E così, dopo 9 anni, i due assassini in divisa Latorre e Girone (quelli che hanno ammazzato i pescatori indiani “scambiandoli per pirati“), pur riconosciuti colpevoli dalla “giustizia” indiana (e dal buon senso internazionale), sono stati definitivamente “liberati” da tutte le loro colpe, grazie al pagamento, da parte dello stato italiano (cioè da noialtri, i contribuenti) di oltre un milione di euro ai parenti delle vittime. I due militari avevano ucciso nel 2012 due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala: i fucilieri, che erano impegnati in una cosiddetta missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati (possiamo immaginare un peschereccio che, a 8/10 nodi di velocità, “attacca” una nave commerciale 100 volte più grande!) spararono, secondo loro, alcuni colpi di avvertimento in acqua. A bordo della piccola imbarcazione, però, morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine e rimase ferito l’armatore del peschereccio, Freddy Bosco. Evidentemente i “colpi di avvertimento”, dovevano “avvertire” della morte in tempo reale, visto che erano diretti alle persone! Arrestati a suo tempo, grazie al vergognoso “impegno” delle “nostre” autorità, dopo breve tempo furono “rinchiusi” in un hotel a 5 stelle in India. Le “povere vittime” in divisa, soffrendo le pene dell’inferno per questa loro “reclusione”, sono sempre state difese in modo bipartisan da tutti i governi succedutisi negli ultimi 9 anni. L’attuale ministro degli esteri, Di Maio, non ha nascosto la sua “soddisfazione” per come è finita la vicenda, così come, ovviamente, non solo le sciagurate mogli dei due killer, ma più o meno l’intero “mondo politico ufficiale”, dai neofascisti meloniani ai grillini, dai cavernicoli leghisti ai berlusconidi ai piddini. Uno spettacolo vomitevole, dove l’arroganza neo-colonialista tricolorata si mescola ad una manifesta disumanità che esibisce un totale disprezzo per la vita dei poveri pescatori innocenti, col carico da novanta delle due cretine “spose” degli assassini (che delirano sull’abbandono dei loro poveri “cocchi” – armati di mitra – da parte dei governi italiani). Non che ci interessi l’aspetto punitivo della cosiddetta “giustizia” (indiana o italiana poco importa): che i due personaggetti-rambo finissero i loro giorni in una prigione indiana (come sarebbe stato normale aspettarsi) non rientra nei nostri auspici, poco amanti, come siamo, di carceri e punizioni. Ma che almeno avessero chiesto umilmente scusa (loro e i governi italiani!) ai parenti dei pescatori assassinati, magari rinunciando ad indossare l’infamante divisa che a loro (e alla gentaglia come loro) sembra degna di rispetto, impegnandosi, per una volta, a far qualcosa di utile e di moralmente accettabile (tipo pulire le reti, fare carena ai pescherecci della zona, aiutare le famiglie dei pescatori, impegnarsi in attività anti-militariste e socialmente utili, ecc.). Niente di tutto questo. Hanno sempre preferito (loro e i loro sponsor politici bipartisan) atteggiarsi a “vittime” (che facce di bronzo!) della “giustizia” indiana, come se ammazzare due poveri pescatori innocenti fosse un “piccolo” incidente del mestiere (quello dei pescatori o quello dei killer in divisa?) punibile tutt’al più con un richiamo e magari una licenza-premio alle Maldive (che non sono molto lontane dal Kerala), e fingendosi indignati (o magari lo erano davvero, data l’ottusità dei due “rambetti” in questione) perché “sti stronzi d’indiani” se la sono presa! L’unica umana sensazione che si può provare in questa vicenda è lo schifo più profondo, confuso con l’amarezza per il pozzo di ignominia in cui siamo piombati.

Manabhendra Nath Roy