Cresce la rabbia contro le forze reazionarie in Polonia

Riprendiamo questo articolo dal sito del PCL sulle mobilitazioni e sullo scontro intorno ai diritti lgbt in atto in Polonia. (Ndr)

Oltre ottanta manifestazioni lungo tutto il territorio polacco, con la partecipazione di migliaia di persone, soprattutto donne, hanno dato corpo alla protesta suscitata dalla morte di Izabela Sajbor, una giovane parrucchiera trentenne, avvenuta il 22 settembre nell’ospedale della contea di Pszczyna. 

Secondo quanto è stato denunciato negli ultimi giorni dalla famiglia e dall’avvocata Jolanta Budzowska, la ragazza era stata ricoverata alla ventiduesima settimana di gravidanza per gravi malformazioni del feto e perdita del liquido amniotico. I medici hanno atteso la morte del feto prima di intervenire, rifiutandosi di praticare l’aborto, causando la morte della ragazza per setticemia. Risalta in questo fatto l’assoluto spregio della vita della donna, che resta così ridotta a mero contenitore, a fattrice la cui sopravvivenza è determinata in base a norme ideologiche e reazionarie, fortemente segnate da una cultura religiosa cattolica identitaria e fondamentalista. 

Questa tragica vicenda è il risultato dell’ulteriore inasprimento delle leggi antiabortiste dello stato polacco in seguito alla sentenza del Tribunale costituzionale che il 22 ottobre 2020 ha dichiarato incompatibile con la costituzione l’articolo della legge che prevedeva l’interruzione di gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto, lasciando nel perimetro della legalità solo il caso di aborto in seguito a violenza sessuale. Una sentenza che aveva già scatenato le proteste e gli scioperi organizzati e lanciati dal movimento Ogolnopolsky Strajk Kobiet (Osk – Sciopero nazionale delle donne, costituitosi nel 2016) contro il governo reazionario, nazionalista, di ispirazione clericale, PIS (Prawo i Spradwiedliwosc, “Diritto e Giustizia”) (1). 

Secondo le associazioni che si occupano di tutela dei diritti riproduttivi fino alla sentenza del 2020 oltre il 90% dei circa 1000 aborti legali in Polonia sono stati attribuiti a gravi malformazioni del feto, per cui l’obiettivo del governo è quello di eliminare del tutto la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza. 

Inoltre, come denuncia Amnesty International sulla scorta di un rapporto del Consiglio d’Europa, sebbene lo stupro sia riconosciuto come motivo previsto dalla legge per ricorrere all’aborto, le donne polacche si scontrano puntualmente con mille difficoltà per ottenere il riconoscimento della gravidanza come conseguenza di un atto di violenza e per accedere alle cure e ai servizi che effettuano l’interruzione di gravidanza. 

Secondo il Parlamento europeo negli ultimi 10 mesi solo 300 donne polacche hanno avuto accesso ai servizi per l’aborto, mentre secondo diverse ONG gli aborti clandestini oscillano dal 2016 al 2019, gli anni del maggior irrigidimento della normativa, tra i 100 mila e i 200 mila casi. Una tragica realtà che ha una conseguente ed evidente connotazione di classe, esponendo le donne proletarie, che non hanno la possibilità di andare all’estero per accedere a un aborto legale e sicuro dal punto di vista sanitario, a un grave rischio per la propria salute e per la loro stessa vita. 

La politica reazionaria del governo guidato dal PIS è intervenuta anche pesantemente contro gli immigrati, le minoranze religiose e le persone LGBTQIA+. 
Negli ultimi due anni, con un particolare impulso a ridosso delle elezioni parlamentari del 2019 e di quelle presidenziali del 2020, la campagna del PIS contro le persone LGBTQIA+ e la presunta “ideologia gender”, come contro la generalità dei diritti civili, considerati dal partito al governo un ostacolo ai valori della società polacca, ha visto un forte sviluppo, anche grazie all’appoggio della Chiesa cattolica, i cui principali esponenti, tra cui l’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, definiscono il movimento LGBT una “piaga arcobaleno”, “neo-marxista” nel suo anelito alla liberazione. Una violenta esternazione a cui ha fatto eco Andrzej Duda, rieletto presidente il 12 luglio 2020, che oltre ad annunciare l’uscita della Polonia dalla Convenzione di Istanbul e promettere un emendamento alla Costituzione per impedire alle coppie omosessuali le adozioni, ha ampiamente dichiarato che le persone LGBTQIA+ non sono esseri umani, ma “ideologia peggiore del comunismo”. 

Non solo. Per coprire lo scalpore suscitato dalle rivelazioni contenute in Zabawa w Cowanego (Giocare a nascondino) (2), il secondo film – dopo Tylko nie mów nikomu (Non dirlo a nessuno) (3) – dei fratelli Marek e Thomasz Sekielski sugli abusi sessuali commessi dal clero (è emerso come negli ultimi 30 anni circa 400 sacerdoti abbiano abusato di minori), il Ministero della Giustizia polacco nello scorso anno ha destinato risorse pubbliche al sostegno di una campagna sul settimanale Do Rzeczy in difesa della Chiesa cattolica e delle radici cristiane dell’Europa, contro la “persecuzione dei cristiani” assediati dalla barbarie della sinistra e dell’ideologia LGBT. 

