Ieri sera, parlando con alcun* compagn* ed amic* a cena, dopo il presidio contro l’islamo-nazismo e il razzismo, ci siamo interrogati sul fatto che, quasi senza stupirci di questo, stavamo parlando di Bibbia, Corano, “paradiso”, “inferno”, religione. E ci chiedevamo: se negli anni settanta (eravamo quasi tutti piuttosto attempati, militanti od ex militanti dell’estrema sinistra di quegli anni) ci avessero detto che, nell’anno di grazia 2015, avremmo dovuto discutere di questo tipo di problemi, cosa avremmo pensato? Più o meno tutti abbiamo concordato sulla risposta: che chi prevedeva questo era un paranoico, un “profeta” entrato nel tunnel delle droghe pesanti, o qualcosa di simile.

“Dio è grande”, “infedeli”, “adoratori del diavolo”, “sciiti, sunniti, ebrei ortodossi”, “impero del male”: sono solo alcune delle espressioni che sono ormai entrate nella quotidianità della “politica” internazionale in quasi tutto il mondo negli ultimi 15/20 anni. Espressioni che affondano le loro radici ideologiche in epoche che credevamo sepolte, nei secoli bui del cosiddetto Medio Evo. Espressioni medievali che non sono, come pensano molte persone disinformate o in malafede, appannaggio dei settori più arretrati dell’islamismo o dell’ebraismo, ma che ricorrono continuamente sulla bocca di molti cristiani, a cominciare dai più potenti tra i cristiani, alcuni presidenti degli USA (Reagan docet, e in tempi in cui l’islamismo radicale e reazionario stava solo muovendo i primi passi, anche grazie all’appoggio nordamericano). Questo riemergere dalle tenebre del passato del linguaggio ridicolmente rozzo e primitivo tipico delle culture religiose è un fatto che accompagna tutta la Storia contemporanea, ma sembra essere diventato particolarmente virulento negli ultimi due decenni, proprio in presenza di un accentuazione delle tendenze alla laicizzazione di massa (tipiche non solo di società “avanzate”, ma anche del mondo cosiddetto “sottosviluppato”, compresi molti paesi di area, diciamo così, islamica).

(continua)


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