Tra obiettivi di crescita più prudenti e il nuovo Piano Quinquennale, Pechino definisce le priorità economiche e tecnologiche del prossimo decennio.
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A Pechino sono iniziate le “Due Sessioni” (Lianghui), il principale appuntamento politico annuale della Cina. Dal 4 all’11 marzo quasi 5.000 delegati dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Consultiva Politica discutono gli obiettivi economici per il 2026, il bilancio statale e le principali priorità politiche del paese. Durante le sessioni il premier Li Qiang presenterà il Rapporto sul lavoro del governo, che definirà indicatori chiave come crescita del PIL, inflazione e occupazione. Quest’anno l’attenzione è rivolta soprattutto alla presentazione del 15° Piano Quinquennale (2026-2030), che stabilirà le priorità strategiche della Cina in ambiti come innovazione tecnologica, sviluppo industriale e domanda interna.
In questo articolo, riservato agli abbonati sostenitori del blog, analizziamo nel dettaglio che cosa aspettarsi dalle Due Sessioni, ripercorrendo gli obiettivi economici per il 2026 e le implicazioni del nuovo Piano Quinquennale per la traiettoria di sviluppo della Cina nei prossimi anni. Se volete leggere l’analisi completa e sostenere il progetto, potete abbonarvi al blog!
Oggi a Pechino è iniziato l’appuntamento politico più importanti dell’anno: le cosiddette “Due Sessioni” (Lianghui). L’edizione del 2026 si svolge tra il 4 e l’11 marzo, periodo durante il quale migliaia di rappresentanti provenienti da tutte le regioni della Cina si riuniscono nella capitale per discutere le principali linee politiche ed economiche del paese.
Con il termine Due Sessioni si indica la riunione contemporanea delle due principali istituzioni:
- L’Assemblea Nazionale del Popolo (NPC) – il parlamento cinese, composto da circa 2.900 delegati.
- La Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese (CPPCC) – organo consultivo che riunisce circa 2.100 rappresentanti provenienti da vari settori della società.
Queste riunioni si tengono regolarmente dalla fine degli anni ‘70 e costituiscono il momento in cui vengono comunicati gli orientamenti generali della politica economica e sociale del paese. Oltre alla loro funzione istituzionale, le Due Sessioni sono anche un evento mediatico di grande portata, che offre ai leader politici una piattaforma per presentare le grandi linee strategiche. Un esempio famoso fu nel 2009, quando il premier Wen Jiabao annunciò un massiccio piano di stimolo da 4.000 miliardi di yuan per contrastare la crisi finanziaria globale.
Quella di quest’anno è particolarmente rilevante. Oltre ai tradizionali obiettivi economici annuali, verrà presentato anche il 15° Piano Quinquennale, che definirà le priorità strategiche della Cina nel periodo 2026-2030.
Tra gli interrogativi principali che osservatori e analisti cercheranno di chiarire durante le sessioni:
- Quale ritmo di crescita economica Pechino ritiene realistico per il 2026?
- Quanto rapidamente l’economia potrà passare dai vecchi motori di sviluppo ai nuovi settori ad alta tecnologia?
- Quali industrie strategiche riceveranno maggiore sostegno politico e finanziario?
- Il confronto tecnologico con gli Stati Uniti sta diventando più importante del riequilibrio verso consumi e servizi?
- Quali segnali invierà Xi Jinping sulle sue priorità politiche?
- Ci saranno cambiamenti o rimescolamenti tra i vertici dello Stato e del Partito?
L’evento più atteso è la presentazione del Rapporto sul lavoro del governo, pronunciato dal premier cinese davanti all’Assemblea Nazionale del Popolo proprio in occasione delle Due Sessioni.
Questo documento :
- analizza i risultati economici e sociali dell’anno precedente
- definisce le priorità politiche del nuovo anno
- stabilisce i principali indicatori economici, come crescita del PIL, inflazione, occupazione e politica fiscale
Il rapporto traduce operativamente le linee guida già discusse nella Conferenza Centrale sul Lavoro Economico, che si svolge ogni dicembre.
Durante le sessioni vengono inoltre presentati:
- il rapporto della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma sulla pianificazione economica
- il rapporto del Ministero delle Finanze sul bilancio statale
- i rapporti della Corte Suprema e della Procura Suprema
Il premier Li Qiang presenterà il rapporto il 5 marzo, giorno di apertura dell’Assemblea Nazionale del Popolo.
Secondo le previsioni, il governo potrebbe annunciare:
- Crescita del PIL: tra 4,5% e 5%
- Deficit fiscale: circa 4% del PIL
- Inflazione: attorno al 2%
- Disoccupazione urbana: circa 5,5%
È probabile che la Cina riduca ulteriormente il proprio obiettivo ufficiale di crescita economica, portandolo al livello più basso degli ultimi anni. Negli ultimi tre anni Pechino aveva indicato un traguardo di espansione del PIL intorno al 5%, ma negli ambienti politici e accademici della capitale si parla sempre più spesso di una fascia compresa tra il 4,5% e il 5%.
