Notizie di oggi dalla Cina: emissioni in calo per il secondo anno; la fragile stabilità sino-americana; il libro bianco su Hong Kong; l’America Latina come nuovo fronte dello scontro tra Cina e USA
Da: https://substack.com/@dazibao
Come riporta Bloomberg, le emissioni di anidride carbonica della Cina sono diminuite dello 0,3% nel 2025, segnando il primo calo annuale dalle restrizioni imposte durante l’era Covid nel 2022. Ma ciò che rende questo dato particolarmente significativo è che la riduzione si è verificata nonostante la domanda di energia continui a crescere.
Ciò prolunga un trend di calo nelle emissioni di CO2 della Cina iniziato a marzo 2024 e che dura ormai da quasi due anni.
Secondo un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air pubblicata da Carbon Brief, il calo è stato determinato da una riduzione delle emissioni in quasi tutti i principali settori, incluso quello energetico. Il 2025 è stato infatti un anno record per l’installazione di capacità rinnovabile, che ha permesso di ridurre il consumo di carbone anche mentre proseguiva la costruzione di nuove centrali termoelettriche.
Nel 2024 la Cina aveva già coperto l’intera crescita della domanda energetica con fonti a zero emissioni. Inoltre, è stata aggiunta capacità di accumulo sufficiente a compensare l’aumento dei picchi di consumo. Secondo Lauri Myllyvirta, analista capo di CREA, questo ha creato alternative concrete per evitare blackout senza ricorrere ai combustibili fossili.
Ma se energia, metalli, cemento e trasporti hanno registrato un rallentamento delle emissioni, un settore resta sotto osservazione: l’industria chimica. La recente ondata di nuovi impianti che utilizzano carbone e petrolio per produrre plastica e materiali avanzati ha determinato un aumento significativo delle emissioni in questo comparto. Si tratta di un settore strategico per la Cina, perché alimenta la catena del valore industriale e l’export di prodotti ad alto contenuto tecnologico.
Per quanto riguarda il settore dei veicoli elettrici, giovedì, l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato (SAMR) ha pubblicato le “Linee guida per il rispetto dei prezzi nel settore automobilistico”, una misura che risponde direttamente all’appello della leadership centrale a contrastare la cosiddetta concorrenza involutiva (内卷).
Con questo intervento, il regolatore sta cercando di porre un freno alla guerra dei prezzi che negli ultimi anni ha colpito sia il settore dei veicoli a nuova energia (NEV) sia quello delle auto a combustione interna. L’obiettivo dichiarato è fermare la spirale di ribassi aggressivi che ha eroso i margini, messo sotto pressione i concessionari e generato squilibri nella filiera.
Le linee guida coprono l’intera catena del valore, dall’approvvigionamento dei componenti fino alla vendita al dettaglio. Ai produttori viene richiesto di adottare una gestione dei prezzi “a catena intera”, evitando pratiche definite come “ingiuste” — un’espressione normativa che di fatto mira a vietare la vendita sottocosto finalizzata a eliminare concorrenti.
Per i concessionari, l’attenzione si concentra su maggiore trasparenza e sull’eliminazione delle tattiche “esca e sostituzione” (bait-and-switch), ossia promozioni pubblicitarie aggressive che non trovano riscontro reale nelle condizioni di vendita.
Un elemento particolarmente significativo è il ruolo attribuito alle piattaforme digitali: queste sono incoraggiate a emettere “avvisi di rischio” quando i prezzi scendono eccessivamente.
Gli sconti estremi non vengono più presentati come un vantaggio per il consumatore, ma come un possibile segnale di instabilità finanziaria o di rischio operativo.
Il messaggio politico è chiaro: il governo non considera più la guerra dei prezzi un normale meccanismo competitivo, bensì una minaccia sistemica allo “sviluppo di alta qualità” del settore automobilistico.
In altre parole, Pechino sta spostando il focus dalla crescita quantitativa alla sostenibilità industriale, nel tentativo di evitare che la competizione distruttiva comprometta la solidità finanziaria delle imprese e l’innovazione tecnologica nel lungo periodo.
La stretta regolatoria non si limita ai prezzi al dettaglio. Sotto la spinta del governo centrale, le principali case automobilistiche cinesi hanno ridotto i termini medi di pagamento ai fornitori a 54 giorni, centrando l’obiettivo sostenuto da Pechino di alleggerire la pressione finanziaria lungo l’intera filiera.
Secondo quanto riportato da Caixin, l’Associazione cinese dei produttori di automobili ha dichiarato che i termini di pagamento delle principali aziende del settore si sono ridotti in media di circa 10 giorni rispetto all’anno precedente. Il miglioramento fa seguito all’impegno assunto nel giugno 2025 da 17 grandi case automobilistiche di limitare i tempi di pagamento a non oltre 60 giorni, in conformità con le nuove linee guida normative volte a standardizzare le pratiche industriali.
Il tema non è secondario. In un contesto di guerra dei prezzi, molte case automobilistiche avevano trasferito la pressione sui margini a monte della catena produttiva, allungando i tempi di pagamento ai fornitori per preservare liquidità.
Il risultato era una compressione finanziaria sui produttori di componenti, spesso imprese di dimensioni medio-piccole, con rischi sistemici per la stabilità del settore.
Ridurre i tempi di pagamento significa intervenire su uno dei meccanismi meno visibili ma più critici della competizione “involutiva”: non solo prezzi troppo bassi, ma anche trasferimento del rischio finanziario lungo la catena.
Pechino non sta semplicemente regolando il mercato, ma sta cercando di disciplinare l’intero ecosistema industriale, trasformando una fase di competizione distruttiva in una fase di consolidamento e razionalizzazione.
In altre parole, la campagna anti-involuzione nel settore automobilistico non è solo una questione di prezzi: è un tentativo di proteggere la sostenibilità finanziaria della filiera e accompagnare il settore verso uno “sviluppo di alta qualità”, in linea con le priorità macroeconomiche del centro.
Nel resto del post, riservato agli abbonati sostenitori, si riportano analisi sulla fragile stabilità tra Cina e Stati Uniti, sospesa tra la prevista visita di Trump a Pechino e la possibile decisione di Taiwan di schierare sistemi HIMARS sulle isole prospicienti la costa cinese. Inoltre, si approfondisce l’applicazione della Legge sulla Sicurezza Nazionale a Hong Kong e gli arresti che ne stanno conseguendo.
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