lavoratori feriti a seguito della carica.

Quest’azione da parte della polizia segue l’incontro “farsa” di ieri in prefettura, nel quale il viceprefetto a sostegno dell’azienda ha intimato la cessazione dello sciopero senza l’apertura di una trattativa sindacale immediata con la cooperativa Servizi Associati e la committenza Penny Market. La vertenza in atto fa seguito ad un precedente accordo firmato qualche mese fa dalla cooperativa e dai lavoratori che non ha prodotto nessun miglioramento delle loro condizioni economiche e di lavoro.Le condizioni all’interno del magazzino sono di iper sfruttamento dei facchini, con giornate fino a 12/13 ore di lavoro a ritmi massacranti per  6 giorni alla settimana e con salari molto bassi;  a questo si aggiungono le continue intimidazioni con minacce di licenziamento da parte dei capi della Servizi Associati e di Penny Market.Da questa condizione, che caratterizza la condizione dei lavoratori del settore della logistica la dove non è arrivata l’organizzazione del SI Cobas e ADL Cobas nasce la vertenza in corso.Ancora una volta, com’ e’ nella sua funzione,  lo stato, rappresentato dalle istituzioni  prefettizie,  si schiera a difesa dei padroni e dei loro profitti contro i lavoratori che lottano per i propri diritti.

Non poteva mancare la solita stampa di regime, e i vari media televisivi, pronti a strumentalizzare la lotta come una vertenza religiosa, scambiando quanto affermato da qualche  poliziotto come affermazione dei lavoratori, fomentando così possibili reazioni razziste.Questo tentativo ha la finalità di infangare la lotta dei facchini e del S.I. Cobas, cercando parallelismi improbabili, pensando di spostare l’attenzione su questioni non inerenti agli obbiettivi rivendicati dalla lotta in corso e coprendo di fatto l’azione brutale della polizia. La giornata di oggi non ha fatto altro  che mostrare ai facchini chi sono i loro nemici (padroni, coop, sindacati confederali venduti, giornali prezzolati di regime) ma ha anche dimostrato ai lavoratori che non siamo in uno stato di democrazia come qualcuno di loro si illudeva di essere e dove vengono rispettati i diritti di chi lavora, lo stato non è neutrale, ma  si schiera a favore degli interessi aziendali.Questo non ha fatto  che rafforzare la convinzione, e la coscienza nei lavoratori, che solo la lotta e l’unità d’azione può farli vincere.La battaglia   è solo all’ inizio.

L’azione repressiva odierna si trasformerà in un boomerang per la cooperativa e per Pennymarket, da domani come è stato massaggiato ai lavoratori essi sono “licenziati”: la cooperativa perde l’appalto e con un trasformismo gattopardesco la Pennymarket impone la sua chiusura, e sotto un’altra, alle stesse condizioni economiche di appalto e con altri lavoratori da super sfruttare. Ma il giochino non riuscirà a convincerci ancor di piu’ è stata l’assemblea, dopo il rilascio dei fermati, durante la quale è emersa la combattività che caratterizza questi lavoratori.

Da subito tutta la struttura del S.I. Cobas è mobilitata per costruire nei prossimi giorni iniziative di lotta più incisive contro la committente  per ottenere che spetta ai lavoratori: salario, diritti normativi e dignità.

Inoltre, a sostegno della vertenza di oggi, si apre la campagna di boicottaggio contro i supermercati Penny Market che vedrà azioni informative ai clienti di fronte ai punti vendita e in rete.


Nella stessa giornata qualche ora più tardi la polizia è intervenuta in modo brutale contro i lavoratori che si trovavano davanti ai cancelli della Bormioli di Fidenza e dopo le cariche 39 dei presenti (31 lavoratori ed 8 solidali) sono stat fermati nella caserma degli sbirri per essere identificati, prese le impronte digitali e sottostare a procedure defadiganti che sono durate sette ore. Il diritto di sciopero scompare ed i lavoratori che difendono le loro condizioni di lavoro e che vengono picchiati dagli sbirri vengono  denunciati per violenza contro le forze del disordine. 

Come quelli della Pennymarket i lavoratori della Bormioli sostenuti da tutto il SI Cobas non si lasceranno intimorire e continueranno nella loro lotta per ottenere la difesa dei loro diritti contrattuali.

SCIOPERO FINO ALLA VITTORIA!

S.I. Cobas nazionale

A FIANCO DEI LAVORATORI DEL PENNY MARKET, FINO ALLA VITTORIA!

 

 

 


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