Care/i compagne/i,

il Ddl 1660 Nordio-Piantedosi-Crosetto, attualmente in discussione alla Camera, rappresenta il suggello dell’offensiva reazionaria e repressiva portata avanti dal governo Meloni. Questo Ddl configura chiaramente il tentativo di attuare un “regolamento dei conti finale” con TUTTE le realtà e le esperienze di lotta a livello nazionale.

Nelle misure previste dal Ddl ce n’è davvero per tutti: dalle “pene esemplari” (fino a 20 anni nell’ultima “revisione” proposta dalla Lega) per chi protesta contro le “grandi opere” (non solo la TAV, anche il ponte sullo stretto di Messina per cui si stanno per riaprire i cantieri), a quelle per i blocchi stradali e i picchetti (un vecchio pallino di Salvini & Co.); pene tese a stroncare sul nascere gli scioperi e le mobilitazioni come nel caso dei disoccupati, per non parlare della stretta contro le occupazioni di case e le proteste ecologiste, dell’abolizione dell’abuso di ufficio per i funzionari pubblici, della copertura delle spese legali per le forze dell’ordine che commettono “abusi in divisa”, della dotazione a questi ultimi di armi anche quando non sono in servizio, e l’elenco potrebbe proseguire…

Questo attacco giunge a coronamento di un’opera di carneficina sociale che è iniziata con l’abolizione del reddito di cittadinanza ed è proseguita con l’approvazione della famigerata “autonomia differenziata”: il tutto nel solco dell’economia di guerra e della corsa agli armamenti (che Meloni proprio in queste ore promette di portare in tempi brevi alla fatidica soglia del 2% del Pil), e in continuità con le migliaia di processi penali, provvedimenti amministrativi e misure cautelari nei confronti di attivisti, sindacalisti, lavoratori, immigrati, disoccupati, studenti e movimenti solidali con la causa palestinese e contro il genocidio in corso a Gaza, frutto dei precedenti “pacchetti sicurezza” di Minniti e Salvini.

Alcuni magistrati sembrano già respirare l’aria di questo forte inasprimento della repressione statale, come si è visto con la richiesta dei pm di Napoli, per ora bocciata, di imporre a 18 compagne/i attivi nel movimento di sostegno alla causa palestinese il divieto di dimorare nella propria città e nella propria regione, in pratica l’esilio (sia pure in Italia); o come si vede da tempo nelle lotte della logistica, dove gli apparati statali – oltre a colpire i militanti solidali più attivi – costruiscono capi di imputazione provocatori per cercare di stroncare gli scioperi (vedi la recente condanna a 2 anni e mezzo dei coordinatori del SI Cobas di Brescia e Milano).

Chiediamo a tutti di fare mente locale su quali nuove armi padroni, polizia e magistratura avrebbero avuto in mano – ove fosse già in vigore il nuovo DDL – per impedire o sanzionare il blocco dei porti di Genova e Salerno, l’occupazione della stazione di Bologna, i picchetti operai, ed ogni altra iniziativa di lotta proletaria e popolare realmente efficace.

È dunque evidente come l’intero movimento di classe, in tutte le sue articolazioni, è chiamato già nelle prossime settimane a uno sforzo STRAORDINARIO per contrastare questo disegno super-repressivo attraverso una mobilitazione unitaria coordinata a livello nazionale, politica, sindacale, sociale, il più ampia possibile, il più possibile esente da calcoli di bottega, e strettamente legata alla denuncia dell’intero operato del governo Meloni all’interno e nella politica internazionale.

Per questo, data l’urgenza dei tempi, vi invitiamo a partecipare a un primo confronto online su zoom per DOMENICA 21 LUGLIO alle ore 10.00, a cui hanno già assicurato la loro presenza i Giovani palestinesi d’Italia, l’Osservatorio repressione e diversi organismi di lotta sociale e sindacaleci saranno interventi di solidarietà dall’estero – link https://meet.google.com/kot-gkjn-rpr

Movimento di lotta disoccupati 7 novembre

Laboratorio politico Iskra

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria


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