Ci segnalano l’articolo di Neve Gordon comparso su “Al Jazeera” che documenta come Israele riscrive le leggi della guerra, il diritto internazionale, anzi: il diritto in generale, il concetto stesso di legalità. In sostanza: “TUTTO QUANTO FA ISRAELE, È LEGALE. Per loro. E per tanti altri!” (i sostenitori dello stato colonialista e confessionale di Israele). Del resto, “Chi ha mai detto che uccidere tre milioni di persone in Vietnam non era LEGALE!? Chi comanda, fa la legge”. Infatti: è la forza che fa la legge, o meglio i rapporti di forza, spesso le leggi sono il risultato dell’equilibrio precario raggiunto tra contendenti sociali o politici.

https://www.aljazeera.com/opinions/2024/7/15/israel-seeks-to-rewrite-the-laws-of-war

Ci segnalano anche l’impressionante lista degli assassinii “mirati” compiuti dallo stato di Israele: “tutti legali’. Per Israele. Per l’AmeriKa. Per gli europei”.

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Israeli_assassinations

Ecco perché, a differenza dei toni trionfalistici di Abu Mazen, il capo della “Autorità palestinese” collaborazionista con lo stato di Israele, non attribuiamo grande importanza alla risoluzione della Corte di Giustizia dell’ONU che considera illegale l’occupazione di Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza da parte di Israele, e ordina (si fa per dire, eh) di “porvi fine immediatamente, così come alla costruzione di colonie e all’appropriazione indebita di risorse palestinesi, e offrire riparazioni ai palestinesi”. Nella stessa decisione la Corte afferma che gli stati e le agenzie dell’ONU “hanno l’obbligo di non riconoscere alcuna conseguenza legale dell’occupazione israeliana”…

Certo, una simile decisione può apportare qualche piccolo fastidio ad Israele e ai suoi protettori di fronte all’”opinione pubblica mondiale”, ma resta il dato di fatto materiale – opera del terrorismo di stato sionista – che la principale agenzia dell’ONU a Gaza, l’UNRWA, è stata spazzata via dalle bombe e dal massacro dei suoi funzionari, e dichiarata illegale e complice del “terrorismo palestinese” dalla banda di Netanyahu nella pressoché totale indifferenza degli “stati dell’ONU”.

E quanto poi a questi stati, sono decenni che approvano risoluzioni contro le “violazioni della legge internazionale” da parte di Israele, senza muovere un dito per contrastare realmente tali violazioni. Per non parlare, poi, dei grandi protettori di Israele: Stati Uniti ed Unione europea. Gli stessi stati arabi hanno cessato – tutti! – di essere in conflitto con Israele dal 1973, e via via stanno concludendo anche formali accordi di pace con lo stato sionista, che sono altrettanti aiuti alla guerra di Israele contro il popolo palestinese.

La Russia? La Cina? Informatevi sullo sviluppo delle loro relazioni economiche con Israele, fondamentali per la forza della sua macchina del terrore che schiaccia il popolo palestinese, e ne avrete la risposta. Informatevi, se avete tempo, anche sulla stretta collaborazione tra Israele e Cina nelle attività di “counterterrorism”, e su quanto di cinese c’è nei sistemi di sorveglianza di massa israeliani sui palestinesi. Il resto appartiene alle ipocrite schermaglie della diplomazia…

La risposta di Netanyahu alla Corte dell’ONU non si è fatta attendere: anzitutto altre bombe su Gaza, e scagliate proprio sulle “zone protette” dichiarate tali da Israele, per dare ancora una volta dimostrazione di cosa è per i governanti di Tel Aviv il diritto; e poi l’affermazione beffarda: “Non possiamo essere occupanti su una terra che è nostra”. Ha omesso di specificare chi gliel’ha assegnata (Jahweh), ma l’ha fatto più volte, con abile retorica, paragonando i palestinesi agli amaleciti, da sterminare per ordine non negoziabile di “Dio”. Insomma: il diritto divino al genocidio!

Non sarà il “diritto internazionale”, non saranno le Corti dell’Aja a liberare dai suoi tormenti il popolo palestinese. Sarà solo la resistenza delle masse oppresse e sfruttate palestinesi, del mondo arabo e dell’intero Medio-Oriente, con l’uso di tutte le armi necessarie a sconfiggere un potere coloniale di illimitata criminalità e violenza terroristica, con l’aiuto dei movimenti solidali che negli Stati Uniti, in Europa e nel resto del mondo dovranno indebolire e – se possibile – troncare la miriade di legami che danno linfa alla macchina genocida dell’occupazione della Palestina.


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