Il fumo degli incendi in Australia sta generando cumulonembi, che provocano uragani di fuoco e scariche elettriche potentissime: «Siamo entrati nel Pyrocene»

di Elena Comelli

Con questa nuova ondata di incendi in Australia siamo entrati nel Pyrocene, sostiene Steve Pyne, docente all’Arizona University ed esperto di storia del fuoco: «Abbiamo creato un’epoca equivalente alle ere glaciali, ma sul fronte opposto». Gli incendi australiani si fermeranno sulle coste del continente, ma il Pyrocene colpirà progressivamente tutto il mondo e ci accompagnerà a lungo nel futuro.

«Anche se dovessimo smettere oggi, per qualche strano miracolo, di bruciare combustibili fossili, i gas serra resteranno ancora per molto tempo nell’atmosfera e gli effetti sul clima saranno persistenti», spiega Pyne, che ha anche scritto un libro sulla storia degli incendi, “Fire: a Brief History”.

Il bilancio degli incendi è finora tragico: 25 morti, 10 milioni di ettari distrutti , 1.400 abitazioni in cenere, 183 piromani indagati, di cui circa quaranta minorenni, oltre un miliardo di animali, tra cui 8mila koala, vittime delle fiamme da settembre.

Purtroppo, dovremo aspettarci altri bagliori sinistri nel nostro futuro.
Contrariamente a quanto dichiarano i politici conservatori australiani, compreso il primo ministro Scott Morrison, questa ondata di incendi boschivi è del tutto eccezionale e correlata con la crisi del clima, come sostengono i ricercatori locali. «La siccità è un evento periodico naturale, ma il fatto che questa sia la peggiore siccità mai registrata in Australia e che nel 2019 abbiamo infranto più volte i record assoluti delle temperature è un’indicazione abbastanza inequivocabile che i cambiamenti climatici hanno peggiorato la situazione», sostiene Owen Price dell’Università di Wollongong.

La popolazione pare essersene resa conto, tanto che nei giorni scorsi ha fatto il giro del mondo un video in cui si vede il primo ministro Scott Morrison, in visita a Cobargo, cittadina pesantemente colpita dagli incendi, contestato dagli abitanti per aver fatto troppo poco contro l’emergenza. Morrison ha anche dichiarato che il suo governo conservatore non rafforzerà le politiche per combattere i cambiamenti climatici, un ennesimo passo falso dopo le polemiche causate dalla sua vacanza natalizia alle Hawaii, nel bel mezzo della crisi.

Uragani di fuoco 
L’aspetto più drammatico della situazione è che gli incendi generano un tale calore da creare un proprio ecosistema climatico, da cui si scatenano tempeste di fulmini e uragani di fuoco. Questi fenomeni sono stati registrati soprattutto lungo la costa, 280 chilometri a Sud di Sydney, come ha riferito il Rural Fire Service del New South Wales. «Un temporale generato dal fuoco si è formato sul margine settentrionale dell’incendio di Currowan, vicino a Nowra: si tratta di un evento molto pericoloso», ha ammonito il Servizio sui social media.

Queste tempeste sono il risultato della formazione di cumulonembi generati dal fumo degli incendi, eventi rari, che potrebbero però diventare sempre più frequenti per gli australiani, in consenguenza dell’emergenza climatica, come ha spiegato il Climate Council in un rapporto del 2019.

Un vigile del fuoco del Rural Fire Service, in particolare, è stato ucciso la settimana scorsa da un tornado di fuoco causato dal collasso di una formazione di cumulonembi, che si è abbattuta sul camion dei pompieri in cui si trovava il vigile. «Questo tornado improvviso ha causato il ribaltamento di un camion da 10 tonnellate, tanto per fare un esempio della potenza di questi eventi», ha spiegato Shane Fitzsimmons, responsabile del Rural Fire Service.

Cosa sono leformazioni di cumulonembi 
Le formazioni di cumulonembi sono, in pratica, un temporale che si forma dal pennacchio di fumo di un incendio. Il calore intenso del fuoco fa salire rapidamente l’aria, creando una forte corrente ascendente, in base alla descrizione dell’Australian Bureau of Meteorology.

Mentre la nuvola si alza rapidamente e quindi si raffredda a contatto con le basse temperature dell’atmosfera superiore, le collisioni delle particelle di ghiaccio nelle zone alte del cumulonembo tendono a generare delle cariche elettriche, che si scaricano sotto forma di fulmini.

