DAZIBAO

Genocidio rimandato. L’annuncio dell’accordo temporaneo tra Stati Uniti e Iran è arrivato 90 minuti prima della scadenza fissata dal Presidente degli Stati Uniti per la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, pena la “distruzione di una intera civiltà”, come minacciato da Trump poche ore prima.

Il ruolo della Cina

Secondo il New York Times, “l’Iran ha accettato la proposta dopo frenetici sforzi diplomatici da parte del Pakistan e un intervento dell’ultimo minuto da parte della Cina”. A rivelarlo sono stati funzionari iraniani contattati dal New York Times. 

Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un’intervista rilasciata questa mattina all’agenzia AFP, ha dichiarato di ritenere che la Cina abbia spinto Teheran verso il negoziato: “È quello che mi risulta”, ha detto il leader americano. 

Secondo l’Associated Press, funzionari cinesi sarebbero stati in contatto con le autorità iraniane per incoraggiarle a cercare un accordo di cessate il fuoco man mano che i colloqui avanzavano. Pechino, aggiunge una delle fonti, avrebbe agito soprattutto tramite intermediari, tra cui Pakistan, Turchia ed Egitto, nel tentativo di far valere la propria influenza.

Il ministero degli esteri cinese ha dichiarato mercoledì di accogliere con favore il cessate il fuoco, aggiungendo che la Cina ha compiuto i propri sforzi per realizzare una pace duratura in Medio Oriente. “Fin dallo scoppio della guerra, la Cina si è adoperata attivamente per promuovere la pace e porre fine al conflitto”, ha affermato Mao Ning, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, che ha aggiunto che “il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha avuto 26 colloqui telefonici consecutivi con i ministri degli Esteri dei Paesi interessati. Anche l’inviato speciale del governo cinese per la questione mediorientale ha effettuato visite itineranti in Medio Oriente e nella regione del Golfo”. 

La Cina e il Pakistan hanno inoltre presentato congiuntamente un’iniziativa in cinque punti per il ripristino della pace e della stabilità nella regione del Golfo e del Medio Oriente. “In quanto grande Paese responsabile, la Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo e a contribuire al ripristino della pace e della sicurezza nel Golfo e in Medio Oriente”, ha concluso Mao Ning.

Come riporta il SCMP, “l’ambasciatore iraniano in Cina Abdolreza Rahmani Fazli ha dichiarato a Pechino l’8 aprile che l’Iran auspica che la Cina possa diventare uno dei garanti della pace e della sicurezza regionale”. Fazli ha affermato che l’Iran ha mantenuto uno stretto dialogo e una stretta cooperazione con i paesi amici, in particolare con la Cina. “Speriamo che la guerra possa finire e che il cessate il fuoco possa durare, e abbiamo anche bisogno di una garanzia affidabile”, ha affermato.

Fazli ha dichiarato che l’Iran desidera creare un nuovo meccanismo di sicurezza con la Cina e i Paesi del Golfo, definendolo il nuovo “multilateralismo del Golfo”.

L’ambasciatore ha concluso la conferenza stampa ringraziando anche la Russia. “La Cina e la Russia sono state vere nazioni amiche durante i momenti difficili dell’Iran. Sono i nostri veri partner strategici”, ha affermato. Ha inoltre ringraziato i due Paesi per aver posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, proposta dal Bahrein e da altri Stati arabi, volta a coordinare il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Cina e Russia hanno affermato che il testo della proposta del Bahrein era tendenzioso nei confronti dell’Iran, mentre l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite ha condannato i veti.

Questo blog è possibile grazie al sostegno dei lettori. È possibile iscriversi gratuitamente per seguire il progetto, oppure scegliere un abbonamento a pagamento per sostenerlo e accedere a contenuti esclusivi.

Il conflitto tra Pakistan e Afghanistan

“Sia l’Afghanistan che il Pakistan hanno ribadito il loro impegno a risolvere le divergenze il prima possibile e a realizzare una svolta nelle relazioni bilaterali, in conformità con i principi e lo spirito della Carta delle Nazioni Unite e dei Cinque Principi di Coesistenza Pacifica, e hanno concordato di non intraprendere alcuna azione che possa aggravare o complicare la situazione. La Cina ha dichiarato che continuerà a comunicare con entrambe le parti, a fornire una piattaforma di dialogo e a svolgere un ruolo costruttivo nel migliorare e sviluppare le relazioni tra Afghanistan e Pakistan e nel rafforzare la cooperazione pratica tra Cina, Afghanistan e Pakistan”, ha affermato.

