Nuova iniziativa stamattina, mercoledì 25 novembre, da parte degli “Studenti contro il nuovo ISEE di Brescia” (qui la loro pagina Facebook”.
Nelle scorse settimane un gruppo di universitari autoconvocati avevano organizzato una lunga serie di banchetti informativi contro il nuovo calcolo dell’ISEE.
Obiettivo: informare la popolazione universitaria e raccoglie firme in calce a una petizione in sei punti (vedi immagine il fondo a questo post per leggerla) da sottoporre all’attenzione del Rettore dell’università degli Studi di Brescia, Sergio Pecorelli, e all’Istituto per il diritto allo studio universitario, l’Isu.
Della petizione e dell’incontro avuto con un vice-rettore e un dirigente questa mattina ci parlano Ruggero e Vanessa degli Studenti contro il nuovo Isee Brescia.
Alla fine sono state quasi 800 le firme raccolte, consegnate in mattinata ai vertici dell’Ateneo bresciano, in piazza del Mercato
MODIFICHE ISEE – Le proteste contro il nuovo ISEE non riguardano solo Brescia, ma ormai gli atenei di tutta Italia. IMG_20151125_112112Ma cosa è cambiato? Il calcolo dell’ISEE (acronimo che sta per Indicatore della Situazione Economica Equivalente, necessario per accedere a prestazioni sociali agevolati come borse di studio, alloggi universitari, calcolo delle tasse, etc) si basa ancora sul rapporto tra l’ISE (Indicatore della Situazione Economica), calcolato con la somma dei redditi a cui viene aggiunto il 20% del valore dei beni mobiliari e immobiliari di tutti i componenti del nucleo familiare, e il parametro chiamato “Scala di Equivalenza”.
Il “trucco” governativo sta nel fatto di avere inserito nel calcolo anche somme in precedenza fiscalmente esenti (assegno per il nucleo familiare, assegno sociale, indennità daccompagnamento, la stessa borsa di studio, etc), a cui aggiungere tutta un’altra serie di fattori come:
redditi soggetti a ritenuta a titolo d’imposta
redditi esenti da imposta
redditi da lavoro dipendente prestato all’estero
assegni per il mantenimento dei figli effettivamente percepiti
trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari
redditi fondiari relativi a beni non locati soggettiall’IMU e non indicati ai fini IRPEF
reddito lordo dichiarato a fini fiscali nel Paese di residenza dei componenti iscritti all’AIRE.
Di fatto, quindi, gli studenti “sembrano” più ricchi, senza in realtà esserlo.
Dal sito di RDU
di seguito la petizione

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