bresciaanticapitalista.com da completa solidarietà ai compagni colpiti dall’assurda repressione della questura di Brescia per una normale e pacifica manifestazione in solidarietà col Rojava e contro il regime integralista islamico, già affiliato ai terroristi dell’ISIS, della Siria e al regime islamico di Erdogan. (Avvisi orali del questore fatti per iscritto) Abbiamo partecipato con convinzione alla manifestazione che si è svolta senza alcun incidente. Forse la questura di Brescia ha forti simpatie per i regimi integralisti religiosi e in particolare quelli islamici? Forse…, ma forse cerca ogni scusa per colpire, anche a rischio di coprirsi di ridicolo e vergogna, chi si oppone alle politiche della destra al potere.

Del resto la questura di Brescia è stata famosa in passato per essersi coperta di ridicolo con cattiveria ai tempi della gru. Ricordiamo il vicequestore Ricifari che ordinava decine di cariche (tanto che un cantautore gli fece anche una canzoncina satirica) urlando arrestateli, non più neanche seguito dai suoi uomini in divisa che avevano ancora un barlume di collegamento con la realtà. Ricifari è stato promosso via da Brescia par manifesta … ma la questura di Brescia continua con provvedimenti pieni di cattiveria, con centinaia di denunce quasi sempre a vuoto, cercando tutti gli strumenti per aggirare la legge borghese, che li lega a parvenze di buonsenso, e la magistratura che quasi sempre gli da torto. (Sauro)

𝐀𝐯𝐯𝐢𝐬𝐢 𝐫𝐞𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐢

Dopo gli avvisi orali e i fogli di via per attiviste e attivisti di Extinction Rebellion per un flash mob non violento e assai ironico in piazza Paolo VI (ma l’ironia, si sa, non sempre viene apprezzata, né tantomeno il dissenso), la Questura di Brescia torna ad attaccare il diritto di manifestare.

Stavolta si tratta di avvisi orali emessi nei confronti di tre partecipanti alla manifestazione a sostegno del Rojava organizzata lo scorso 24 gennaio.

Bene hanno fatto la consigliera comunale Valentina Gastaldi e il consigliere Francesco Catalano a esprimere sconcerto e preoccupazione, segnalando l’operato del questore ai parlamentari.

L’idea che la manifestazione abbia creato concreto allarme sociale, come si legge negli avvisi orali, rappresenta una valutazione politica, scrivono Gastaldi e Catalano. Sulla base di cosa è stata fatta?

È così che funzionano, dunque, le cose? È così che si garantisce il rispetto dei diritti costituzionali? A ciò aggiungiamo il fermo preventivo in occasione di manifestazioni, ad esempio, e vediamo come la gestione della sicurezza sia sempre più legata a valutazioni che si basano su un pericoloso principio di autorità che sarebbe meglio chiamare autoritario.

Emanuele Galesi da Facebook

Per la destra non si può criticare l’operato di funzionari pubblici e forze di polizia. Lo hanno dichiarato, in maniera esplicita, le deputate bresciane Cristina Almici (di Fratelli d’Italia) e Simona Bordonali (della Lega) commentando la conferenza stampa durante la quale esponenti del centro sociale Magazzino 47, dell’Associazione Diritti per tutti e del Collettivo Onda Studentesca hanno denunciato di aver ricevuto “avvisi orali” del questore di Brescia, Paolo Sartori, per aver… Partecipato a una manifestazione pacifica. “È gravissimo attaccare chi, in uniforme, lavora per tutelare tutti noi”, ha dichiarato Almici, mentre secondo Bordonali “organizzare iniziative pubbliche contro il Questore significa delegittimare chi, con equilibrio e determinazione, sta facendo il proprio dovere”.

In un comunicato stampa ufficiale i consiglieri comunali di Brescia Francesco Catalano (della lista “Al lavoro con Brescia”) e Valentina Gastaldi (di Brescia Attiva) parlano invece di una “modalità di gestione degli strumenti in possesso del Questore che crea sconcerto e grave preoccupazione per la garanzia del diritto a manifestare e a esprimere le proprie opinioni”.

