Risposta di Rony Braumam* a una petizione diffamatoria pubblicata su Libération. Seguito da un intervento di Sylvain Cypel.
Riteniamo utile la pubblicazione di questi due testi in quanto possono essere un contributo che bene si inserisce nel dibattito apertosi in questi giorni in Italia intorno all’Appello “No alla pulizia etnica” sottoscritto da più di duecento personalità, molte delle quali di origine ebraica. Questo appello, pur nella sua genericità, ha comportato una risposta violentissima da parte di esponenti rappresentanti la maggioranza delle Comunità ebraiche. Riccardo Pacifici, ex presidente della Comunità ebraica di Roma, ha commentato “Con l’appello mi ci pulisco il sedere”: una affermazione che nella sua volgarità sottolinea il livello di arretratezza che caratterizza in ambiente ebraico, ma non solo, il confronto intorno ai diritti dei palestinesi e su ciò che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania. [Red. Rproject.it]

Una petizione pubblicata su Libération il 19 febbraio 2025 ha denunciato le mie affermazioni in occasione di una conferenza organizzata dall’Unione Ebraica Francese per la Pace (UJFP) e dal collettivo decoloniale ebraico Tsedek, in occasione dell’80° anniversario della scoperta e della liberazione di Auschwitz.
Con la presente rispondo a questa petizione diffamatoria. Segue un messaggio di Sylvain Cypel ai promotori della petizione, spiegando perché si è rifiutato di firmarla.
Durante una conferenza dedicata alla commemorazione di Auschwitz, organizzata dall’UJFP e da Tsedek, ho dichiarato: “Gaza sta per soppiantare Auschwitz in quello che può essere considerata metafora della crudeltà assoluta” e “la memoria di Auschwitz appare come una sorta di sputo in faccia ai palestinesi”.
Ho aggiunto che non ero certo contento di questo, ma che lo constatavo e lo capivo.
Una petizione pubblicata da Libération il 20 febbraio mi ha accusato di aver espresso “l’idea che Israele sia peggio del nazismo”.
Questa interpretazione è frutto di una speculazione malevola, perché se avessi pensato e voluto esprimere questa idea, l’avrei espressa. Non l’ho fatto.
Ho voluto prendere atto di una realtà, vale a dire che la memoria della Shoah è costantemente invocata dalle autorità israeliane per giustificare i crimini commessi contro i palestinesi, in particolare la carneficina di Gaza, con la nazificazione di Hamas, come hanno fatto fino a non molto tempo fa con l’OLP e Fatah.
Gli autori dell’articolo evocano giustamente l’ “uso fraudolento della memoria della Shoah da parte del governo israeliano”, ma sembra che ne stiano facendo un dettaglio, mentre è la cosa più importante, perché è questo uso ideologico della Shoah che segna le coscienze.
Non sono gli ebrei a dover rispondere di questo massacro, ma gli israeliani, così come è Hamas che deve rispondere delle atrocità commesse il 7 ottobre, un atto terroristico, un crimine di guerra “senza scuse ma non senza causa” (J-L Bourlanges).
Il paragone tra Auschwitz e Gaza viene considerato scandaloso dagli autori di questo articolo, che sembrano dimenticare che in questo caso confrontare non significa confondere ma è innanzitutto una condizione per distinguere.
Comunque sia, è soprattutto da parte israeliana che si mantiene la confusione del nemico palestinese con i nazisti e qualsiasi critica alla politica israeliana viene screditata come antisemitismo.
In questo sta la banalizzazione della Shoah e dell’antisemitismo.
Commemorare Auschwitz vuol dire ricordare l’abbandono degli ebrei inghiottiti dalla macchina di morte nazista. Come non ricordare, durante il corso di queste cerimonie, la concomitante devastazione di Gaza, la montagna di cadaveri che li vi si trova, il crimine contro l’umanità che vi è commesso con l’acquiescenza delle democrazie e il sostegno attivo di alcune di esse? L’intimidazione di Auschwitz, il silenzio che circonda un massacro in corso, è l’ultimo affronto alle vittime della Shoah, e questo nel momento in cui i dirigenti israeliani trovano il loro migliore alleato in un Paese i cui leader moltiplicano i segni di collusione con autentici neonazisti.
Lettera di Sylvain Cypel, giornalista e autore di “L’Etat d’Israël d’Israël contre les Juifs” (La Découverte, 2020)
Cari amici,
questa è la prima volta che mi contattate per firmare una petizione – e anche che vi rivolgete a me in generale.
Non ero presente alla conferenza a cui vi riferite. Quindi non conosco il contesto in cui Rony Brauman ha pronunciare le sue parole.
Preso alla lettera, il significato della prima frase denunciate – “Gaza soppianterà Auschwitz che può essere considerata metafora della crudeltà assoluta” – non paragona Gaza ad Auschwitz. La frase dice che Gaza può, o potrebbe, soppiantare Auschwitz per alcuni nell’incarnazione del peggiore dei crimini.