Il Ministero degli Esteri cinese ha spiegato che, nel corso di sette giorni di intensi incontri bilaterali e trilaterali, la Cina ha preso atto e riassunto i seguenti punti e il consenso raggiunto: 

  • Afghanistan e Pakistan hanno riaffermato il loro rapporto di fratelli musulmani e vicini. 
  • Tutte e tre le parti hanno convenuto che, data l’attuale turbolenta situazione internazionale e regionale, il mantenimento di buoni rapporti di vicinato tra Afghanistan e Pakistan è cruciale per i popoli di entrambi i paesi e per la pace e la stabilità nell’Asia meridionale. 
  • Hanno sottolineato che il dialogo e la consultazione rappresentano un modo realistico ed efficace per risolvere complesse controversie internazionali, comprese quelle tra Afghanistan e Pakistan. 
  • Hanno concordato di esplorare una soluzione globale ai problemi nelle relazioni tra Afghanistan e Pakistan e hanno individuato le questioni centrali e prioritarie. 
  • La Cina ha sottolineato che il terrorismo è la questione centrale che incide sulle relazioni tra Afghanistan e Pakistan. 
  • Tutte e tre le parti hanno considerato il processo di Urumqi di notevole importanza e hanno concordato di proseguire la comunicazione e il dialogo su questo tema.

La guerra ha dato vita a un nuovo equilibrio globale

Tornando al conflitto in Iran, l’accordo raggiunto nelle ultime ore, stando a quando dice Trump, ha come base i 10 punti proposti dall’Iran. 

A meno di 90 minuti dalla scadenza del suo ultimatum, Trump ha scritto su Truth: “abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall’Iran e crediamo che sia una base praticabile su cui negoziare. Quasi tutti i vari punti di controversia passati sono stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran, ma un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a termine l’accordo”

Come commenta l’analista Simplicius, “ciò è sconcertante perché il piano in 10 punti pubblicato dall’Iran è di natura estremamente massimalista e, se attuato anche solo parzialmente, rappresenterebbe una sconfitta senza precedenti per gli Stati Uniti”. Come riportato dal Wall Street Journal, i 10 punti del piano iraniano sono i seguenti:

  1. Impegno di non aggressione
  2. Continuazione del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz
  3. Accettazione dell’arricchimento dell’uranio
  4. Revoca di tutte le sanzioni primarie
  5. Revoca di tutte le sanzioni secondarie
  6. Abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite
  7. Fine di tutte le risoluzioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica sul programma nucleare iraniano.
  8. Pagamento di un risarcimento all’Iran
  9. Ritiro delle forze combattenti statunitensi dalla regione
  10. Cessazione della guerra su tutti i fronti, compreso quello contro Hezbollah in Libano

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che il passaggio sicuro attraverso lo stretto è consentito sotto la gestione militare iraniana. Secondo quanto riportato, il piano consente all’Iran e all’Oman di imporre una tariffa fino a 2 milioni di dollari per nave sulle imbarcazioni che transitano attraverso lo stretto. L’Iran utilizzerebbe poi il denaro ricavato per la ricostruzione.

Non è ancora chiaro come si evolveranno i colloqui tra Stati Uniti e Iran, così come non è scontato che la tregua annunciata nelle ultime ore riuscirà a reggere. Ma certo è che con la base di partenza dei i 10 punti iraniani, Washington ha compiuto un notevole passo indietro rispetto alla richiesta di “resa incondizionata” dell’Iran definita a marzo da Trump come pre-condizione per ogni possibile accordo.

Indipendentemente da quanto reggerà la tregue, la guerra in Iran ha dato vita a nuovi equilibri: la frattura tra l’amministrazione Trump e l’Europa, già considerevole, si è ampliata; l’Iran ha bruciato i ponti con molti paesi del Medio Oriente e la riconciliazione potrebbe dover attendere a lungo; la Cina ha assunto una maggiore posizione di rilievo a livello globale.

Come scriveva a fine marzo il Financial Times, “la guerra con l’Iran consoliderà lo status di superpotenza della Cina”. Secondo l’articolo, in quanto maggiore importatore mondiale di petrolio, un conflitto con l’Iran rappresenta senza dubbio un rischio rilevante per la Cina. Tuttavia, Pechino, preparata da anni a uno scenario del genere, è stato in grado non solo di reggere l’urto, ma anche di trasformare la crisi in un vantaggio nella competizione economica globale.

Anche se circa metà del petrolio greggio e quasi un terzo del gas naturale liquefatto importati dalla Cina provengono dal Medio Oriente, Pechino ha costruito enormi riserve strategiche di combustibili fossili, stimate in circa 1,3 miliardi di barili, tra le più grandi al mondo.

Un altro elemento chiave è il livello di elettrificazione dell’economia: circa il 30% del consumo energetico cinese è basato sull’elettricità, una quota nettamente superiore rispetto a Stati Uniti ed Europa. Questo rende il Paese meno vulnerabile alle oscillazioni del prezzo del petrolio. La crescita accelerata di solare ed eolico ha inoltre portato la Cina a detenere circa un terzo della capacità globale di energia rinnovabile.