Come riporta Sina Finance, 21 amministrazioni locali su 31 hanno già rivisto al ribasso le loro previsioni di crescita per il 2026. Questo orientamento riflette una trasformazione strategica che la leadership cinese sta portando avanti da tempo: passare da un modello basato sulla crescita rapida a uno centrato su sviluppo qualitativo, stabilità e resilienza. Un obiettivo di crescita più contenuto sarebbe inoltre in linea con le stime elaborate da istituzioni come Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, e resterebbe compatibile con l’ambizione dichiarata da Xi Jinping di portare il PIL pro capite cinese intorno ai 20.000 dollari entro il 2035.
Durante la Conferenza Centrale sul Lavoro Economico tenutasi a dicembre sono state definite le principali linee guida per il 2026. Tra le priorità individuate figurano il rafforzamento della domanda interna, il sostegno all’innovazione tecnologica, l’approfondimento delle riforme e dell’apertura economica, uno sviluppo territoriale più equilibrato, l’accelerazione della transizione ecologica, il miglioramento delle politiche sociali e la gestione dei rischi nei settori più sensibili dell’economia.
Nonostante gli sforzi delle autorità, le difficoltà strutturali restano rilevanti. Gli investimenti continuano a essere trainati soprattutto dai grandi progetti infrastrutturali, mentre l’investimento privato — che nel 2025 ha registrato una contrazione del 6,4% su base annua — potrebbe impiegare tempo prima di tornare a crescere con continuità.
Anche i consumi delle famiglie incontrano diversi ostacoli. Il livello di risparmio rimane molto elevato, attorno al 34%, a cui si aggiungono aspettative di reddito poco ottimistiche e il calo dei prezzi immobiliari, che riduce la ricchezza percepita dalle famiglie cinesi. Per favorire un’espansione stabile della domanda interna sarà quindi necessario intervenire con riforme più profonde, in particolare sulla distribuzione del reddito e sui sistemi di protezione sociale — un processo che richiederà probabilmente un orizzonte di almeno dieci anni.
A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le finanze dei governi locali, fortemente sotto pressione: in alcuni casi il rapporto tra debito esplicito e entrate ha raggiunto livelli prossimi al 120%, riducendo il margine di manovra fiscale. Nel frattempo la fiducia ancora fragile dell’economia sta alimentando spinte deflazionistiche: molta liquidità rimane all’interno del sistema finanziario senza trasformarsi in investimenti o consumi nell’economia reale.
Al fine della Due Sessioni, sarà anche approvato il 15° Piano quinquennale. Questo documento è di estrema importanza, perché costituisce il quadro centrale per la strategia economica e sociale a medio termine della Cina. Definiscono obiettivi di sviluppo graduali e identificano settori prioritari e compiti politici. I governi centrali e locali hanno supervisionato insieme circa 20.000 miliardi di dollari di spesa pubblica negli ultimi cinque anni. Il prossimo piano delineerà gli obiettivi di Pechino per una cifra ancora maggiore.
Durante l’era di Xi Jinping, sotto la cui leadership sono stati elaborati il 13° Piano Quinquennale (2016-2020) e il 14° Piano Quinquennale (2021-2025), l’impostazione della pianificazione economica cinese ha subito un’evoluzione significativa. L’enfasi si è progressivamente spostata dall’obiettivo della crescita rapida verso priorità come l’autonomia tecnologica, la sicurezza nazionale e un ruolo più attivo dello Stato nel coordinamento dello sviluppo economico.
Pur continuando a riconoscere al mercato una funzione importante nell’allocazione delle risorse, l’orientamento delle politiche pubbliche attribuisce oggi maggiore peso alla direzione strategica esercitata dal governo e alla gestione dei rischi sistemici. In questo contesto, anche la politica macroeconomica è cambiata: al posto di grandi programmi di stimolo generalizzato si è affermato un approccio basato su interventi più selettivi e calibrati, destinati a sostenere settori specifici e obiettivi di lungo periodo.
Le linee guida approvate dal Quarto Plenum dello scorso ottobre indicano una serie di priorità strategiche per la fase di sviluppo futura della Cina. Tra queste figurano la promozione di uno sviluppo di qualità fondato sull’innovazione domestica, il rafforzamento dell’economia reale e la costruzione di un apparato industriale più avanzato, l’ampliamento della domanda interna e l’approfondimento delle riforme istituzionali. A questi obiettivi si affianca una crescente attenzione a un modello di sviluppo più centrato sulle persone, a un collegamento più stretto tra crescita economica e sicurezza nazionale ed economica, e alla diffusione di tecnologie verdi.
