
“C’è chi lotta un giorno, ed è buono. C’è chi lotta un anno, ed è migliore. C’è chi lotta dieci anni, ed è ottimo. E c’è chi lotta tutta la vita. Sono questi gli indispensabili”.
Bertolt Brecht
In congresso i “sopravvissuti”, che nonostante le batoste, continuano a pensare che non sia sufficiente lottare con “un orizzonte che si ferma al tetto”. A noi sta stretto l’orizzonte italiano ed europeo, figuriamoci se ci limitiamo a Brescia o a Comezzano-Cizzago! Perché solo l’internazionalismo (quello vero, basato sulla conoscenza materialisticamente fondata e sulla condivisione politica, non sulla semplice spinta idealistica, che un giorno c’è e l’altro no!) è il vero indicatore della quantità (e qualità) di “comunismo” presente in un progetto politico. Il resto è, nel migliore dei casi, spreco di generose energie che si diluiscono nel “programma minimo” di riformista memoria. Senza un progetto comunista e rivoluzionario, ogni lotta è destinata ad essere digerita dal sistema, e non riuscirà a farci fare reali passi in avanti nella lotta per la liberazione dell’umanità dall’oppressione e dallo sfruttamento.
Nè Dio, nè Stato, nè servi, nè padroni! O socialismo, o barbarie!
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