Gianni Sartori

Inevitabile un confronto. Da “noi” i portuali scendono in piazza e bloccano – blandamente, quasi bonariamente va detto – i varchi contro l’obbligo di Green Pass e contro le vaccinazioni. Talvolta in pessima compagnia di neofascisti, frequentatori delle curve e steineriani (li conosco, non è gente cattiva, ma a mio avviso non sempre coerente: si dicono vegetariani, ma poi – almeno qui sui Colli vicentini – si dedicano all’allevamento; e i capretti, soprattutto se maschi, finiscono poi al macello). E perfino – mon dieu – insieme a qualche anarchico che evidentemente si è bevuto il cervello (anche se pare che a Trieste quelli del Germinal non abbiano partecipato, da verificare). Lo dico non solo da ex facchino – alla Domenichelli e cooperative varie anni settanta – ma anche da ex seguace dell’omeopatia e per giunta di quell’altra categoria malfamata. Ovviamente è lecito rifiutare di vaccinarsi, ci mancherebbe, ma poi sei pregato di stare alla larga dai pecoroni che – a loro rischio e pericolo, ma con maggior senso civico – si sono vaccinati. E magari più per gli altri – quelli definiti forse impropriamente “fragili” – che per se stessi.

Invece nella Repubblica democratica del Congo centinaia di dipendenti (senza stipendio ormai NON da mesi, ma da anni) della società portuaria di Stato (SCTP – Società Commerciale dei Porti e dei Trasporti) hanno dato l’assalto – occupandola – nientemeno che alla sede stessa della compagnia a Kinshasa. Sfondando porte e finestre, appiccando il fuoco ai mobili e affrontando la polizia che da parte sua non ha lesinato nel lancio di granate lacrimogene anche all’interno degli edifici.

Lo sciopero dei portuali, iniziato il 15 ottobre, è stato indetto in quanto il Governo deve ancora qualcosa come 207 milioni di dollari all’impresa e i lavoratori sono senza stipendio da ormai 38 (trentotto!) mesi.

Ognuno, a Trieste come a Kinshasa, ha i suoi problemi evidentemente. E reagisce – legittimamente – come crede.

Tuttavia il senso delle proporzioni consiglierebbe maggior prudenza quando si evoca la lotta di classe. Non è detto che lo sia sempre e comunque.

Gianni Sartori