Secondo il docente di Diritto penale all’Università di Brescia Luca Masera, intervistato da Radio Onda d’Urto, “c’è un obiettivo molto chiaro che è quello di criminalizzare il dissenso: chi vuole protestare deve sentire un rischio cui si espone con questa protesta. Penso che sia un obiettivo ben chiaro di questa maggioranza (di governo, ndr): tutti coloro che si oppongono devono – in un certo modo – essere controllati, dalla magistratura a qualsiasi episodio di violenza – anche minimo – durante le manifestazioni di piazza”.

Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto sono intervenuti anche Dino Greco, del Partito della Rifondazione Comunista, e Giorgio Cremaschi, di Potere al popolo. “Ci troviamo di fronte a una traiettoria della vicenda giudiziaria italiana che sta portando verso lo stato di polizia“, commenta Dino Greco. “I due pacchetti sicurezza del governo ci raccontano esattamente di questo”, aggiunge. “Qui si colpisce la stessa libertà di manifestare pacificamente in un crescendo autoritario“, gli fa eco Giorgio Cremaschi. “Sarebbe ora – aggiunge Cremaschi – che la parte elettiva della città, il consiglio e l’amministrazione comunaledicessero qualcosa su questo aspetto, invece di avere un atteggiamento di sostanziale copertura (tranne piccole minoranze) nei confronti di questa politica autoritaria della Questura e delle autorità di governo”.

La trasmissione di Radio Onda d’Urto con gli interventi di compagni, esponenti politici e giuristi. 

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Visto il clima generale e il pacchetto sicurezza, possiamo dire che con provvedimenti di questo tipo si inizia a mettere seriamente  in discussione il diritto a manifestare”.

CSA Magazzino 47, Associazione Diritti per tutti e Collettivo Onda Studentesca in conferenza stampa oggi pomeriggio sul marciapiede di fronte all’ingresso della Questura  di via Botticelli, nella zona est del Comune di Brescia.

Oggetto dell’iniziativa, secondo compagne-i: “svelare le nuove… angherie del questore Paolo Sartori, stavolta ai danni di 3 attiviste e attivisti bresciani” colpiti da avviso orale per aver partecipato alla mobilitazione in solidarietà alRojava del 24 gennaio. Il breve corteo si era svolto senza alcuna tensione nonostante nell’avviso orale si scriva che tale iniziativa avrebbe “destato allarme sociale concreto e conclamato pericolo per la sicurezza e la tranquillità pubblica“. La manifestazione, con circa 500 persone, era partita inoltre dopo un presidio in Piazza Rovetta, trattando e concordandone lo svolgimento con i responsabili di polizia presenti in piazza.

Questi avvisi orali – che intimano di “cambiare comportamento” a compagni e compagne in quanto “socialmente pericolosi” – si basano unicamente su denunce o segnalazioni di polizia, senza alcuna conferma davanti a un giudice, dove è possibile replicare a tali accuse. I legali presenti hanno infatti ricordato che “negli ultimi 10 anni ci sono stati 68 processi contro le lotte sociali a Brescia, che hanno coinvolto 485 imputati e imputate, ma le condanne sono state solo 39″.

Solo una minima parte delle segnalazioni di polizia si concludono quindi con condanne, ma tali segnalazioni vengono sempre più utilizzate per limitare diritti e libertà attraverso un ricco armamentario preventivo fatto di avvisi orali, fogli di via, Daspo fuori contesto e (tanto) altro ancora.

La registrazione della conferenza stampa con gli interventi di Michele Borra, redattore di Radio Onda d’Urto e del Csa Magazzino 47; degli avvocati Sergio Pezzucchi e Manlio Vicini;  di Gabriele Bernardi del Csa Magazzino 47 e di Matilde Zanardelli, Collettivo Onda Studentesca 

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