Non conosco il tuo nome, caro collega. Ho cercato sui giornali francesi, ma non lo dicono, come non dicono quello del tuo presunto assassino. Non so nemmeno la tua età, mentre conosco quella del tuo “allievo”: 18 anni, quello che, a quanto pare, ti ha decapitato. So che mi sono subito immedesimato in te. Anch’io ho insegnato storia e geografia a studenti di quell’età (ed anche molto più grandi, visto che insegnavo in una scuola per adulti). Anch’io ho cercato per anni di spiegare ai miei studenti il senso della parola “tolleranza democratica”, il senso delle tre bellissime parole (ahimè, troppo spesso solo parole) che sono scolpite ovunque in terra di Francia. E ho dovuto spesso scontrarmi con l’ignoranza, l’intolleranza, il “fascismo quotidiano”, quasi sempre inconsapevole, di molti studenti, non solo di cultura islamica. Perché il buio della ragione non è esclusivo di una sola ideologia. Ma, devo ammetterlo, anche se a malincuore (soprattutto in questi tempi in cui l’estrema destra sfrutta appieno i sentimenti islamofobici), la grande maggioranza dei miei studenti più refrattari a comprendere questi concetti, che a molti di noi sembrano scontati, erano musulmani. Alcuni erano pakistani, altri arabi, o afghani, pochi albanesi. Per fortuna (mia e loro) nessuno di loro era islamo-fascista, violento, fisicamente aggressivo. La loro opposizione a concetti come la libertà d’espressione o l’uguaglianza uomo-donna si limitava a frasi fatte, a richiami più o meno solidi alla “parola di Dio”, a qualche battuta o mugugno. E, cosa che mi rattristava particolarmente, spesso erano le stesse donne (rigorosamente velate) a “rivendicare” la loro presunta inferiorità rispetto ai maschi. E talvolta erano studentesse intelligenti, preparate, persino, a modo loro, colte. Ma accecate dal bisogno di identità “etnica”, anche (e questo lo comprendevo ed era di stimolo al dialogo) per reazione ad un’islamofobia razzista e di destra che si diffonde sempre più. Una fatica improba, per certi versi stressante. Ma che mi è sempre sembrata necessaria, anzi imprescindibile. Come probabilmente era anche per te. Devo dire che, fino a qualche anno fa, ho sempre discusso con i miei studenti apertamente (evitando ovviamente di offendere le loro credenze), senza alcun timore. Ma negli ultimi anni, forse influenzato dalle notizie provenienti dall’Iraq e dalla Siria sul reclutamento europeo al cosiddetto “stato islamo-fascista” dell’ISIS, mi sono sentito inquieto, dopo ogni discussione. Timori infondati, mi sono sempre detto. Ma una parte, per quanto piccola, del mio cervello era dubbiosa. Non mi era mai capitato prima di temere per aver espresso delle idee. Lo stato borghese mi aveva abituato a temere la sua repressione per delle azioni concrete. Un corteo, un picchetto, un blocco stradale o ferroviario. Persino i fascisti nostrani non mi avevano mai preoccupato più di tanto. In fin dai conti la mia percezione del pericolo repressivo era, in certo modo, del rischio “dall’alto”: polizia, carabinieri, magistratura. Anche i fascisti li percepivo come una specie di appendice dello Stato, per quanto illegale. E la stagione stragista degli anni ’70 mi confermava questa percezione. Ora, per la prima volta nella mia non breve vita di militante, sentivo con inquietudine il rischio di una repressione in un certo senso “dal basso”. Una repressione che prendeva le mosse da un’ideologia oscurantista radicata in cervelli immersi in un medioevo culturale che credevamo sepolto per sempre. Cervelli che appartenevano a gente che avevo sempre difeso dai razzisti e dal “razzismo” di Stato. Ieri pomeriggio, come già troppe volte negli ultimi anni, questo mostro scaturito dall’immondizia della Storia ha colpito di nuovo, come con Vittorio Arrigoni o con Charlie Hebdo. Ti hanno decapitato probabilmente perché è il modo in cui assassinano legalmente la gente nel “paradiso” di molti islamo-fascisti, quell’Arabia Saudita che rappresenta tuttora la peggior vergogna dell’umanità del XXI secolo. Oppure per lanciare il messaggio che era il tuo cervello, la tua testa, che albergava quelle idee demoniache di libertà e tolleranza e quindi andava staccata dal corpo. Non so se si illudono sul serio di far tornare indietro la ruota della Storia, di riportarci ai roghi, alle crociate, alle “guerre sante”. Io risponderò come risposero i compagni spagnoli ai catto-fascisti di Franco: NO PASARÁN!