Il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi inizia oggi in Italia un tour europeo che lo vedrà anche in Olanda, Norvegia, Francia e Germania. È la controffensiva cinese al boicottaggio Usa.

Mentre l’Europa fronteggia una nuova ondata di contagi da Coronavirus, inizia oggi da Roma il lungo tour europeo che vedrà il ministro degli Esteri cinese Wang Yi anche ad Amsterdam, Oslo, Parigi e Berlino. Si tratta della prima volta che il ministro si reca all’estero dall’inizio della pandemia e la visita, che cade nel 45esimo anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due continenti, è blindata: poco o nulla si sa dell’agenda e dei temi all’ordine del giorno. Obiettivi dichiarati del viaggio, secondo il Global Times, organo di stampa in lingua inglese vicino al partito comunista cinese, sono promuovere l’agenda politica ed economica delle due parti, stabilizzare la catena di approvvigionamento globale dell’industria (supply chain) di cui la pandemia ha mostrato tutti i limiti, e esplorare collaborazioni in settori emergenti come l’economia digitale e la green economy. L’ottica – secondo il portavoce del ministero Zhao Lijian – è quella del “multilateralismo perché la governance globale venga migliorata, per dare un migliore contributo alla pace mondiale, alla stabilità e allo sviluppo”.

Tempismo sospetto?

La visita di Wang cade alla vigilia di una complicata ripresa dei colloqui commerciali tra Washington e Pechino, mentre tra le due superpotenze si moltiplicano le tensioni: dalla vendita di armi made in Usa a Taiwan alle politiche aggressive di Pechino a Hong Kong e nello Xingjang, passando per le accuse del presidente USA Donald Trump sull’origine e la diffusione del coronavirus, alla battaglia tecnologica contro la rete 5G di Huawei e le app TikTok e WeChat. Una stagione tutt’altro che semplice, che coincide con l’ultima e più agguerrita fase della campagna elettorale per le presidenziali americane di novembre. Ieri – in un incontro a Pechino con il ministro degli Esteri ungherese, il primo ministro europeo a visitare la Cina dall’inizio dell’epidemia – Wang Yi ha indirettamente criticato gli Stati Uniti definendo “futili bugie” i tentativi di “manipolare a scopi politici la narrativa sulla diffusione del virus”.

Europa tra due fuochi?

È in questo contesto che il ministro degli Esteri cinese si prepara a un tour tra le capitali europee, terreno di scontro decisivo nella guerra tecnologica con Washington. Alcune settimane fa, durante il suo ultimo tour in Europa, il segretario di Stato Usa Mike Pompeo aveva accusato la Cina di “pratiche economiche predatorie” citando esplicitamente Huawei, definito “un braccio dello stato di sorveglianza del Partito comunista cinese”, di aver “violato diversi impegni internazionali, e di “innumerevoli abusi dei diritti umani”. Per questo, aveva detto Pompeo, “noi dovremmo affrontare questa sfida assieme, come partner transatlantici che hanno già affrontato insieme tante sfide”. Finora i paesi europei si sono tenuti ‘neutrali’ nello scontro che vede le due superpotenze schierate su fronti opposti. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato che la Germania prenderà la sua decisione sul 5G in autunno e se alla fine dovesse cedere alle pressioni americane per escludere Pechino dalla corsa, come già fatto da Londra, molti altri paesi potrebbero seguire il suo esempio. Un rischio che Pechino non vuole correre. Se Huawei dovesse invece spuntarla, Donald Trump minaccia ritorsioni, ammesso che dopo novembre sia ancora lui a sedere nello studio ovale.

La via della seta passa per l’Italia?

Minacce e lusinghe provenienti da Washington però, avrebbero lasciato piuttosto indifferenti gli alleati europei, secondo il Global Times, per cui “l’Europa si è resa conto che seguire gli Stati Uniti nei loro giochi politici danneggerà i propri interessi, poiché gli Stati Uniti potrebbero corteggiare l’Europa un giorno e imporre sanzioni ai porti europei il giorno successivo”. E non è un caso se la visita di Wang in Europa comincia da Roma, dove il suo omologo Luigi di Maio lo ha ricevuto a Villa Madama. Secondo la stampa di Pechino infatti “la cooperazione tra Cina e Italia prima e durante la pandemia ha creato un modello di cooperazione anche con gli altri paesi europei, dal momento che Italia e Cina hanno firmato un memorandum d’intesa sull’Iniziativa Belt and Road nel 2019 e la Cina ha inviato esperti e aiutato la lotta dell’Italia contro la pandemia”. L’Italia è stata il primo dei paesi del G7 ad aderire al grande progetto infrastrutturale della Nuova Via della Seta. E anche se Telecom Italia ha escluso Huawei dalla gara per il 5G, si è trattato di “una decisione commerciale che non ha politicizzato la questione”, sostengono a Pechino,“diversamente da quanto accaduto negli Usa o in Gran Bretagna”.

Il commento

Di Alessia Amighini, Co-head Asia Centre, ISPI

“La visita di Wang Yi avviene abbastanza in sordina, senza grandi fanfare mediatiche, come avvenuto in precedenti occasioni. Eppure i temi sul tavolo sono diversi e delicati.

Ma a leggere bene tra le righe il nodo cruciale resta quello del 5G, su cui la Cina continua a premere più o meno delicatamente, e di cui l’Europa ha ormai preso atto, anche se al momento non si pronuncia”.

