Par Hossam Rabie – au Caire
Candidato a un terzo mandato, il presidente egiziano vede emergere rivali credibili, tra cui il socialista Ahmed al-Tantawi. Soprattutto, deve fare i conti con una rabbia popolare senza precedenti, in un contesto di grave crisi economica.
Poche ore dopo che il presidente Abdel Fattah al-Sissi ha annunciato la sua candidatura per un terzo mandato, martedì 3 ottobre, è stata organizzata una manifestazione a Marsa Matrouh, nell’Egitto nord-occidentale. Cosa chiedono i manifestanti? Semplicemente la caduta del regime.
Questo evento senza precedenti era inizialmente una manifestazione organizzata dal partito Mostaqbal Watan, vicino al governo, per celebrare la candidatura del presidente Sissi. Si è rapidamente trasformata in una manifestazione contro il capo di Stato. I video hanno mostrato migliaia di persone nelle strade della città che scandivano “il popolo vuole far cadere il regime”.
Nelle ultime settimane, l’Egitto ha visto un movimento di protesta politica senza precedenti da quando il presidente Abdel Fattah al-Sissi è salito al potere nel 2014. In risposta, il regime sta facendo tutto il possibile per dimostrare di essere ancora popolare. I partiti favorevoli al potere e gli uomini d’affari favorevoli al regime, sostenuti dall’apparato di sicurezza dello Stato, stanno organizzando raduni in tutto il Paese per chiedere al presidente Sissi di candidarsi alla rielezione e per raccogliere firme a suo favore.
Per l’opposizione, però, questi raduni non sono altro che una manovra per mostrare una “falsa popolarità”. Alcuni accusano le autorità di utilizzare aiuti alimentari e donazioni in denaro per convincere gli elettori, soprattutto i più poveri, a firmare per Sissi.
Pressione sui dipendenti pubblici
In Egitto, per partecipare alle elezioni presidenziali ogni candidato deve raccogliere 25.000 firme in 15 governatorati (su 27) o ottenere il sostegno di almeno 20 parlamentari. Sui social network hanno fatto il giro video che mostrano donne dall’aspetto miserabile che chiedono aiuti alimentari subito dopo aver firmato per Sissi. Secondo alcuni media, anche i funzionari pubblici e gli impiegati del settore privato sono stati spinti a firmare per il candidato presidente.
Tre candidati di partiti “fedeli” al regime hanno annunciato la loro intenzione di correre contro Sissi. Si tratta del leader dello storico partito Al-Wafd, Abdel-Sanad Yamama, del leader del Partito Popolare Repubblicano, Hazem Mahmoud Omar, e del leader del Movimento per l’Indipendenza, Ahmed al-Fadaly.
Considerati dall’opposizione come candidati fantoccio il cui unico scopo è quello di dare una parvenza di pluralismo al voto, questi tre non cercano in alcun modo di raccogliere firme popolari, poiché contano sul sostegno parlamentare che è a priori loro.
“Il governo si è reso conto di non essere più popolare come dieci anni fa e che se lascia che gli egiziani scelgano liberamente, perderà”, spiega a Jeune Afrique Ammar Ali Hassan, ex professore di scienze politiche all’Università Helwan del Cairo. “La battaglia per le firme è importante per il regime per dimostrare la sua popolarità, nonostante la corruzione e le restrizioni imposte ai sostenitori dei candidati dell’opposizione”, aggiunge.
Nelle strade e sui social network, il tema delle elezioni presidenziali è in cima all’agenda. Ma, per la prima volta, sempre più egiziani chiedono elezioni presidenziali libere e trasparenti, arrivando persino a chiedere al Presidente Sissi di non ricandidarsi. L’hashtag “Moudetin kefaya” #مدتين_كفاية (“Due mandati sono abbastanza”) è stato ampiamente condiviso su X e Facebook.
