Ormai mi sembra di fare il guardiano alle mezze (o intere) fake news che sparano i giornali borghesi in giro per il mondo, Italia in testa. Si sa che Jeremy Corbin non è mai piaciuto ai nostri “centro-sinistri” (non parliamo della destra, che lo vede come un bolscevico sovversivo). Lui, essendo un vero socialdemocratico, è convinto che la “bestia capitalista”, se non distrutta, vada almeno controllata. E che i ricchi debbano pagare le tasse molto più dei lavoratori, che la sanità, la scuola, ecc. debbano essere pubbliche, ecc. ecc. Insomma, delle ovvietà per un riformista, ma che ormai, in tempi di social-liberismo, suonano come bestemmie. Ma come osa costui? Ebbene, i nostri “centro-sinistri” avevano profetizzato fin dalla sua vittoria al congresso laburista di 4 anni fa che “avrebbe portato il Labour alla disfatta”. Hanno dovuto mordersi la lingua quando è successo esattamente il contrario, nel 2017. Ma finalmente possono sfogarsi, titolando “Il peggior risultato per i laburisti dal 1935!”. Ovviamente parlano di seggi, non di voti assoluti e percentuali. Dimenticando di spiegare che, col sistema elettorale profondamente antidemocratico anglo-sassone (il primo-prende-tutto), si può vincere anche…..arrivando secondi (come è accaduto a Trump nel 2016 e a Bush nel 2000, e come accadde varie volte nella storia britannica) e addirittura perdendo in voti assoluti e in percentuale. Purtroppo non è questo il caso, e i Tories hanno veramente vinto in termini di voti e percentuali, anche se la crescita è stata minima. Ciò che non è vero (se non in termini di seggi, il che non significa molto per misurare la popolarità o meno di un partito e di una linea politica) è il presunto “crollo” del Labour, dovuto “all’estremismo” di Corbyn. Guidato da Corbyn il Labour ha ottenuto nel 2017 il suo miglior risultato degli ultimi 17 anni, e ieri il suo secondo miglior risultato dal 2000, molto meglio della gestione moderata di Ed Milliband e Gordon Brown, esattamente al contrario di ciò che vogliono farci credere i pennivendoli della destra e del centro-sinistra! Ma guardiamo i numeri assoluti.

I Conservatori passano da 13,633 mila voti (42,4%) del 2017 ai 13,941 mila di oggi (43,6%). Quindi la “grande vittoria” di Johnson è fatta di 300 mila voti in più (meno di quanto aveva preso Potere al Popolo alle elezioni nostre del 2018!) e l’1,2% in più in termini percentuali. I laburisti purtroppo perdono in modo secco: da 12,875 mila (40%) di due anni fa a 10,292 mila di ieri (32,2%). Solo che prima della “gestione Corbyn” i laburisti avevano preso 9,344 mila voti (30,4%) nel 2015, 8,607 mila voti (29,0%, peggior  risultato dai primi anni ’80) nel 2010, 9,552 mila voti (35%) nel 2005. Ma ai nostri pennivendoli superficiali i numeri non interessano, ovviamente. In generale la destra (Tories, Brexit, Ukip, UUP, ecc.) cresce di poco più di 200 mila voti (da 14,602 mila voti due anni fa ai 14,827 mila di oggi) e di 1,1% (da 45,3 al 46,4%), mentre la sinistra (Labour, SNP, Verdi, Sinn Fein, ecc.) perde due milioni di voti (e il 5,8%), passando da 14,876 mila voti del 2017 ai 12,853 mila voti di ieri. Ma se la destra cresce di pochissimo, dove sono andati i voti persi dalla sinistra? Al “centro” liberal-democratico (Lib-dem e Alliance), che passa da 2,437 mila voti (7,6%) ai 3,811 mila voti (11,9%) di ieri e a qualche “indipendente”. Il fatto è che il problema del Brexit ha fatto, almeno parzialmente, di queste elezioni una specie di referendum bis. Essendo i liberali i più convinti avversari del Brexit, sono anche quelli che hanno approfittato del rifiuto da parte di un certo numero di elettori di accettare questa soluzione (pur perdendo, paradossalmente, seggi, il che la dice lunga sulla democraticità del sistema anglo-sassone). Infatti, anche nell’ambito della sinistra, chi è cresciuto sono i nazionalisti scozzesi e i Verdi, che crescono in assoluto e in percentuale (e nel caso del SNP anche in seggi, il che riapre la questione dell’indipendenza scozzese), cioè i partiti apertamente anti-Brexit dell’ala progressista dell’elettorato britannico. Come si può vedere dai numeri, quindi, non c’è stata nessuna vittoria eclatante della destra, e l’arretramento della sinistra (tutto a carico del Labour, percepito come piuttosto ambiguo sulla questione del Brexit) è tutt’altro che un “crollo”, come sostengono i titoloni della stampa borghese di ogni tendenza. Se ci fosse in UK un sistema proporzionale, la destra avrebbe ottenuto qualche seggio in più, ma senza la maggioranza, e la sinistra una trentina di seggi in meno, andati al centro liberal-democratico filo UE. Comunque non c’è da stare allegri: un altro clown arrogante, dopo i Trump, i Bolsonaro, i Salvini, può andare in un pub a sbronzarsi e a ridere della stupidità di quasi la metà degli elettori del suo paese. L’ondata piccolo-borghese e plebea (non proletaria, attenzione!) che sembra di moda negli ultimi anni, sta rivelandosi l’ultima ciambella di salvataggio del neoliberismo sempre più impopolare.

Flavio Guidi