Di Cristiano Dan

E così il Parlamento danese ha trovato la soluzione (finale?) del problema immigrazione: d’ora in poi i richiedenti asilo saranno raccolti in appositi campi, ma al di fuori del territorio danese, al di fuori della stessa Europa, in non precisati Paesi africani. Nessuna indicazione certa, per ora, ma si sussurrano i nomi del Ruanda, dell’Egitto, tutti Paesi ultranoti per il rispetto dei diritti umani. I quali dovrebbero accogliere i richiedenti asilo, dietro compenso (si suppone lauto). In questi campi (si suppone accoglienti) i richiedenti asilo dovrebbero attendere l’esito dell’esame delle loro richieste, che, se accettate, verranno accolte da non precisati Paesi (non dalla Danimarca); se respinte, verranno rimpatriati nel Paese d’origine. Se ancora vivi, naturalmente.

I Salvini, gli Orbán e soci ci avevano convinti da tempo del progressivo imbarbarimento delle società europee. Ma questa volta, con loro stupore e malcelata gioia, non scissa da invidia, sono stati scavalcati a destra da una delle più antiche socialdemocrazie europee, quella danese.

E sì, perché la proposta viene proprio dalla socialdemocrazia al governo, fortemente voluta dal primo ministro (ahimé, una donna) e dal ministro preposto all’integrazione (ahimé, figlio d’un richiedente asilo etiopico, e con un non lontanissimo passato maoista). Ed è stata approvata con l’entusiastica approvazione della destra e dell’estrema destra danese. L’unica opposizione, poco più di una ventina di voti, è stata quella dei partiti di sinistra, che (ahimé) avevano nel 2019 prestato un appoggio dall’esterno al governo di minoranza socialdemocratico.

Torneremo quanto prima sull’argomento. Per ora non ci resta che rivolgere a compagni e amici, che a volte hanno giudicato troppo sommarie e severe le nostre critiche alla socialdemocrazia, se sono ancora dello stesso parere.