“A causa dell’acuta crisi economica, che ha spinto gran parte della popolazione sotto la soglia di povertà, e della mancanza di speranza per il futuro con questo potere, la stragrande maggioranza della popolazione non vuole più questo regime e le sue politiche. Il regime, da parte sua, utilizza i mezzi dello Stato, siano essi la sicurezza o la burocrazia, per costringere la gente a sottoscrivere Sissi, che può così vantare una falsa popolarità”, spiega Ammar Ali Hassan.
Ahmed al-Tantawi guadagna terreno
Sul fronte dell’opposizione, tre candidati hanno annunciato la loro intenzione di correre per la presidenza: l’ex deputato Ahmed al-Tantawi, il presidente del partito Al-Dostour, Gamila Ismaïl, e il presidente del Partito Democratico Egiziano, Farid Zahran. Anche se l’opposizione sembra divisa, Ahmed al-Tantawi sta guadagnando terreno in tutti i governatorati. Il partito Al-Tahalouf al-Chaabi al-Ishtiraki (Alleanza popolare socialista), uno dei principali gruppi di opposizione, e importanti personalità hanno dato il loro sostegno a Tantawi.
La crescente popolarità dell’oppositore socialista lo ha reso il principale rivale di Sissi nella corsa alle presidenziali. Tantawi sta viaggiando da un governatorato all’altro per aiutare i suoi sostenitori a raccogliere le firme e sta cercando di entrare in contatto diretto con gli elettori, un approccio senza precedenti per un candidato che si oppone a Sissi.
Questa strategia lo ha reso il bersaglio numero uno dell’apparato di sicurezza. Dall’inizio della campagna presidenziale, Ahmed al-Tantawi ha regolarmente denunciato le restrizioni imposte ai suoi sostenitori nel tentativo di raccogliere le firme, nonché una serie di aggressioni e arresti.
Al 26 settembre, l’ONG Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR) aveva contato 73 arresti di sostenitori del candidato dell’opposizione. Circolano video che mostrano attacchi ai suoi sostenitori e gli attivisti lamentano l’impossibilità di accedere al registro utilizzato per la raccolta delle firme.
Giovedì 5 ottobre, il Parlamento europeo ha condannato le vessazioni contro i potenziali candidati alle presidenziali, guidati da Ahmed al-Tantawi, e ha invitato le autorità egiziane a porvi fine.
“Tantawi è un vero candidato che cerca il sostegno del popolo, non quello dei parlamentari. Ha scelto la strada più difficile, che è quella di raccogliere 25.000 firme. La sua partecipazione alle elezioni presidenziali lo rende un serio rivale di Sissi e potrebbe contribuire, in futuro, a creare una forte coalizione democratica nazionale contro il governo”, sottolinea Elhamy al-Merghani, vicepresidente dell’Alleanza popolare socialista. “L’incognita oggi è se riuscirà a superare la fase della firma di fronte all’aggressività e all’intransigenza del governo”, conclude.
Nostra traduzione dal francese in: https://www.jeuneafrique.com/1490030/politique/en-egypte-sissi-face-a-une-flambee-de-colere-sans-precedent/
Da: https://www.nigrizia.it/notizia/egitto-centinaia-arresti-manifestanti-sisi-elezioni-presidente-proteste
Manifestazioni in diverse città dopo l’annuncio della candidatura del presidente a un terzo mandato
Articolo di Giulia Beatrice Filpi
Egitto: proteste e nuovi arresti, inizio teso per la campagna elettorale
Decine di persone sono state arrestate in Egitto questa settimana, in seguito alle proteste scaturite dopo l’annuncio della candidatura dell’ex generale Abdel Fattah al-Sisi per un terzo mandato consecutivo da presidente.
Fonti locali hanno riferito di contestazioni avvenute il 2 ottobre in diverse città, tra cui Ismailia, sul canale di Suez, e Marsa Matrouh, sul mar Mediterraneo.
