Quand’ero un giovanissimo militante della sinistra rivoluzionaria, nei primi anni Settanta, avevo una mia personale lettura della responsabilità individuale di fronte ai grandi (e anche ai piccoli) avvenimenti storici. Non avevo ancora letto “Gli indifferenti” di Gramsci (tanto meno Moravia). Il mio “marxismo”, rozzo e “basico”, mi faceva, in un certo senso, attribuire tutto ciò che accadeva, per così dire, alla “società”. Ero più rousseauiano che marxista, insomma. Una visione un po’ mitica dell’essere umano, figlio al 100% della Storia collettiva, che finiva per assomigliare un po’ troppo, seppur ribaltata, alla visione hegeliana della “notte in cui tutte le vacche sono nere”. Non dico che ora mi abbia convinto la visione liberale ed individualista in cui ogni individuo si autodetermina “liberamente” ed è responsabile “di per sé” di ciò che fa, come se i condizionamenti sociali non esistessero. Diciamo che ho un po’ moderato il mio “estremismo sociologico” di gioventù. Questa premessa per dire qualcosa su ciò che penso delle reazioni di moltissime persone (in realtà quasi tutti) di fronte al grande trauma del 2020/21 (e 22?23?), cioè la pandemia da COVID19. Lungi da me un approccio da virologo, epidemiologo, medico: non ho le competenze per entrare nel merito con sufficiente cognizione di causa. Mi limito ad una modestissima, amara riflessione, stimolata, tipo “goccia che fa traboccare il vaso”, dalle reazioni di alcuni amici e compagni ad un mio post sul consumo di carne. Chiarisco, a scanso di equivoci, la mia posizione sulla questione dei vaccini e del cosiddetto Green Pass. Ho atteso con ansia l’arrivo dei vaccini. Sono un “credente” (pur con i soliti dubbi) nella medicina cosiddetta “occidentale” (allopatica, “scientifica”, usate l’aggettivo che più vi piace). Sono a dir poco scettico sulle medicine “tradizionali” (pur ammettendo che, forse, qualcosa di buono ci deve pur essere), sulle “alternative” radicate nella tradizione contadina precapitalistica. Tutto questo non grazie alle mie conoscenze mediche (risibili) ma alle mie conoscenze storiche e geografiche, basate su un approccio sostanzialmente statistico. Se una cosa non la posso misurare, non scommetto sulla sua realtà (o meglio sulla sua efficacia). Non amo la civiltà contadina, amo le grandi città dove si misura la capacità dell’uomo “politico” (nel senso greco originario) di creare il suo destino, lontano dall’isolamento generatore dell’idiotismo rurale di cui parlavano i classici del marxismo. Premesso questo, quando i vaccini sono arrivati, con tutto il carico di polemiche, ho deciso di farli, pur con molti dubbi. E il 15 giugno di quest’anno ho avuto la seconda dose di Pfizer, senza alcun effetto (per ora) negativo, nemmeno un mal di testa o un leggero dolore al braccio. Mano a mano che venivano pubblicate statistiche dall’ISS sulla letalità da COVID, mi sono convinto sempre più di aver fatto la scelta giusta (almeno per salvarmi il culo sui tempi brevi). Nonostante il vaccino, comunque, (ma molti scienziati lo avevano detto), in settembre mi son preso il Covid (nonostante il mio bel Green Pass, misura priva di senso dal punto di vista scientifico): una febbriciattola un giorno, tre o quattro giorni di raffreddore, e poi più nulla: guarito completamente (anche se sono stato costretto a starmene 23 giorni chiuso in casa). Molti miei amici mi telefonavano dicendomi “Vedi, grazie al vaccino te la sei presa leggerissima, meno di un’influenza normale”. Altri, una minoranza, “Vedi, nonostante il vaccino ti sei preso lo stesso il Covid”. Io, per abitudine, discuto con tutti, dico ciò che penso, e tollero chi non la pensa come me. Noto con amarezza che sempre meno persone (compresi compagni e compagne di tutti i gruppi, comitati, partiti, ecc.) adottano lo stesso atteggiamento. Quasi tutti sembrano aver scelto la posizione esattamente opposta a quella che avevo io a 15 o 16 anni, di sostanziale “assoluzione” per i comportamenti individuali. Colpa dei NO Vax (o addirittura dei NO GREEN PASS) se la pandemia non si è esaurita. Oppure colpa dei “vaccinisti” se la “dittatura sanitaria” para-fascista e confindustrial-draghista sta soffocando le libertà democratiche. Tutti i ragionamenti sul modello di società (in primis sul modello sanitario sempre meno pubblico) e sul rapporto tra ciò e la pandemia passano in secondo piano. E sto parlando di gente di sinistra (gli altri manco arrivano a porsi il problema)! O meglio, se sono compagni militanti accompagnano le loro invettive con riferimenti a questo ragionamento, salvo destinare il 90% delle energie a stigmatizzare il “campo opposto” (o presunto tale). Esausto da quasi un anno di questo andazzo (nel 2020 era diverso: non c’erano i vaccini e si era più o meno tutti uniti nel denunciare innanzitutto le responsabilità del modello capitalistico di società) ho pubblicato un post in cui stigmatizzavo un classico comportamento individuale, per suscitare qualche reazione. Visto che è assodato che quasi tutte le pandemie (dalle varie SARS, alla “Mucca Pazza”, all’HIV, all’Aviaria, e quindi al COVID19) hanno un’origine animale (il famoso “spill over“), e non solo negli allevamenti intensivi (anche se il grosso del problema pare essere lì), chiedevo ai vari “fustigatori” se, coerentemente con le loro posizioni, avessero deciso di smettere di mangiare carne. Il concetto era “Chi mangia carne avvelena anche te, digli di smettere”. Apriti cielo! C’è mancato poco che il compatto (e maggioritario) gruppo dei carnivori mi “linciasse” virtualmente. E tra questi molti accaniti combattenti contro i “NO VAX – quindi terrapiattisti – quindi fascisti, ecc.”, amici miei da lunga data. C’è stato chi mi chiedeva, con un’ingenuità a prova di bomba “Che c’entra questo col COVID?”, chi mi chiariva che mangiava solo carne bio, chi mi diceva che per essere davvero coerenti bisogna essere vegani (e non sono vegani, perché in tal caso avrei accettato la critica, ma onnivori), chi mi diceva che anche fumare o bere alcool fa male (come se fosse la stessa cosa una decisione di “farsi del male” senza coinvolgere altri ed essere complici oggettivi di un sistema di nutrizione pernicioso per l’umanità). Insomma, come diceva la famosa barzelletta “Lascia perdere l’affitto! A parte quello, perché non andiamo d’accordo?”. La mia era una provocazione (facilitata anche, lo ammetto, dal fatto che a me la carne fa schifo): non ho intenzione di imporre agli altri (tanto meno ai miei molti amici, ahimè carnivori) di rinunciare a nutrirsi di cadaveri. So quanto è difficile rinunciare ai pochi piaceri della vita, dalla sigaretta al pirlo, dal croissant alla bistecca (bleah!). Però era un modo per dire a tutti quanti (ai compagni prima di tutto) di essere un po’ meno tranchant, di accettare di discutere a 360 gradi con chi la pensa in modo diverso (fascisti esclusi, ça va sans dire), senza giudizi inappellabili, di guardare alle varie travi e pagliuzze di biblica memoria. Perché i dubbi non sono segni di ottusità, ma al contrario di senso critico e intelligenza. E poi la vita è breve, e chi vivrà, vedrà.

Flavio Guidi