di Patrick Zaki, da Instagram
Non esiste alcuna contraddizione tra l’opposizione all’imperialismo occidentale e il rifiuto del sistema di dominio clericale in Iran. Le due posizioni non solo sono compatibili, ma sono politicamente e moralmente necessarie.
La Repubblica Islamica non è un sistema rivoluzionario né autenticamente anti-imperialista: è uno stato borghese come molti altri, guidato da una classe dirigente privilegiata che trae beneficio diretto dalla repressione interna, dalle sanzioni e da una crisi permanente.
Il regime sopravvive trasformando la “resistenza” in una retorica di facciata, mentre all’interno impone controllo sociale, disuguaglianze economiche e soffocamento politico. Sostenere le richieste del popolo iraniano di pane, libertà, dignità e giustizia sociale non significa “fare il gioco dell’Occidente”, ma praticare una solidarietà reale e concreta.
È vero che l’Iran subisce una pressione esterna costante da parte degli Stati Uniti e di Israele. Ma l’esistenza di nemici imperiali non trasforma automaticamente uno stato oppressivo in un soggetto progressista.
La storia dimostra come molti regimi autoritari abbiano utilizzato la minaccia esterna come alibi per reprimere il dissenso, militarizzare la società, silenziare donne, lavoratori, studenti e minoranze, e costruire élite corrotte legate al potere e al capitale. L’Iran non fa eccezione. Un anti-imperialismo che ignora il dominio interno non è resistenza: è semplicemente la difesa di un’altra forma di oppressione.
Ogni movimento di protesta è esposto a infiltrazioni, opportunismi e tentativi di manipolazione da parte di potenze straniere. Ma questa realtà non invalida la legittimità della lotta popolare. La risposta non può essere la repressione in nome della sicurezza, bensì il rafforzamento della capacità della società di smascherare la corruzione, rendere visibili le contraddizioni e chiedere conto a chi detiene il potere.
Chi afferma di stare davvero dalla parte dell’Iran dovrebbe contribuire a far emergere le reti di privilegio, repressione e profitto che soffocano la società iraniana, perché solo così i movimenti popolari possono avanzare, invece di essere ricacciati indietro da un clima di paura e silenzio.
Non ci si può dichiarare contro l’imperialismo mentre si difende il capitalismo clericale, si giustifica la repressione e si liquida la rabbia popolare come una cospirazione straniera. La vera resistenza non è fedeltà a uno stato, ma fedeltà ai popoli. E il popolo iraniano, come ogni altro, ha il diritto di decidere il proprio futuro, libero tanto dal dominio esterno quanto dalla tirannia interna.
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