Stamattina, 17 luglio, davanti alla questura di Napoli

Da stamattina all’alba a decine di compagne e compagni del Movimento 7 novembre, del Laboratorio politico Iskra, del SI Cobas, della TIR, di Potere al popolo, della Rete cittadina per la Palestina, è stato consegnato l’avviso di un nuovo processo per le iniziative di lotta dei mesi scorsi sotto la sede RAI di Napoli (la prima in Italia contro la vergognosa disinformazione di regime sul genocidio in corso in Palestina) e davanti ai cancelli di Leonardo, pilastro, con Fincantieri, dell’industria bellica italiana ed europea. A 4 di loro è stato imposto l’obbligo della firma in questura tre volte la settimana.

Le imputazioni sono: manifestazione non autorizzata, lesioni personali, danneggiamenti, con le aggravanti di aver agito “in concorso” e di avere opposto resistenza a pubblici ufficiali.

Da una rapida scorsa del provvedimento del Tribunale di Napoli emerge che i p.m. avevano richiesto misure restrittive ancora più dure, a cominciare dal divieto di dimora nella città di Napoli e in Campania per tutti e 18 gli imputati, per chi vive a Napoli e in Campania, a causa della spiccata pericolosità sociale. Altrettanto rilevante è che il giudice istruttore abbia rigettato questa richiesta con una doppia motivazione: da un lato quella, appunto, della loro residenza attuale anche per ragioni di lavoro a Napoli e in Campania (ancora un minimo di ‘garantismo’), dall’altro – però – sostenendo che sarebbe stata un’assurdità consentire a individui “socialmente pericolosi” del genere di agire liberamente fuori città e fuori regione, diffondendo altrove la solidarietà attiva alla causa palestinese (un ragionamento non meno questurino di quello dei p.m., che forse “si prendono avanti” con la proposta di restaurare misure dei tempi del fascismo).

Alle compagne e ai compagni denunciati e oggetto di misure restrittive (ed in modo speciale – ci sia consentito – a Mimì, Angelo, Dario e Angelo), la nostra piena solidarietà, con la totale condivisione del loro impegno. Il segno politico di questa nuova persecuzione giudiziaria – macchina della giustizia quanto mai celere, come pretende il ministro Nordio, dal momento che non si tratta dell’élite borghese, ormai posta anche formalmente al di sopra delle leggi, bensì di quanti si battono contro i crimini di questa élite – è del tutto palese: noi-magistratura/stato italiano, allineati da sempre alla macchina di oppressione e di sterminio sionista, non possiamo permettere iniziative di denuncia efficaci che prendano a bersaglio diretto dei gangli vitali del sostegno ad Israele quali la RAI e (soprattutto, forse) Leonardo, e come vi abbiamo bastonato il 13 febbraio scorso davanti alla RAI di Napoli, intendiamo perseguirvi penalmente per educare voi e tutti gli altri che continuano ad essere solidali con la resistenza palestinese.

Respingere questo nuovo attacco e, nello stesso tempo, mettere all’ordine del giorno un’iniziativa nazionale tempestiva contro il DDL 1660 Piantedosi-Crosetto-Nordio che inasprisce in modo durissimo le pene per i picchetti operai, le manifestazioni non autorizzate contro le grandi opere (e anche quelle autorizzate, se si permettono anche solo di scrivere slogan sui muri), le occupazioni di case, etc., è un dovere ineludibile di tutti gli autentici militanti e organismi di classe. (Red.)

da : https://pungolorosso.com/2024/07/17/napoli-ancora-processi-e-misure-restrittive-per-le-iniziative-a-sostegno-del-popolo-palestinese/


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