Mentre in tutto il paese non esistono forme di riconoscimento per le coppie omosessuali, tra il 2019 e il 2020 oltre ottanta governi locali, concentrati soprattutto nella polonia sudorientale, dove il PIS gode di grande consenso, hanno adottato risoluzioni contro la comunità LGBT e in difesa della famiglia tradizionale, impegnandosi ad astenersi dal fornire assistenza finanziaria alle ONG che lavorano per promuovere la parità di diritti e proclamandosi “liberi dall’ideologia LGBT”. Una operazione che è stata concettualizzata con la definizione di “zone senza LGBT”, sostenuta dalla Chiesa cattolica e propagandata con una campagna promossa dal giornale filogovernativo Gazeta polska, con tanto di adesivi allegati all’edizione settimanale recanti lo slogan “LGBT free zone” (4). 

In seguito a questa campagna omo-lesbo-bi-transfobica, i collettivi LGBT hanno organizzato una serie di azioni di protesta. 
Il 7 agosto 2020 la carcerazione preventiva dell’attivista Margot Szutowicz (rilasciata solo a fine mese) ha sospinto le azioni dei collettivi LGBT, alimentando quella che è stata definita la Polish Stonewall, brutalmente repressa dalle forze dell’ordine con 48 fermi e l’arresto di numeros* attivist*, che hanno subito percosse, lesioni e molestie sessuali dalla polizia (5). 

La campagna “stop LGBT” non si è arrestata. Nel Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, è tuttora depositata una legge di iniziativa popolare (sostenuta da 140 mila firme) che si prefigge di mettere fuori legge i Pride – le manifestazioni per i diritti LGBT – e tutte le esternazioni di orientamenti sessuali e identità di genere non conformi. 

I promotori di questa legge sono gli attivisti Kaja Godek e Krzysztof Kasprzak, della fondazione antiabortista Zycie i Rodzin (Vita e Famiglia), già candidati nel 2019 alle europee tra le file del partito di destra KORWiN (Koalicja Odnowy Rzeczypospolitej Wolnosc i Nadzieja – Coalizione per il Rinnovamento della Repubblica, Libertà e Speranza). Non sorprendentemente convinti no vax. Secondo quale fantasiosa teoria? Quella secondo la quale i vaccini sarebbero fatti con resti di feti abortiti, ovviamente… (6). 

Nei fatti, prima che nelle proposte di legge, da tempo il sostegno ideologico del partito al governo ha spinto l’estrema destra ad accanirsi con maggiore forza contro le persone LGBT, come è avvenuto recentemente nell’occasione dei Pride del 2021, che sono stati minacciati da diverse contromanifestazioni omofobe. 

L’alleanza solida tra Stato e Chiesa cattolica arma la crociata reazionaria contro i diritti delle donne e di tutte le soggettività non conformi alla regola patriarcale, clericale, eteronormata e a sostegno della famiglia nucleare tradizionale, fondamento della struttura sociale capitalistica. 

Esattamente come il PIS nel corso del 2020, La Conferenza Episcopale polacca ha attaccato la Convenzione di Istanbul. Sotto accusa sono soprattutto la definizione di identità di genere – quindi il riferimento ai ruoli, ai comportamenti, alle attività che la società attribuisce alle persone secondo il genere – e l’avere indicato la religione e la famiglia tradizionale come cause di violenza contro le donne. 

Ancora, in un documento sulle tematiche e sul movimento LGBT (7) la Chiesa polacca alimenta e sostiene ogni tipo di oppressione e delirio oscurantista, contro l’avanzamento dei diritti civili, contro l’educazione sessuale nelle scuole, promuovendo la patologizzazione delle identità di genere, mediante il sostegno a centri di consulenza medica e psicologica per le cosiddette terapie di conversione, un abuso e violenza indicibile sul corpo e la psiche delle persone LGBTQIA+. 

Donne e persone lgbt si trovano sotto attacco e in prima linea contro la Chiesa, contro il governo reazionario del PIS – che in questi giorni sta concentrando la sua violenza reazionaria anche contro i profughi al confine bielorusso – e contro l’avanzare dell’estrema destra nazionalista, che con il sostegno delle istituzioni ha organizzato a Varsavia la Marcia dell’Indipendenza, un raduno annuale a cui partecipa tutta l’ultradestra europea (per l’Italia l’immancabile Forza Nuova). 

Soltanto il più ampio fronte di classe, anticapitalista e rivoluzionario, organizzato su scala internazionale, può avere la meglio sulle forze fasciste, reazionarie, clericali, in Polonia, come ovunque. Un fronte che unisca tutte le lotte – contro tutte le violenze e oppressioni di genere, per i diritti civili e sociali, per il lavoro, per la tutela dell’ambiente – in una lotta sola contro l’ordine economico da cui derivano tutte le forme di controllo sociale che subiamo, per una società socialista emancipata da abusi e sfruttamento che liberi l’umanità intera. 




(1) Vedi Unità di Classe, n. 7, dicembre 2020, pp. 5-6 

(2) https://retelabuso.org/2020/05/16/hide-and-seek-film-completo/ 

(3) https://retelabuso.org/2019/05/19/il-documentario-di-cui-si-parla-un-sacco-in-polonia/ 

(4)  ILGA – Europe’s Annual Review of the Human Rights Situation of Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex People covering events that occurred in Europe and Central Asia between January-December 2020, p. 90 

(5) https://www.hrw.org/news/2020/08/12/poland-punishes-lgbt-rights-activist-pretrial-detention 

(6) https://wiadomosci.onet.pl/kraj/krzysztof-kasprzak-wraz-z-kaja-godek-stoja-za-projektem-stop-lgbt-kim-jest-kasprzak/92vfy51 

(7) https://ita.calameo.com/books/006329419534c12b63f95

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione donne e altre oppressioni di genere