Quibrescia

Rifiuti(red.) La filiera dei rifiuti al centro di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Brescia, coordinata dal procuratore aggiunto Sandro Raimondi. La rivela il giornale Il Fatto Quotidiano, che in un articolo firmato da Andrea Tornago ha svelato i dettagli di alcune indagini su polizze assicurative fasulle, utilizzate quale garanzia contro eventuali danni causati da un’attività produttiva o dal fallimento di un’impresa ma, in realtà, fasulle e prive di reale copertura finanziaria.
Un’indagine, si legge nell’articolo, partita dal settore dei servizi ambientali, inseguendo movimenti di rifiuti e di capitali intorno a un presunto traffico illecito organizzato di rifiuti in Lombardia, che coinvolgerebbe grandi aziende del settore quotate in borsa. Ma che ha presto intercettato diversi altri ambiti dell’economia e della finanza che sono in contatto con il mondo dello smaltimento dei rifiuti. A coordinare l’inchiesta è stato applicato anche il magistrato Roberto Pennisi, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, che avrebbe collaborato con gli inquirenti per creare una squadra di investigatori specializzati formata dalla Dna di via Giulia.
Fonti della Direzione nazionale antimafia – ha spiegato Tornago nel suo articolo – riferiscono che il giro di false polizze, “gestito da una famiglia camorristica campana”, sarebbe esteso a tutti gli appalti pubblici e non solo al campo del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti. Il codice degli appalti prevede infatti che, a garanzia di un’offerta e dell’esecuzione di un’opera, venga stipulata una polizza assicurativa che tenga indenni le stazioni appaltanti da tutti i rischi di esecuzione e dai danni che possono essere causati nel corso dello svolgimento dei lavori. L’importanza della garanzia fidejussoria è ancora più evidente nel settore dello smaltimento rifiuti, dove per ottenere l’autorizzazione a trattare scorie o a gestire una discarica è necessario mettere a disposizione degli enti pubblici una somma di denaro, a parziale copertura di una futura bonifica o, quantomeno, di una messa in sicurezza in emergenza del sito.
Le assicurazioni false, secondo quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Brescia, sarebbero di due tipologie: polizze “fasulle”, cioè società assicurative vere e proprie con sede in Romania e Bulgaria, dietro cui però non esiste una reale copertura finanziaria; e polizze “false”, i cui documenti ingannevoli e creati ad arte proverrebbero da “antichi e prestigiosi Paesi dell’Unione Europea”.


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