Questi appiccano il fuoco anche là dov’era già spento, rendendo gli incendi più difficili da combattere e provocando focolai nuovi in aree imprevedibili. Le correnti ascendenti, inoltre, risucchiano così tanta aria da sviluppare forti venti, che fanno bruciare più violentemente il fuoco e provocano una maggiore diffusione dell’incendio.

Non a caso, l’ondata d’incendi che sta devastando il continente ha battutto tutti i record sotto diversi profili. Nel solo Stato del New South Wales, i 4,9 milioni di ettari bruciati sono la più vasta area distrutta (più grande della Danimarca) dall’inizio della registrazione dei dati. Oltre a battere tutti i record dell’area colpita, gli incendi di quest’anno hanno bruciato una grande quantità di foreste, invece che di praterie.

Questo li ha resi più devastanti, più difficili da combattere e più pericolosi per le persone e la fauna. «Nella foresta gli incendi sono molto più intensi, producono più fumo e bruciano molto più materiale, quindi c’è una maggiore produzione di gas serra e i territori ci mettono più tempo a riprendersi. Quando raggiungono le case, sono più difficili da fermare – ha spiegato Price -. Alcuni degli incendi nel Nord dello Stato hanno addirittura attaccato la foresta pluviale, ad esempio nel parco nazionale di Kanangra, che non era mai stato bruciato a memoria d’uomo».

«Incendi inestinguibili» 
I peggiori incendi della storia australiana sono ricordati con dei nomi precisi e sono diventati pietre miliari storiche, come “Red Tuesday” (1898), “Ash Wednesday” (1983), “Black Christmas” (2001) e “Black Saturday” (2009). A queste pietre miliari si aggiungerà sicuramente anche questa stagione d’incendi ancora senza nome.

Pyne ha suggerito di chiamarli “Forever Fires”, perché sembrano inestinguibili, bruciano con implacabile insistenza e lanciano lingue di fumo che estendono la propria portata ben oltre l’area in preda alle fiamme. «L’Australia è da sempre terra d’incendi, ma gli ultimi vent’anni sembrano diversi. Gli incendi devastanti sono più frequenti, più dirompenti e più dannosi. Quelli del Black Saturday, che uccisero 173 persone, colpirono con la forza di un attacco terroristico e sembrarono mettere in discussione le basi stesse della sopravvivenza di una società umana in una terra capace di tale furia. I Forever Fires ripropongono questa domanda», ha commentato Pyne.

Decine di vigili del fuoco hanno confermato la natura senza precedenti dell’ultima ondata. «I più grandi incendi del passato non bruciavano mai più del 20% della foresta, ma stavolta sarà oltre la metà, il che aumenta il richio sia per gli animali che per gli insediamenti umani», ha sostenuto Fitzsimmons. Il ministro dell’Ambiente, Sussan Ley, ha dichiarato che un terzo della popolazione di koala lungo la costa del New South Wales potrebbe essere stata uccisa dagli incendi.

Decennio più caldo della storia 
L’Ufficio di meteorologia ha confermato la settimana scorsa che il 2019 è stato l’anno più caldo dell’Australia e il record del giorno più caldo della storia è stato battuto per due giorni di seguito, il 16 e il 17 dicembre. Il 2019 è stato anche l’anno più secco, con una piovosità media nazionale totale di 277 millimetri, la più bassa mai registrata.

Ma l’Australia non è di certo l’unico territorio che si trova in questa condizione nel mondo. L’Italia, ad esempio, ha chiuso con il 2019 il decennio più caldo di sempre, che ci ha portato i quattro anni più caldi della storia: il 2014, 2015, 2018 e 2019.

La predisposizione australiana al fuoco lo rende un continente esemplare per il Pyrocene. Ma molti degli stessi fenomeni si stanno verificando anche altrove: nel gennaio scorso è andato in fumo quasi un milione di ettari in Amazzonia e lo scorso luglio sono bruciati 2,6 milioni di ettari di steppa siberiana. Roghi inarrestabili, morti e rifugiati, centri urbani inceneriti, blackout estesi, bacini idrografici danneggiati e inondazioni post-incendi, turismo perduto e servizi pubblici falliti sono ormai di casa in California.

In futuro queste aree, ormai abituate all’emergenza, paradossalmente potrebbero cavarsela meglio di altre, dove mancano le istituzioni e le infrastrutture per far fronte alla furia del fuoco.

Da Il Sole 24 Ore