Nel corso del fine settimana, la diffusione del coronavirus ha messo Stati Uniti e Germania sotto enorme pressione, sia pure per motivi diversi.

La prima potenza del pianeta ha dovuto riconoscere che i contagi stanno aumentando esponenzialmente sulle coste, fino a spingere i governatori degli Stati più colpiti a ordinare a 100 milioni di americani di restare nelle proprie case. Intanto, a Washington il Senato non è riuscito ad approvare misure di sostegno all’economia senza precedenti: 2 mila miliardi di dollari. La ragione non è trascurabile: il piano dei repubblicani non prevedeva controlli, non impediva ai datori di lavoro destinatari di licenziare i dipendenti ed era rivolto più alle grandi aziende che ai singoli lavoratori.

Anche la prima potenza d’Europa è stata alle prese con misure finanziarie epocali: il governo ha proposto di ignorare il divieto costituzionale di un deficit di bilancio, indebitandosi di 150 miliardi di euro.

Perché conta: L’emergenza pone Usa e Germania di fronte ai propri tabù.

L’America non è avvezza all’intrusione dello Stato federale nella vita quotidiana. Basta vedere come il capo della Guardia nazionale, la riserva dell’Esercito attivata nei tre Stati più colpiti, ha dovuto rassicurare la cittadinanza che quei reparti non verranno impiegati per costringere la gente a casa. Per questo Washington resiste a estendere ovunque i divieti più stringenti e tentenna nel coordinare i singoli Stati. Al prezzo però di vederli scannarsi fra loro per accaparrarsi le sempre più scarse risorse sanitarie. New York conta il 5% dei contagiati mondiali. Qualora la percentuale continuasse a impennarsi, ed è molto probabile che lo faccia, sarebbe difficile resistere alla diffusione del panico.

L’addio al pari in bilancio della Germania è molto più che un obbligo costituzionale: è un argine culturale. Era la regola che sfruttava per attingere prosperità dal resto dell’Unione Europea, avendo imposto agli altri membri di adeguarsi all’austerità insita in tale principio. Segno che si attende il peggio da questa crisi. Ma non è la prova che è disposta ad abbandonarlo per sempre. Tutti i paesi dell’Ue si indebiteranno in questa fase. Ma non è detto che ciò avvenga in modo coordinato e che porti a un superamento definitivo dell’austerità. Proprio su questo si sta trattando in queste ore fra i membri del blocco.

I governi di Usa e Germania dimostrano di non voler ancora adottare le misure di contenimento più stringenti. E sanno perfettamente che i provvedimenti economici ora sul tavolo servono solo a rassicurare nel breve periodo i mercati, le imprese e chi a casa ha paura di perdere lavoro e futuro. Si rendono conto che la clausura non è sostenibile (per gli Usa si stima una disoccupazione al 30%). Non è detto che non vi saranno costretti. Ma hanno chiarito che le resisteranno fino all’ultimo. Ci si poteva aspettare tanta determinazione a Washington. Meno a Berlino. Non è un dato da sottovalutare.

Da Limesonline.com