Attenzione articolo satirico con punte di sarcasmo. I contrari non leggano, e soprattutto non commentatelo con „arguzia“.

Roma – Sono giorni difficili per Bruno Vespa, che da anni (decenni, ere geologiche) nello studio di Porta a Porta, si dedica ad accostare, con noncurante promiscuità, scosciatissime soubrette, politici di tutte le bandiere e avidi cardinali (in ordine decrescente di moralità), per dare vita a quella che è stata definita la terza Camera dello Stato (e non sono pochi i parlamentari che hanno presenziato più lì che nelle prime due!).

Sono rimaste nella storia del piccolo schermo puntate con titoli quali “Berlusconi è innocente o i giudici ce l’hanno con lui?”, “La classe di Salvini salverà l’Italia?”, “Perché un prelato non può avere un eliporto in soggiorno?” sino all’epocale “La dieta mediterranea come rimedio per porre fine alla guerra civile in Ruanda”. Le sue interviste al figlio di Totò Riina  e ai Casamonica saranno insegnate nelle scuole di giornalismo, seppur solo per far ridere gli studenti dopo che hanno analizzato quelle di David Frost a Richard Nixon e di Gianni Minà a Fidel Castro. I titoli di testa della trasmissione con la musica di Via col Vento mentre il fumo si solleva dalle macerie delle Twin Tower l’11 settembre 2001, sono entrati nella classifica delle migliori scene horror di questo scorcio di millennio.

Anche i numerosi detrattori del Richelieu della TV di stato hanno, però, sempre riconosciuto un innegabile, quasi divinatorio, talento al giornalista (sebbene goda ancora di un criptico quanto lucroso contratto da “artista“): quello di disporre di una lingua degna della bacchetta di un rabdomante, talmente sensibile da essere capace di individuare sempre il deretano più indicato da leccare, quello del potente di turno o di chi avrà presto la sorte di diventarlo.

Tant’è vero che diversi politologi sostengono che per conoscere lo sviluppo delle vicende italiane basta osservare dove punti la sua lingua – “Cherchez la langue”, dicono – e quale culo umetterà con la sua profetica saliva.

Come altri milioni di italiani, però, ora anche Vespa, a causa delle restrizioni per l’epidemia di Coronavirus, ha dovuto rivedere i suoi programmi. Ma se per quasi tutti gli altri questo vuol dire essere costretti a rimanere a casa, per lui, molto più drammaticamente, significa dover rinunciare alla presenza direttamente in studio di quegli ospiti di cui tanto ha accarezzato le natiche con le proprie papille gustative.

Ho provato a leccare lo schermo su cui i politici apparivano in collegamento da casa” – ci rivela – “ma continuavo a prendere la scossa e i cameraman dicevano che sembravo uno di quei ragazzi che leccano i water su TikTok”.

Vespa, sopraffatto da un’improvvisa e incontenibile crisi di astinenza da leccata e visto che nessun medico delle ONG si è mostrato, ancora una volta, disponibile a dare una mano a chi è davvero in difficoltà, si è quindi rivolto al dottor D’Annunzio, chirurgo che ha lo studio proprio nel suo stesso palazzo, per farsi rimuovere un numero di costole sufficiente a praticarsi uno dei primi casi di autoanilingus al mondo.

Il delicato intervento è durato circa 9 ore, comunque meno della puntata di Porta a Porta dedicata alle innegabili qualità della leader di Fratelli d’Italia, puntata, non a caso intitolata “Giorgia Meloni: con garbo e coerenza verso la guida del Paese”.

Ora so cosa prova il mio cane Argo quando passa interi pomeriggi a passarsi la lingua sulle parti basse!” – ha commentato entusiasta il giornalista dopo la prima agognata autoleccata – “Quest’esperienza finirà dritta dritta nel mio prossimo libro, in uscita ovviamente per Natale. Mi ha anche ispirato il titolo: Foro italico. La storia del paese sulla punta della lingua. Vado in cantina ad avvisare i ghostwriter”.

Augusto Rasori

Da Lercio