Qui, durante una manifestazione filo-governativa, gruppi di giovani avrebbero iniziato spontaneamente a intonare slogan contro al-Sisi.
Nella città mediterranea, i media riferiscono di come le proteste siano state represse con 400 arresti e il sito egiziano di informazione indipendente Mada Masr parla di 67 giovani in attesa di processo per accuse tra cui “rivolta e danneggiamento di proprietà pubbliche e private”.
In vista dell’annuncio della candidatura, «erano stati fatti molti sforzi per organizzare eventi in tutte le città e assicurare ampia partecipazione per creare un’apparenza di sostegno popolare», commenta a Nigrizia Sayed Nasr, attivista e direttore dell’organizzazione Egyptwide.
«Ma a Marsa Matrouh questi assembramenti si sono trasformati in manifestazioni di protesta contro il regime».
Da parte sua, il ministero dell’interno ha diffuso un comunicato in cui dichiara che gli arresti sarebbero dovuti a una lite scoppiata tra giovani che volevano un selfie insieme ad alcuni “poeti libici”.
Sui social stanno circolando, oltre a post e tweet favorevoli al presidente in carica, video in cui i manifestanti intonano cori come “Vattene Sisi” accompagnati dall’hashtag “Il popolo vuole la caduta del regime”, reso celebre dal movimento che nel 2011 portò alle dimissioni dell’ex presidente Hosni Mubarak.
Il sito di fact-checking Saheeh Masr ha assicurato l’autenticità di alcuni di questi filmati, precisando che le manifestazioni sarebbero scoppiate in Alexandria street, nel centro di Marsa Matrouh, intorno alla mezzanotte del 2 ottobre.
«Le autorità hanno sistematicamente chiuso tutti i canali legali per denunciare problemi e organizzarsi pacificamente per chiedere delle riforme», commenta Leslie Piquemal, rappresentante presso l’UE dell’ong Cairo Institute for Human Rights Studies.
«Quando le persone sono così disperate, alcune si assumono il rischio di protestare. La situazione economica è estremamente desolante e non mostra segni di miglioramento».
Gli arresti di questi giorni arrivano dopo che, la scorsa settimana, le organizzazioni per i diritti umani avevano denunciato altre detenzioni che avevano colpito 73 sostenitori e membri del team elettorale di Ahmed Tantawi.
Quest’ultimo aspira a diventare il principale sfidante di al-Sisi, ma ha denunciato che i suoi sostenitori starebbero incontrando difficoltà nel far registrare le firme necessarie alla sua candidatura.
Il 25 settembre è stato annunciato che le elezioni, inizialmente previste per la prossima primavera, sono state anticipate al 10, 11 e 12 dicembre.
Questa settimana, parlando dalla NAC, la nuova capitale amministrativa dell’Egitto, poco dopo l’annuncio della sua candidatura, al-Sisi ha detto che gli egiziani devono essere pronti a soffrire «fame e privazioni» se questo è il prezzo per il progresso.
Il presidente ha inoltre evocato la possibilità di «distruggere» il paese distribuendo droga tra la popolazione impoverita.
In queste ore, evocando “rischi crescenti”, la banca di investimenti americana Morgan Stanley ha emesso una previsione negativa sull’economia egiziana. Quest’ultima è la più fragile di tutto il mondo arabo secondo l’agenzia Bloomberg, nonché seconda solo all’Ucraìna, a livello mondiale, per quanto riguarda la probabilità di una crisi del debito.
Da parte sua, oggi il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in cui invita l’Egitto a tenere “elezioni credibili, libere ed eque”. Bruxelles ha chiesto anche il rilascio dell’editore e attivista Hisham Kassem, condannato a 6 mesi di prigione il mese scorso, nonché la “fine delle vessazioni” nei confronti di tutti gli oppositori pacifici, compreso il noto blogger Alaa Abdel Fattah.
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