* * *

A cura della redazione di ISPI Online Publications (Responsabile Daily Focus: Alessia De Luca,  ISPI Advisor for Online Publications) 

Il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi inizia oggi in Italia un tour europeo che lo vedrà anche in Olanda, Norvegia, Francia e Germania. È la controffensiva cinese al boicottaggio Usa.

Mentre l’Europa fronteggia una nuova ondata di contagi da Coronavirus, inizia oggi da Roma il lungo tour europeo che vedrà il ministro degli Esteri cinese Wang Yi anche ad Amsterdam, Oslo, Parigi e Berlino. Si tratta della prima volta che il ministro si reca all’estero dall’inizio della pandemia e la visita, che cade nel 45esimo anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due continenti, è blindata: poco o nulla si sa dell’agenda e dei temi all’ordine del giorno. Obiettivi dichiarati del viaggio, secondo il Global Times, organo di stampa in lingua inglese vicino al partito comunista cinese, sono promuovere l’agenda politica ed economica delle due parti, stabilizzare la catena di approvvigionamento globale dell’industria (supply chain) di cui la pandemia ha mostrato tutti i limiti, e esplorare collaborazioni in settori emergenti come l’economia digitale e la green economy. L’ottica – secondo il portavoce del ministero Zhao Lijian – è quella del “multilateralismo perché la governance globale venga migliorata, per dare un migliore contributo alla pace mondiale, alla stabilità e allo sviluppo”.

Tempismo sospetto?

La visita di Wang cade alla vigilia di una complicata ripresa dei colloqui commerciali tra Washington e Pechino, mentre tra le due superpotenze si moltiplicano le tensioni: dalla vendita di armi made in Usa a Taiwan alle politiche aggressive di Pechino a Hong Kong e nello Xingjang, passando per le accuse del presidente USA Donald Trump sull’origine e la diffusione del coronavirus, alla battaglia tecnologica contro la rete 5G di Huawei e le app TikTok e WeChat. Una stagione tutt’altro che semplice, che coincide con l’ultima e più agguerrita fase della campagna elettorale per le presidenziali americane di novembre. Ieri – in un incontro a Pechino con il ministro degli Esteri ungherese, il primo ministro europeo a visitare la Cina dall’inizio dell’epidemia – Wang Yi ha indirettamente criticato gli Stati Uniti definendo “futili bugie” i tentativi di “manipolare a scopi politici la narrativa sulla diffusione del virus”.

Europa tra due fuochi?

È in questo contesto che il ministro degli Esteri cinese si prepara a un tour tra le capitali europee, terreno di scontro decisivo nella guerra tecnologica con Washington. Alcune settimane fa, durante il suo ultimo tour in Europa, il segretario di Stato Usa Mike Pompeo aveva accusato la Cina di “pratiche economiche predatorie” citando esplicitamente Huawei, definito “un braccio dello stato di sorveglianza del Partito comunista cinese”, di aver “violato diversi impegni internazionali, e di “innumerevoli abusi dei diritti umani”. Per questo, aveva detto Pompeo, “noi dovremmo affrontare questa sfida assieme, come partner transatlantici che hanno già affrontato insieme tante sfide”. Finora i paesi europei si sono tenuti ‘neutrali’ nello scontro che vede le due superpotenze schierate su fronti opposti. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato che la Germania prenderà la sua decisione sul 5G in autunno e se alla fine dovesse cedere alle pressioni americane per escludere Pechino dalla corsa, come già fatto da Londra, molti altri paesi potrebbero seguire il suo esempio. Un rischio che Pechino non vuole correre. Se Huawei dovesse invece spuntarla, Donald Trump minaccia ritorsioni, ammesso che dopo novembre sia ancora lui a sedere nello studio ovale.

La via della seta passa per l’Italia?

Minacce e lusinghe provenienti da Washington però, avrebbero lasciato piuttosto indifferenti gli alleati europei, secondo il Global Times, per cui “l’Europa si è resa conto che seguire gli Stati Uniti nei loro giochi politici danneggerà i propri interessi, poiché gli Stati Uniti potrebbero corteggiare l’Europa un giorno e imporre sanzioni ai porti europei il giorno successivo”. E non è un caso se la visita di Wang in Europa comincia da Roma, dove il suo omologo Luigi di Maio lo ha ricevuto a Villa Madama. Secondo la stampa di Pechino infatti “la cooperazione tra Cina e Italia prima e durante la pandemia ha creato un modello di cooperazione anche con gli altri paesi europei, dal momento che Italia e Cina hanno firmato un memorandum d’intesa sull’Iniziativa Belt and Road nel 2019 e la Cina ha inviato esperti e aiutato la lotta dell’Italia contro la pandemia”. L’Italia è stata il primo dei paesi del G7 ad aderire al grande progetto infrastrutturale della Nuova Via della Seta. E anche se Telecom Italia ha escluso Huawei dalla gara per il 5G, si è trattato di “una decisione commerciale che non ha politicizzato la questione”, sostengono a Pechino,“diversamente da quanto accaduto negli Usa o in Gran Bretagna”.

Il commento

Di Alessia Amighini, Co-head Asia Centre, ISPI

“La visita di Wang Yi avviene abbastanza in sordina, senza grandi fanfare mediatiche, come avvenuto in precedenti occasioni. Eppure i temi sul tavolo sono diversi e delicati.

Ma a leggere bene tra le righe il nodo cruciale resta quello del 5G, su cui la Cina continua a premere più o meno delicatamente, e di cui l’Europa ha ormai preso atto, anche se al momento non si pronuncia”.

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A cura della redazione di ISPI Online Publications (Responsabile Daily Focus: Alessia De Luca,  ISPI Advisor for Online Publications) 

Da ispiro Line.it