Il rafforzamento dell’autonomia industriale rappresenterà uno dei pilastri fondamentali della strategia economica. Il nuovo piano dovrebbe delineare una serie di iniziative scientifiche e tecnologiche che coinvolgeranno diversi ambiti chiave, tra cui l’intelligenza artificiale di nuova generazione, la manifattura avanzata e l’aggiornamento dell’apparato industriale, la sicurezza energetica e delle risorse — con particolare attenzione alle energie rinnovabili e alla fusione nucleare — oltre allo sviluppo di infrastrutture strategiche come reti di trasporto, sistemi logistici e dispositivi legati alla sicurezza nazionale.
Secondo Suggerimenti del Comitato centrale del PCC per la formulazione del 15° piano quinquennale pubblicato dal Xinhua, la nuova fase di sviluppo dovrebbe concentrarsi in particolare su alcuni nodi tecnologici considerati critici per l’indipendenza industriale del paese. Come si legge nel Suggerimenti del Comitato centrale del PCC, “bisogna rafforzare l’innovazione originale e le principali innovazioni tecnologiche. Adottare misure non convenzionali e promuovere innovazioni decisive nelle principali tecnologie in settori chiave come circuiti integrati, macchine utensili industriali, strumenti di fascia alta, software di base, materiali avanzati e biofabbricazione lungo l’intera filiera industriale”.
Sul fronte dei consumi, sarà particolarmente importante osservare in che modo il nuovo Piano Quinquennale tradurrà in misure concrete due strategie già adottate dal governo centrale: il Piano strategico per l’espansione della domanda interna (2022-2035) e il programma d’azione per il rafforzamento dei consumi. Pechino potrebbe fissare come obiettivo un aumento del peso dei consumi delle famiglie fino a circa il 42-47%, mentre la media mondiale è 56% .
Il periodo del 15° Piano Quinquennale dovrebbe essere accompagnato anche da una serie di riforme volte a rafforzare la costruzione di un mercato nazionale più integrato, limitando al tempo stesso le dinamiche di concorrenza eccessiva — spesso definite in Cina come fenomeni di “involuzione”.
Tra le misure previste vi sarebbe una definizione più chiara dei confini tra intervento pubblico e funzionamento del mercato, attraverso nuove regolamentazioni, oltre all’ampliamento delle cosiddette liste negative per ridurre il protezionismo locale tra province e favorire una maggiore integrazione economica interna.
Sono inoltre attese modifiche alla legge contro la concorrenza sleale, accompagnate da controlli più rigorosi sulla concorrenza, con l’obiettivo di contrastare pratiche come prezzi predatori e comportamenti monopolistici. In parallelo, iniziative volte ad armonizzare gli standard produttivi — sintetizzate nello slogan “stessa linea, stesso standard, stessa qualità” — mirano a spostare la competizione tra imprese dalla semplice guerra dei prezzi verso innovazione, qualità e valore tecnologico.
Un altro momento particolarmente rilevante delle Due Sessioni è quello dedicato alla raccolta e alla discussione delle proposte e dei suggerimenti presentati dai deputati dell’Assemblea Nazionale del Popolo e dai membri della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese.
L’accoglimento e la gestione dei suggerimenti e delle proposte presentati durante le Due Sessioni ha un’importanza significativa nel funzionamento del sistema politico cinese, anche se spesso è poco compreso fuori dalla Cina. Si tratta di uno dei principali canali istituzionali attraverso cui istanze sociali, economiche e locali vengono trasmesse al centro decisionale dello Stato.
Le proposte di deputati dell’Assemblea Nazionale del Popolo e dei membri della Conferenza Consultiva Politica permettono di portare all’attenzione del governo centrale problemi concreti che emergono a livello locale o settoriale: sviluppo regionale, servizi pubblici, innovazione tecnologica, politiche sociali, ambiente, ecc. In questo senso funzionano come meccanismo di raccolta di informazioni dal basso verso l’alto.
Nel sistema cinese questo meccanismo rientra nell’idea che le decisioni non emergano solo dalla leadership centrale, ma anche da un processo di consultazione con diversi gruppi sociali, esperti, imprenditori e rappresentanti locali. Inoltre, molte proposte attirano l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Questo contribuisce a portare alcuni temi nell’agenda politica nazionale, anche quando non si traducono immediatamente in nuove politiche.
Secondo quanto riportato da Guancha, sono già stati resi pubblici numerosi suggerimenti e proposte presentati in vista delle Due Sessioni. Tra questi figurano iniziative specifiche per affrontare il problema degli abusi emotivi all’interno della famiglia, la proposta di istituire un fondo nazionale per lo sviluppo dell’infanzia, e richieste di aumentare le pensioni dei lavoratori migranti con più di 70 anni. Tra le altre proposte discusse compaiono anche l’idea di vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni, e la proposta di ridurre il peso della prova di inglese nell’esame nazionale di ammissione all’università, abbassandone il punteggio massimo da 150 a 100 punti.
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