Pubblichiamo un articolo di Marina Zenobio tratto dal sito popoffquotidiano.it sulla situazione in Nicaragua

Repressione in Nicaragua. Associazioni cancellate per decreto colpito anche il Collettivo di Donne di Matagalpa

Non solo arresti arbitrari persino di suoi ex compagni e compagne di lotta, ora il “presidente” del Nicaragua Daniel Ortega si scaglia contro le associazioni, i collettivi e le fondazioni cancellandone a decine tutte con la stessa falsa accusa di malversazione e di destabilizzare il paese. Tra queste anche il Colectivo de Mujeres de Matagalpa che però, con un comunicato, dichiara che Ortega potrà togliere loro la personalità giuridica ma non la dignità femminista e che non resteranno in silenzio di fronte alla repressione.

Da parte sua, Carlos Mejía Godoy, grande cantautore amato non solo in Nicaragua, che partecipò attivamente alla Rivoluzione sandinista componendo buona parte delle canzoni ad essa dedicate, dall’esilio descrive quello di Ortega come un “regime neostalinista” e ha denunciato l’assurdo decreto per cui “un governo straniero o una istituzione internazionale che volesse concedere un premio o un riconoscimento a una persona naturale o giuridica nicaraguense, dovrà prima richiedere il permesso del governo del Nicaragua tramite il ministero degli esteri”.

Era il 17 luglio del 1979 quando il dittatore Anastasio Somoza Debayle fu costretto ad abbandonare per sempre il Nicaragua. Conosciuta come il Giorno dell’Allegria, questa data sembrava chiudere definitivamente una periodo terribile e sanguinario della storia nicaraguense. Dopo anni di lotta su più fronti il popolo, con le armi in pugno e guidati dal Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, aveva finalmente conquistato la libertà e si avviava a costruire una nuova vita, una nuova società in democrazia. Daniel Ortega Saavedra, trentatreenne comandante dell’esercito ribelle, era stato uno dei leader fondamentali di quella rivoluzione. Quarant’anni dopo colui che aveva contribuito ad abbattere il dittatore si è trasformato in un nuovo Somoza che opprime il Nicaragua.

Come ha scritto il saggista venezuelano Alberto Barrera, una delle caratteristiche del recente autoritarismo latinoamericano è la sfacciataggine, la mancanza di pudore, si comporta in forma oscena, con assoluta tranquillità.

Caratteristiche più che mai evidenti nell’operato del presidente nicaraguense che, insieme alla sua vice e moglie Rosario Murillo, in pochi mesi ha messo in atto, con l’accusa infondata di “destabilizzare il paese”, un’impressionante ondata di arresti di oppositori politici e di leader della società civile, di ex compagni e compagne di lotta e anche di alcuni candidati alle prossime elezioni presidenziali di novembre, per le quali a questo punto Ortega non avrà più concorrenti. Da non dimenticare poi la brutale repressione delle proteste popolari del 2018, durante le quali le forze di polizia agli ordini di Ortega hanno lasciato sul terreno oltre 300 morti. Non si tratta soltanto di una strategia di forza o/e di controllo interno, è anche un messaggio di sfida al mondo esterno. Daniel Ortega sta agendo con arrogante impunità, come se delle reazioni della comunità internazionale non gli importasse nulla.

Dopo la vittoria della rivoluzione nel 1979, Ortega e il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale governarono il paese fino al 1990, quando persero le elezioni e lasciarono la mano a Violeta Chamorro.

Dopo quindici anni passati all’opposizione Ortega vince per poco le elezioni, tornando la potere nel 2007. A partire da questo momento, anche aiutato dai petrodollari venezuelani (500 milioni tra il 2008 e il 2016), Ortega iniziò a costruire e a sviluppare un progetto autoritario, destinato ad occupare ogni spazio di potere e ad eliminare l’istituzionalità, a sottomettere la società civile e a garantire la sua permanenza indefinita a capo dello Stato.

Con un nepotismo degno di Somoza e di altri storici dittatori latinoamericani, Ortega ha “donato” a sette dei suoi figli incarichi importanti nel governo del Nicaragua. Ha sequestrato e minato l’autonomia dei poteri, ha limitato le attività della stampa indipendente, controlla l’apparato giudiziario, gli organi elettorali e l’esercito. Un “modello” che gli permetterà di essere rieletto indefinitamente, mentre i suoi avversari vengono illegalmente arrestati, umiliati, mortificati.

La crisi è iniziata nel 2018 con le proteste studentesche e popolari di cui abbiamo accennato sopra, e da quel momento, emulando Somoza, Ortega ha scatenato la repressione con detenzioni illegali, processi farsa, denunce di tortura, feroci minacce alla stampa e persecuzione politica sempre più implacabile. Tutto disegna un quadro cruciale di violazioni dei diritti umani all’interno del quale ogni tentativo di dialogo è fallito.

Per Sergio Ramirez , straordinario scrittore, figura emblematica della rivoluzione sandinista e della lotta contro Somoza nonché ex vice presidente negli anni d’oro del FSLN, “Lo stato di diritti in Nicaragua non esiste più. Il resto è finzione e falsità”.

Dignità femminista, non resteremo in silenzio!

Il 26 agosto l’Assemblea Nazionale ha cancellato la personalità giuridica del Collettivo delle Donne di Matagalpa.

Condanniamo e denunciamo questa arbitrarietà giuridica basata su stratagemmi e menzogne, denunciamo la sistematica repressione e violenza statale del governo Ortega-Murillo che vede la cancellazione di 55 organizzazioni nazionali e internazionali per imporre paura e silenzio.

Le accuse, praticamente identiche per tutte le organizzazioni, sono false dato che il Collettivo delle Donne di Matagalpa ha rispettato le sue responsabilità finanziarie, lavorative e etiche per 31 anni, dalla sua costituzione legale.

Prova di questo, al di là dei documenti legali, sono soprattutto la migliaia di donne e di bambine che hanno ricevuto attenzione integrale, i tanti progetti comunitari sostenuti nell’organizzazione di donne e giovani del mondo rurale (case comunitarie, fondi di solidarietà, biblioteche comunitarie, progetti di agroecologia, raccolta di acqua, costruzione di case, mulini, vendita comunitaria e primo soccorso comunitario) le iniziative ricreative di teatro, coro, trampolieri, il lavoro educativo con bambine e giovani nella città e nel campo, materiali informativi e educativi, volantini, manuali, libretti ecc.

I frutti di questo lavoro di anni, seminato nelle coscienze delle persone, non lo può cancellare nessuna assemblea nazionale, nessun governo, perché appartiene alle donne del campo, alle bambine, alle giovani, a tuttx coloro che condividono le nostre produzioni nelle reti sociali e con le organizzazioni nazionali e internazionali che riconoscono il nostro lavoro.

Come femministe abbiamo costruito la nostra dignità e sviluppato strategie millenarie per sopravvivere a dittature e patriarcato.

Denunciamo la violazione al diritto di organizzazione, alla giustizia, alla libertà di espressione e al diritto di vivere senza violenza.

Denunciamo la violenza e la sistematica persecuzione contro il movimento femminista.

Puntiamo il dito contro il governo di Daniel Ortega per qualsiasi danno all’integrità fisica o psicologica delle donne che fanno parte del Colectivo de Mujeres de Matagalpa.

Non resteremo in silenzio! Dignità Femminista!