Di Miguel Urban

Alla fine della presidenza spagnola a rotazione del consiglio dell’UE, dopo diversi giorni e notti consecutive, è stato possibile concludere il negoziato tripartito tra Parlamento, Consiglio e Commissione, chiudendo definitivamente il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo presentato dalla Commissione europea nel settembre 2020. E che costituisce una delle priorità UE per questa questa legislatura che si concluderà nel giugno 2024.

La questione migratoria è diventata una delle questioni che hanno messo più a dura prova l’UE negli ultimi anni, soprattutto dal 2015, con la cosiddetta crisi dei rifugiati. In una certa misura grazie a un’estrema destra in ascesa che è riuscita a condizionare l’agenda delle politiche migratorie dell’UE dando una svolta alla costruzione dell’Europa Fortaleza. Un buon esempio della capacità dell’estrema destra di segnare l’agenda europea è il patto migratorio stesso, che approva e dà il rango di accordo europeo alle cattive pratiche (espulsioni a caldo, esternalizzazione delle frontiere, violazione dei diritti alle frontiere, ecc.) che si sono sviluppate durante tutti questi anni alle frontiere europee.

Una nuova svolta alla necropolitica migratoria: aumento della detenzione, più restrizione del diritto all’asilo, più deportazione e più giustificazione irrazionale di politiche razziste, eurocentriche e stigmatizzanti che rappresenta l’inizio della fine del diritto al rifugio in Europa sostenendo un violento sistema comune di asilo quando la sfida principale dovrebbe essere quella di affrontare il mancato rispetto degli obblighi legali sul diritto internazionale all’asilo e sui diritti umani che attualmente violano diversi paesi europei, e tutto questo nel mezzo di una profonda e continua crisi dello stato di diritto nell’UE.

I paesi che hanno categoricamente rifiutato di accogliere i rifugiati nei loro territori hanno vinto, potranno fare uso della salvaguardia della sponsorizzazione, cioè cambiare la responsabilità e la giustizia inerente all’accoglienza di una parte delle persone che arrivano per un impegno per deportare o pagare per deportare lo stesso numero di persone, della stessa origine, dai loro territori. Una contorta nozione di solidarietà che può essere compresa solo in questo quadro normativo che fa dell’espulsione la sua bandiera. Inutile dire che questo può essere applicato alle persone che sono fuggite dai loro territori e che, secondo questa nuova formula, potranno essere deportate senza alcuna garanzia e restituite al centro del conflitto che ha causato la loro fuga.

Le frontiere esterne sono rafforzate con più meccanismi e centri di screening (screening), più classificazione tra coloro che meritano protezione e quelli che non meritano protezione, e con l’attuazione di procedure che, secondo le parole della Commissione, sono “il più veloci ed efficienti possibile”. Oltre al fatto che le persone di nazionalità con bassi tassi di riconoscimento della protezione saranno fin dall’inizio discriminate in termini di possibilità di chiedere asilo, il che contraddice lo status stesso del rifugiato.

L’istituzionalizzazione delle procedure obbligatorie di screening dell’asilo alla frontiera non ha altro obiettivo che deportare il maggior numero di persone: l’assistenza legale gratuita non è assicurata e non è nemmeno garantito che saranno forniti moduli con le informazioni necessarie nei cosiddetti scettri di screening; si accetta di rifiutare le domande di asilo in base alla logica di essere passati attraverso un presunto “terzo paese sicuro”; sono inclusi i criteri per negare automaticamente la domanda; non ci sarà un trasferimento obbligatorio, né con casi di salvataggio in mare; si nega la possibilità di essere trasferiti in un paese di l’UE dove c’è un fratello che mantiene il principio del primo paese di ingresso del sistema Dublino; il nuovo regolamento non include un meccanismo di supervisione dei diritti umani alla frontiera, quindi i ritorni a caldo continueranno; si legalizza persino la possibilità di sostenere da parte di un paese membro dell’UE una “situazione estrema di arrivo massiccio o di strumentalizzazione del flusso di persone” permettendo di sospendere tutti i diritti per un certo periodo di tempo.

Abbiamo parlato per anni di come l’estremo centro neoliberale abbraccia l’agenda dell’estrema destra razzista. Il Patto Migratorio Europeo o la legge sull’immigrazione che Macron ha appena approvato sono due esempi di libro di lepenizzazione degli spiriti. Se no, che chiedano alla stessa Le Pen, che oggi parla di “vittoria ideologica”. In questo senso, dobbiamo analizzare l’evoluzione della politica migratoria del governo di Pedro Sánchez, che è passato dall’iniziare la sua prima presidenza accogliendo la nave di salvataggio e salvataggio marittimo Aquarius – a cui l’estrema destra del governo italiano di Salvini ha negato un porto sicuro – ad essere congratulato dal governo di estrema destra italiano per essere riuscito a chiudere durante la sua presidenza del Consiglio dell’UE il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che tra l’altro permette la criminalizzazione delle ONG di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo.

Il 22 aprile 1954 entrò in vigore la cosiddetta Convenzione di Ginevra che garantiva il diritto universale al rifugio e all’asilo politico come frutto dell’esperienza traumatica della seconda guerra mondiale. Settant’anni dopo si può approvare un patto sulla migrazione e l’asilo che renda l’Europa la tomba di un diritto così fondamentale e fondamentale come il diritto al rifugio. Questa è l’Unione Europea veramente esistente, una macchina di distruzione dei diritti. Questo sarà uno dei grandi risultati della presidenza spagnola dell’UE: essere riuscito a sbloccare i negoziati, cedendo alle pressioni dell’estrema destra, approvando la legislazione migratoria più lesiva che si ricordi nella storia recente europea. È particolarmente preoccupante che nessuno abbia alzato la voce nel consiglio dei ministri per fermare questa barbarie, che nessuno dei “nostri ministri di sinistra” abbia sollevato un ultimatum contro questa barbarie che consolidi una politica migratoria di morte. Come dice Jorge Riechmann, non abbiamo il tempo di essere pessimisti, smettiamola di fidarci che alcuni ministri risolvano i problemi, e tessiamo di nuovo le alleanze sociali che ci permettono di sollevare un movimento popolare che dica no nel nostro nome: chiunque governi, i diritti dei migranti e dei rifugiati si difendono.

Miguel Urbán è eurodeputato per Anticapitalistas e membro del consiglio consultivo di Viento SUR

Nostra traduzione da: https://vientosur.info/sobre-las-conclusiones-de-la-presidencia-semestral-espanola-de-la-ue-el-inicio-del-fin-del-derecho-al-asilo/


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