Il 20 e 21 settembre le Marche andranno al voto per il rinnovo della giunta regionale. E’ una regione da sempre governata dal “centro-sinistra”, che però stavolta rischia di passare la mano. Le Destre si presentano unite con un candidato presidente unico, il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Acquaroli, al centro, tra l’altro, di una polemica relativa alla sua partecipazione a un evento celebrativo della Marcia su Roma. Delle tre formazioni principali, la Lega, che probabilmente risulterà il partito più votato, nelle Marche non ha ancora sedimentato negli anni una classe politica autorevole: di qui la scelta di un candidato presidente di Fratelli d’Italia, che esprime nelle Marche un personale politico di lunga lena, anche parlamentare, proveniente dall’esperienza di Alleanza Nazionale, e ancor prima del MSI.

La scelta del Pd è caduta sul sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, che rappresenta il punto di mediazione dei “comitati d’affari” raccolti dietro il PD marchigiano. Quindi una figura, Mangialardi, in totale continuità con la precedente giunta Ceriscioli, responsabile in questi anni dello smantellamento della rete ospedaliera, della costruzione dell’inutile mega-ospedale Covid affidato a Bertolaso e gestito dai Cavalieri dell’Ordine di Malta, aperto e subito richiuso, e autore di una pessima gestione della ricostruzione post-terremoto, nonché di scellerate misure anti-ecologiche in nome dello “sviluppo”. Nella coalizione a guida PD si trova un’inedita alleanza tra Art. 1 e una minoranza del Movimento 5 Stelle (guidata però dal suo attuale esponente più noto, nonché consigliere regionale uscente) dal nome “Marche Coraggiose”, che ha accolto “ante litteram” l’appello di Zingaretti all’unità delle forze di governo anche nelle elezioni regionali. La maggioranza dei 5 stelle invece non vi ha aderito e si presenta in lizza da sola.

A sinistra della coalizione a guida PD si presentano due liste: “Dipende da Noi” e “Comunista! per le Marche”. Alla costituzione di “Dipende da Noi (prenderci cura delle Marche)” hanno molto lavorato il PRC e Sinistra Italiana (quest’ultima peraltro spaccata tra questa lista e l’adesione a un generico appello “antifascista” che dovrebbe far convogliare i voti “di sinistra” verso il PD). Ma il candidato presidente, il professore di filosofia all’Università di Macerata Roberto Mancini, è sufficientemente autonomo da entrambe, gode della stima di movimenti e associazioni di volontariato laico e ha con sincerità costruito una lista e un programma che risente solo in parte dell’influenza delle predette organizzazioni. Un programma di stampo “riformista di sinistra” ed ecologista, dove trova molto spazio la prospettiva e la pratica della democrazia partecipata e deliberativa, e come dimostrano le storie dei candidati, espressione anche di momenti di lotta soprattutto ambientalista come il comitato contro la Raffineria Api di Falconara.

Corrono insieme il PCI di Alboresi e il PC di Rizzo che si presentano (unica eccezione nel panorama nazionale) in una lista denominata “Comunista! per le Marche”, scelta a quanto pare travagliata, non immune da problemi interni e avvenuta con l’astensione di una sezione importante e influente del PCI come quella di Ancona.

Per finire, Potere al Popolo, giunta all’ultima assemblea regionale di metà luglio colpevolmente troppo a ridosso della possibile partecipazione alla tornata elettorale, ha deciso di non presentarsi in alcuna forma. Saltata per motivi anche di tempo una possibile “bicicletta” col PCI (Alboresi), PAP ha deciso di non presentarsi né da solo con il proprio simbolo, né con propri candidati “di peso” (ma senza simbolo) nella lista “Dipende da Noi”, scegliendo il silenzio sull’indicazione di voto.

In questo quadro, pur con i limiti programmatico/politici (tra gli altri, la scarsissima caratterizzazione sul No al referendum sul taglio dei parlamentari), e pur nella fin troppo eterogenea storia politica dei candidati e dei sostenitori, la nostra indicazione di voto va a “Dipende da Noi”: nella prospettiva che, a prescindere dal risultato, emergano anche da questa esperienza elettorale posizioni utili alla necessaria unità d’azione tra le forze della sinistra antagonista, oggi positivamente impegnate anche nelle Marche nella iniziativa unitaria sulla sanità.

Sinistra Anticapitalista Marche