Perchè si parla poco di un colpo di stato avvenuto in piena UE e Nato? Le notizie sono state silenziate immediatamente. Vediamo di dare un po’ di informazioni.

Con la sentenza del 6 dicembre la corte costituzionale della Romania ha invalidato il primo turno delle elezioni presidenziali del 24 novembre, che hanno visto la sconfitta del primo ministro in carica Marcel Ciolacu, arrivato terzo e quindi escluso dal turno di ballottaggio.

La decisione è giunta a soli due giorni dal turno decisivo e a urne già aperte all’estero. La candidata europeista di centro-destra Elena Valerica Lasconi avrebbe sfidato il candidato indipendente anti-Nato Călin Georgescu, giunto inaspettatamente primo con il 22,94% dei consensi e dato da tutti i sondaggi per vincente al ballottaggio con circa il 60% delle preferenze. 

Secondo Limes: “L’annullamento non ha nulla a che vedere con lo svolgimento delle elezioni, ritenuto pacifico e privo di brogli, tanto che la stessa alta corte ne aveva convalidato gli esiti”. La cancellazione si fonda su fumose note dell’intelligence di Bucarest che segnalano presunte interferenze di attori ostili durante la campagna elettorale. Le irregolarità sarebbero avvenute mediante la piattaforma social TikTok in favore del sovranista Georgescu, “viziando la libertà degli elettori di formarsi un’opinione”. 

Secondo la sentenza “la pubblicità politica può talvolta trasformarsi in un vettore di disinformazione, soprattutto quando rivela un carattere politico che proviene da sponsor esterni all’Unione Europea o è oggetto di tecniche mirate per raggiungere un particolare pubblico”. L’ex diplomatico alle Nazioni Unite avrebbe dunque “beneficiato di un trattamento di favore sulle piattaforme social, che ha avuto l’effetto di distorcere la volontà degli elettori”.Per Georgescu, la dura sentenza della consulta basata su contorte motivazioni non può che essere un “golpe ufficializzato“.

Sono molti i giuristi in Romania che contestano la sentenza “assurda” e la motivazione laconica. L’idea che un candidato debba essere penalizzato per aver monopolizzato internet a spese di altri non convince, soprattutto perché le fonti di informazione mediatica sono molteplici (televisione, radio, giornali, altre piattaforme social) ed empiricamente avocate a differenti forze politiche. Inoltre, le note informative dei servizi segreti non contengono prove, ma solo congetture amatoriali.

Già l’otto ottobre la corte aveva escluso la candidata di destra Diana Sosoaca per le sue dichiarazioni per l’uscita dalla Nato e dalla UE.

La sensazione diffusa è che una corte costituzionale tutt’altro che imparziale abbia intenzionalmente calato dall’alto una barriera politica volta a interrompere la sfolgorante cavalcata dello scomodo candidato sovranista verso Palazzo Cotroceni. Georgescu non ha infatti mai nascosto le proprie posizioni anti-Nato, lo spinto euroscetticismo e la ritrosia a sostenere a oltranza la causa ucraina. Il timore è che, una volta eletto a presidente, possa dare seguito alle promesse pronunciate in campagna elettorale, a partire dalla cessazione del supporto materiale – bellico e finanziario – di Bucarest a Kiev, così come l’applicazione di un embargo ai cereali ucraini che tanto stanno danneggiando gli agricoltori romeni. Di più: in qualità di capo di Stato potrebbe interrompere i lavori di ampliamento della base multinazionale della Nato Mihail Kogălniceanu presso la città portuale di Costanza, che secondo le intenzioni dovrebbe superare per grandezza anche la base aerea di Ramstein in Germania.

La Romania euroatlantica non può tollerare posizioni “favorevoli alla Russia”. Soprattutto con una sanguinosissima guerra alle porte. Ma lo spasmodico desiderio di mostrarsi come alleato modello della Nato tradisce un’infruttuosa impulsività. I primi a rimanere basiti sono i vertici uscenti ed entranti degli Stati Uniti. Mentre l’amministrazione di Joe Biden tende a tacere sugli accadimenti romeni, lo sbigottito entourage di Donald Trump reagisce con sarcasmo al pasticcio di Bucarest. Il primogenito del tycoon Donald Trump Jr. ha immediatamente avanzato sui social l’ipotesi di una ‘rivolta colorata’ in nuce: “Wow, guardate cosa accade in Romania! Un altro tentativo marxista di Soros di truccare l’esito e negare la volontà del popolo”.

Il malizioso invalidamento del primo turno elettorale non appare particolarmente sensato in assenza di una esclusione formale di Georgescu dalla competizione elettorale. Il candidato sovranista, dato per insignificante e perdente prima dell’effettivo successo del 24 novembre, potrebbe persino incrementare il proprio consenso popolare dipingendo sé stesso come “martire”.

La sua dipartita può dunque avvenire solo mediante denigrazione o inammissibilità della sua candidatura. Ecco perché, oltre alle inconsistenti supposizioni contenute nelle note dell’intelligence, gli inquirenti di Bucarest cercano senza troppa fantasia piste per poterlo incastrare o compromettere definitivamente la sua immagine.

 Al momento la teoria dei rapporti con la Russia non regge per quanto riguarda i finanziamenti alla campagna elettorale.

Lungi da noi qualsiasi simpatia per i “sovranisti” di qualsiasi genere, questo grave episodio, è illuminante sulla pretesa della UE e Nato di essere sede della “Democrazia”, e dei limiti della democrazia borghese.

Da notare che i candidati non sono esclusi perchè razzisti e filofascisti, ma esplicitamente perchè contro la Nato e la UE.

TikTok viene tirata in ballo come piattaforma cinese con cui il governo cinese avrebbe condizionato le elezioni.

A parte quanto già detto nella divertente audit parlamentare USA (Vedi i filmati su You Tube), in cui il CEO di TikTok ha chiarito che la piattaforma è di Singapore, che lui non ha passaporto cinese, che non ha mai avuto rapporti con il governo cinese, che è vero che lui è di madrelingua cinese, come la maggioranza degli abitanti di Singapore, dove la sua famiglia abita da generazioni, vorrei aggiungere una considerazione personale.

TikTok in Cina è oscurato, vi è una “versione” cinese che si chiama To-In che non comunica con il TikTok internazionale.

I “giovani sovversivi” AI, abili informatici, vi accedono tranquillamente tramite una VPN, aggirando la censura della Repubblica popolare, per far circolare informazioni, sia in Cina che all’estero, delle opposizioni su scioperi, manifestazioni in Cina.

Io vecchio AI, analfabeta informatico, imprevidente, prima di arrivare in Cina non mi sono fatto attivare nessuna VPN e quindi in questi mesi non ho potuto seguire le notizie sulla Cina provenienti da TikTok, e sono legato alle piattaforme cinesi approvate dal governo.

E’ curiosa l’interpretazione USA e UE che vede la piattaforma come strumento del governo cinese contro se stesso. La verità è che, come in questo caso, la piattaforma più libera (per ora) diventa la scusa per costruire complotti e eventualmente bloccarla per impedirne l’uso che i movimenti di protesta ne hanno fatto soprattutto in USA.

Notizie sulla Romania prese in gran parte dall’articolo di Limes on line di Mirko Mussetti del 10/12/24 e sua intervista video del 12/12/24


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