ingraoIl compagno Ingrao se n’è andato, oggi, a 100 anni di vita. Non ho condiviso spsso le sue posizioni, improntate ad un’eccessiva moderazione (dal congresso del PCI del ’66, all’espulsione del Manifesto nel ’69, alla scelta di aderire nonostante tutto al PDS nel ’91, all’abbandono di Rifondazione nel 2009 per sostenere, anche se con scarso entusiasmo, la scissione “vendoliana” di SEL). L’ossessione di non “dividere la sinistra” (identificata troppo spesso col suo partito maggioritario, prima il PCI, poi il PDS) lo ha portato spesso a rinunciare a battaglie che lui stesso riteneva importanti, perdendo così molte occasioni per imprimere una svolta a sinistra necessaria alla deriva sempre più moderata di quel gruppo dirigente a cui lui restava comunque legato, nonostante le divergenze crescenti. Salvo poi accorgersi, in ritardo (come quando uscì dal PDS per avvicinarsi a Rifondazione, dopo il ’96) che la rottura sempre rimandata era diventata inevitabile. Detto questo resta il fatto che Ingrao, per spessore politico, capacità d’analisi, dirittura morale, rimane un gigante rispetto ai nani della politica che sono l’alfa e l’omega di quello squallido raggruppamento che è il PD. Sarà stato pure un riformista, in ultima analisi, ma comunque, in un senso ben più profondo e nobile dei burocratelli da 4 soldi a cui siamo abituati. Addio, compagno Ingrao.
Flavio Guidi


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