Dedichiamo questa poesia di Mahmud Darwish, il grande poeta palestinese (non credente), a quanti si domandano perché mai Gaza è presa di mira da Israele con tanta sadica ferocia, e soprattutto a quanti parlano della popolazione di Gaza e dei suoi resistenti con supponenza, senza saperne assolutamente nulla. (Red.)

La cosa bella di Gaza è che le nostre voci non la raggiungono,

niente la distoglie.

Niente allontana il suo pugno dalla faccia del nemico.

Né il modo di spartire le poltrone nel Consiglio nazionale, né la forma di governo

palestinese che fonderemo nella parte est della Luna o nella parte ovest di Marte,

quando sarà completamente esplorato.

Niente la distoglie.

È dedita al dissenso: fame e dissenso, sete e dissenso, diaspora e dissenso,

tortura e dissenso, assedio e dissenso, morte e dissenso.

I nemici possono avere la meglio su Gaza. (Il mare grosso può avere la meglio

su una piccola isola).

Possono tagliarle tutti gli alberi.

Possono spezzarle le ossa.

Possono piantare carri armati nelle budella delle sue donne e dei suoi bambini.

Possono gettarla a mare, nella sabbia o nel sangue.

Ma lei:

non ripeterà le bugie.

Non dirà sì agli invasori.

Continuerà a farsi esplodere.

Non si tratta di morte, non si tratta di suicidio.

Ma è il modo in cui Gaza dichiara che merita di vivere.

[1973]


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