Dopo la pubblicazione, su questo sito e in vari volantini di Sinistra Anticapitalista, di analisi che definivano l’Isis-Daesh come “islamo-fascista (o islamo-nazista), abbiamo ricevuto vari commenti contraddittori. Una parte sono stati favorevoli, ma un’altra parte (e non solo da parte di credenti, in prevalenza musulmani) chiedendoci di rinunciare ad una definizione che, a detta di vari compagni, rischiava di creare confusione, amalgamando (un po’ come fa la destra reazionaria islamofoba, valga per tutti il vergognoso titolo di sabato 14 novembre del giornalaccio d’estrema destra impropriamente intitolato “Libero”) i tagliagole dell’Isis con i credenti di religione musulmana.
Ovviamente chi ci conosce sa perfettamente che Sinistra Anticapitalista (che avrà molti difetti, ma non certo quello di non essere rigorosamente internazionalista e antirazzista) NON HA MAI confuso le canaglie dell’ISIS non solo con i musulmani in genere, ma neppure con la maggior parte delle correnti integraliste (o “islamiste”) che sono ben presenti nel mondo islamico (pur, per fortuna, restando minoritarie all’interno della Umma musulmana).
Ci rendiamo conto dell’imprecisione di un concetto come quello di “islamo-fascismo”: il fascismo (o meglio “i fascismi”) sono una corrente politica ben precisa, con caratteristiche peculiari, che solo la vulgata assimila a tutto ciò che si muove all’estrema destra dello schieramento politico (o “religioso”). Il rifiuto del pensiero “illuminista”, l’appello all’irrazionalismo e l’esaltazione della violenza e della guerra sono caratteristiche comuni sia ai fascismi che ad altre correnti (quasi sempre di stampo clericale) dell’estrema destra reazionaria. Anche il progetto totalitario ed antidemocratico di distruzione di tutto ciò che si oppone al “soggetto” politico e/o religioso in questione non è appannaggio esclusivo dei “fascismi” doc.
Ciononostante quest’espressione, pur non perfetta, non ci sembra così peregrina. Per quanto riguarda la seconda parte dell’attributo, le similitudini col fascismo sono piuttosto evidenti: il progetto totalitario di annientamento fisico degli avversari politici (e nel caso dell’ISIS anche solo di chi è troppo “tiepido” rispetto alla loro interpretazione iper-reazionaria dell’Islam), l’esaltazione dell’obbedienza al Capo, dell’azione violenta e terroristica, dell’affidarsi ciecamente ad una “fede” fanatica (chi si ricorda del “Credere, obbedire, combattere” di mussoliniana memoria, o del “Mussolini ha sempre ragione”?) sono caratteristiche evidenti a chiunque. Anche la presenza di componenti di stampo “nazional-socialista” provenienti dall’ala di estrema destra dell’ex Baath irakeno tra le file dei jihadisti dovrebbero aprire gli occhi a chi rifiuta di riconoscere completamente il nemico che abbiamo di fronte. È vero che manca, nell’ISIS, la componente “nazionalista” tipica dei fascismi, sostituita da quella religiosa, che, nel caso dell’Islam, si intende rivolta all’intera umanità, suscettibile di essere convertita alla “vera fede”, al di là delle componenti “etniche” o nazionali. Ma la stessa limitazione alla componente wahabita (che esclude non solo gli sciiti, ma tutte le altre “tendenze” sunnite) dei sunniti sembra essere un sufficiente “surrogato” a questa carenza.
In realtà le critiche che ci sono state fatte vertevano però soprattutto sulla prima parte dell’attributo, suggerendoci di limitarci a chiamare “fascisti” i tagliagole dell’ISIS. Ora, non ci sono tra di noi esperti di Islam che possano fare l’esegesi del Corano, misurando i livelli di coerenza con i “testi sacri” dell’Islam (che, sia detto per inciso, crediamo comprendano anche tutti i testi cosiddetti “biblici”, in particolare l’Antico Testamento). Ma il richiamo esplicito e fondativo al profeta Maometto e alla parola di Allah da parte dei jihadisti in questione ci sembra fuori discussione. Sarebbe come mettersi a discutere del fatto se i crociati, massacratori di migliaia di musulmani ed ebrei (nonché di cristiani “eterodossi”), o in genere le Chiese Cristiane, organizzatrici di queste crociate, della caccia alle streghe, responsabili dei roghi dell’Inquisizione (fino alle ultime “benedizioni” alle truppe franchiste o agli Ustascia croati nella seconda guerra mondiale), avendo tradito completamente il messaggio evangelico della non violenza (fino a “porgere l’altra guancia”) avessero il diritto di definirsi “cristiani”. Ovvio che la loro “interpretazione” dell’Islam ci appare ben diversa da quella delle migliaia di musulmani che si sono battuti con noi, nelle piazze d’Italia e d’Europa, contro il razzismo, per i diritti dei migranti, ecc. Ma resta il fatto, angoscioso soprattutto per chi è musulmano, che costoro continuano a richiamarsi (e con quanta veemenza) alle stesse fonti che per milioni di altri (per fortuna) sono “sorgente di pace e di amore”. D’altra parte, un simile imbarazzo lo proviamo tutti i giorni anche noi, comunisti rivoluzionari e libertari, quando dobbiamo chiarire ad ogni pie’ sospinto che non abbiamo nulla a che fare con quella vergognosa caricatura del “socialismo” che è stato lo stalinismo.
Detto questo, può essere discutibile l’uso di un termine impreciso e foriero di incomprensioni, in particolare nei riguardi di soggetti che riteniamo interlocutori del nostro lavoro politico (e che spesso, per problemi anche linguistici e/o culturali, hanno difficoltà ad interpretare correttamente le nostre parole). Siamo comunque aperti al confronto a tutto campo, purché nel quadro del rispetto reciproco e della correttezza politica.
Una prima occasione di confronto speriamo possa essere l’incontro di mercoledì 2 dicembre, organizzato dal CS “Maitan-Berneri” al Caffè Letterario di via Beccaria.
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