Secondo Goldman Sachs, grazie a questa combinazione di fornitori diversificati, rotte alternative e mix energetico ampio, solo una piccola parte — circa il 6% — del consumo energetico totale cinese è direttamente esposta alla crisi nello Stretto di Hormuz.

La strategia cinese orientata verso tecnologie pulite e autosufficienza industriale apre la strada a vantaggi economici e geopolitici di lungo periodo, mentre il conflitto ha evidenziato quanto sia cruciale ridurre la dipendenza dagli idrocarburi importati.

Non sorprende quindi che gli investitori abbiano aumentato l’esposizione al settore delle rinnovabili cinesi, anticipando una crescita della domanda globale. I principali produttori di batterie, ad esempio, hanno visto aumentare significativamente il loro valore di mercato.

Secondo Di Dongsheng, studioso cinese di relazioni internazionali e vice preside della Scuola di Relazioni Internazionali dell’Università Renmin, queste dinamiche stanno portando ad una significativa accelerazione dell’esportazione di veicoli a energia pulita, sistemi di accumulo energetico, impianti fotovoltaici ed eolici cinesi. “In precedenza, tutti incolpavano la Cina per la sovraccapacità produttiva; in futuro, la colpa potrebbe risiedere nell’insufficiente preparazione del settore cinese delle energie rinnovabili”.

Secondo Di, anche l’esportazione militare e di tecnologie a duplice uso rappresenta un’opportunità per l’economia cinese in questa fase di cambiamenti in Medio Oriente. “La guerra moderna si gioca sulla base industriale che opera dietro le quinte. La Cina è già la più grande nazione industrializzata al mondo. Alcuni dicono che dietro i continui scontri, in definitiva, sono le aziende delle regioni del Delta del Fiume Azzurro e del Delta del Fiume delle Perle a essere impegnate in una feroce competizione. La Cina ora gioca il ruolo degli Stati Uniti nelle prime fasi della Prima Guerra Mondiale. Le due superpotenze della Guerra Fredda sono ora impantanate in una palude, ognuna attaccando gli alleati dell’altra. Il vecchio mondo viene distrutto l’una dall’altra, mentre noi aspettiamo di costruirne uno nuovo. Questo è il modo di trarre profitto dalle guerre”.

La Cina gioca un ruolo importante anche nel settore agricolo, essendo uno dei principali esportatori mondiali di fertilizzanti. Proprio l’esportazione di fertilizzanti cinesi verso le Filippine ha favorito il riavvicinamento tra Pechino e Manila nelle ultime settimane.

Inoltre, grazie ai suoi rapporti consolidati con i Paesi del Golfo e alla sua esperienza nelle infrastrutture, la Cina potrebbe avere un ruolo centrale nella ricostruzione post-bellica della regione, fornendo capitali e materiali per porti, impianti energetici e infrastrutture idriche.

Il conflitto secondo il Financial Times potrebbe anche accelerare il processo di internazionalizzazione dello yuan. La possibilità di scambi energetici denominati in valuta cinese — anziché in dollari — alimenta l’ipotesi di un progressivo indebolimento del sistema del petrodollaro. Secondo AlJazeera, “Iran e Cina hanno colto l’occasione per affrontare una comune lamentela sul sistema finanziario globale. La loro causa comune: porre fine all’egemonia del dollaro statunitense. Secondo diverse fonti, nell’ambito del regime di fatto a pedaggio imposto dalle autorità iraniane, alle navi commerciali vengono addebitate tariffe di transito in yuan, l’ultimo esempio dell’intensificarsi della cooperazione economica sino-iraniana facilitata dalla valuta cinese”.

Infine, la guerra in Iran ha contribuito a rafforzare l’immagine della Cina come partner stabile e prevedibile, in contrasto con un Occidente percepito come più instabile.

Se questa tregua reggerà o meno lo diranno le prossime settimane. Ma al di là dell’esito immediato, ciò che emerge è già chiaro: il mondo che conoscevamo si è incrinato. Un ultimatum che prometteva la “distruzione di una civiltà” si è trasformato, nel giro di poche ore, in un negoziato accettato su basi dettate dall’avversario. E in questo passaggio la Cina non si è limitata a osservare. Se non è ancora un ordine nuovo, è il segnale inequivocabile che il vecchio non basta più a reggere le crisi. E non è Washington a dettare le condizioni della pace.

Se questo contenuto ti è stato utile, puoi iscriverti al blog: gratuitamente, oppure scegliendo di sostenere il progetto con un abbonamento. Gli abbonati sostenitori hanno accesso a contenuti esclusivi e, soprattutto, rendono possibile la continuità e l’approfondimento di questo lavoro!


Scopri di più da Brescia Anticapitalista

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.