Riprendiamo da “Prensa obrera” la cronaca della forte protesta avvenuta mercoledì scorso (11 febbraio) davanti al Congresso contro la “riforma del lavoro” voluta a tutti i costi dal governo Milei, che configura una regressione storica della condizione operaia e proletaria. (Red.)

Il sindacalismo combattivo, il movimento piquetero e dei pensionati si sono radunati davanti al Congresso contro la riforma del lavoro schiavista.

Uno spezzone del corteo è partito dall’ospedale Garrahan. Massiccio il dispiegamento repressivo. La lotta continua.

Lavoratori in lotta, sindacati combattivi, movimento piquetero e organizzazioni di pensionati si sono riuniti mercoledì 11, a partire da mezzogiorno, nei pressi del Congresso, per protestare contro la riforma schiavista del lavoro in discussione al Senato. Un folto contingente ha marciato dall’ospedale Garrahan, i cui lavoratori e lavoratrici si stanno mobilitando contro il tentativo di licenziare i colleghi e le colleghe che lo scorso anno hanno guidato la lotta per il salario e le risorse finanziarie.

Sono confluiti di fronte al Congresso anche quei sindacati allineati al movimento che avevano chiamato al blocco per contrastare la riforma, tra cui Sutna e AGD UBA (docenti università di BA), così come altri gruppi combattivi (Unión Ferroviaria Oeste, Ademys, la Commissione Interna del Personale Non Docente della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires, i lavoratori dell’ospedale Garrahan, tra molti altri). Erano presenti anche organizzazioni del movimento piquetero (come il Polo Obrero e la MTR 12 de Abril), gruppi studenteschi, gruppi socio-ambientalisti e organizzazioni contro la repressione, nell’ambito dell’appello all’azione lanciato dal movimento sindacale combattivo, che ha tenuto una grande assemblea dei lavoratori a Parque Lezama e ha chiesto una mobilitazione distinta dalle burocrazie della CGT e della CTA, chiedendo uno sciopero nazionale e un piano d’azione per contrastare la riforma “schiavista”.

Il governo ha eretto un’enorme recinzione attorno al Congresso e le forze repressive hanno sparato gas lacrimogeni e proiettili di gomma, mentre gli idranti della polizia lanciavano acqua.

Erano presenti anche i pensionati, vittime di un brutale programma di austerità che ha preso di mira le loro pensioni e la copertura sanitaria; da tempo organizzano proteste ogni mercoledì affrontando le truppe di Bullrich. Sono tra i principali sconfitti a causa dell’intervento del governo nell’Istituto Nazionale di Statistica e Censimenti (INDEC) per manipolare l’indice di inflazione, a cui sono legati gli adeguamenti delle pensioni e delle prestazioni pensionistiche. Nel frattempo, per ottenere i voti necessari alla sua approvazione, il governo negoziava modifiche al disegno di legge con governatori, associazioni imprenditoriali, banche e burocrazia sindacale. Milei cerca di non toccare gli interessi privati per garantire un voto favorevole a questo pacchetto di misure che violano i diritti dei lavoratori.

La cassa sindacale della burocrazia della CGT rimane intatta. Fin dall’inizio, hanno dato priorità alla difesa dei propri privilegi di casta rispetto agli interessi dei lavoratori. Ecco perché questo mercoledì hanno a malapena indetto una marcia, senza uno sciopero o alcuna prospettiva di lotta, rinunciando alle conquiste acquisite dal movimento operaio in decenni di lotta.

La riforma rappresenta una completa regressione dei diritti dei lavoratori: giornate lavorative fino a 12 ore, frazionamento delle ferie, riduzione dell’indennità di fine rapporto, ulteriore irregimentazione del diritto di sciopero e dell’attività sindacale, limitazioni alle assemblee e all’uso dei permessi, tra altre misure reazionarie.

Ecco perché il sindacalismo combattivo chiede che questa lotta venga portata nelle strade di tutto il Paese e che vengano preparate le condizioni per una rivolta dei lavoratori con uno sciopero generale finché non verrà sconfitto il governo antioperaio di Milei.


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