Ad essere sincero, temo anch’io che sia così.
Per diverse ragioni: ignoranza (io e voi sappiamo cosa significa la parola Auschwitz, purtroppo la maggior parte delle persone non lo sa) e perché il tempo passa.
Di Gaza se ne parla ogni giorno mentre Auschwitz sta scomparendo dalla memoria.
Ma anche per altre ragioni.
Questo è assolutamente deplorevole, ma è una realtà che possiamo temere si verifichi.
Per quanto riguarda la seconda frase – “il ricordo di Auschwitz appare come una sorta di sputo in faccia ai palestinesi” – il suo significato non mi è chiaro. Significa che questa memoria è utilizzata costantemente dallo Stato di Israele per giustificare i crimini che commette e per negare la sofferenza che infligge ai palestinesi? E che questa strumentalizzazione i Palestinesi, a partire da quelli che vivono a Gaza, possono legittimamente percepirla come intollerabile?
Se è così, credo che possiamo tutti convenire che si tratta di una realtà spaventosa.
Ma possiamo anche interpretare questa frase come un insulto alla memoria della Shoah.
I palestinesi, o meglio dei palestinesi (e ce ne sono molti) cercano di presentare la loro disgrazia come “equivalente” allo sterminio degli ebrei d’Europa, in una forma di “competizione tra vittime”. Conosco bene questa tendenza palestinese. Passo il mio tempo a cercare di spiegare loro che si sbagliano. La frase può essere infelice, ma conosco Rony abbastanza bene da pensare che non voleva mettersi su questo piano.
Inoltre, detesto la competizione delle vittime.
Contrariamente a quanto pensano alcuni, credo però che la comparazione di altri crimini alla Shoah sia legittimo. Ogni storico sa che il confronto fa parte obbligatoriamente del suo arsenale professionale, anche solo per dimostrare che è ingiustificato.
Ma paragonare non significa identificare.
Possiamo paragonare il genocidio degli amerindi e quello dei cambogiani? Sì, per certi versi. Per altri no.
Possiamo paragonare il genocidio dei Tutsi con quello degli Armeni, o quello dei Bosniaci con quello di Srebrenica? La risposta è la stessa. Ma il punto essenziale, a mio avviso, non è tanto la legittimità o meno del confronto, quanto l’uso che se ne fa.
Sul tema del genocidio, o della “pulizia etnica”, i paragoni o il rifiuto di fare paragoni vengono troppo spesso utilizzati a fini ideologici. Questo è particolarmente vero per il tema discusso nella vostra conferenza: l’antisemitismo e il razzismo.
Questo per quanto riguarda le mie riflessioni sul testo della petizione. Come avrete dunque capito, non condivido la sua volontà vendicativa nei confronti di Rony Brauman, e non firmo questa petizione.
Ma se fossi stato d’accordo con il contenuto della vostra petizione? Non l’avrei comunque firmata.
Ecco perché: non credo che nei tempi in cui viviamo, tempi in cui i massacri collettivi di popolazione sono quotidiani e un presidente americano sostiene una “soluzione alla questione palestinese” attraverso la pulizia etnica, dovremmo passare il nostro tempo a denunciarci a vicenda.
Prendiamo un esempio: i dibattiti su ciò che sta accadendo a Gaza.
Genocidio o non genocidio? Inizialmente, avevo un atteggiamento molto riservato sull’uso del termine (preferivo “crimini contro l’umanità”).
Ma alla fine vi ho aderito, come hanno fatto Daniel Blatman e Amos Goldberg, due storici israeliani della Shoah, che hanno pubblicato un articolo dal titolo: “Gaza non è Auschwitz”, ma è un genocidio”. (Haaretz, 30 gennaio 2025).
Ero forse un negazionista dell’Olocausto agli occhi di alcuni quando non ho usato il termine genocidio, o lo sono diventato quando ho cambiato idea agli occhi degli altri.
Sono sicuro che tra di voi ci sono divergenze di opinione sul termine giusto da usare per caratterizzare i massacri commessi a Gaza dall’esercito israeliano e, soprattutto, la politica apertamente (e in senso genocida) perseguita dal governo israeliano.
Ma conosco persone (negli Stati Uniti) che si definiscono ancora sionisti e che utilizzano il termine genocidio per descrivere ciò che sta accadendo a Gaza; e altri ebrei che sono antisionisti, o non sionisti, che rifiutano il termine. Ma possono firmare insieme petizioni per denunciare la minaccia di Trump, sostenuta con entusiasmo da Netanyahu, di impedire un’ulteriore pulizia etnica a Gaza.
Per favore, questo è un momento troppo serio per perdere tempo con gli anatemi.
*Rony Brauman è un medico francese specializzato in malattie tropicali ed ex presidente di Medici senza frontiere È stato uno dei primi membri di Medici senza frontiere e ne è stato il presidente dal 1982 al 1994.
Tratto da: www.ujfp.org/en-reponse-dune-petition-diffamatoire-parue-dans-liberation/
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