Di Christian Mahieux

Le successive controriforme dei governi di destra e di sinistra dal 1993 (poi 1995/2003/2007/2007/2010/2014) hanno innalzato l’età pensionabile, aumentato il periodo contributivo per le pensioni piene, penalizzato coloro che non hanno i contributi necessarie, modificato il calcolo delle pensioni e ridotto notevolmente il loro importo. Ma il sistema attuale continua ad avere una base contributiva con meccanismi di solidarietà. Il calcolo della pensione individuale è previsto dalla legge, il suo importo è determinato in base al salario e alla durata dei contributi, è denominato regime di “prestazione definita”.

Dietro il sistema di pensionamento a punti, la giungla del capitalismo

Il governo Macron vuole sostituire l’attuale sistema con un sistema di pensionamento a punti. Vanta l’universalità, la semplicità, la trasparenza….. mente! L’obiettivo è ridurre le pensioni di anzianità e costringere tutti i lavoratori a pensionarsi più tardi.

Oggi, ogni persona può sapere quali sono i propri diritti, in base al salario ricevuto e alla durata del periodo di contribuzione. Domani, il valore del punto, la situazione economica, il numero di pensionati, l’aspettativa di vita….. il diritto alla pensione preso per il naso. L’importo della pensione dipenderà dal valore del punto dell’anno in corso, con una formula matematica per bilanciare i conti tra entrate e uscite e tenendo conto della speranza di vita di ogni generazione….. Ci troviamo di fronte all’imprevedibilità e alla mancanza di garanzie.

Il governo continua a dire che vuole porre fine ai “regimi speciali[1]” in modo che tutti siano trattati allo stesso modo: oltre al fatto che la sua unica ambizione in questo settore è quella di abolire i diritti ottenuti da varie categorie di lavoratori con le lotte; ed è facile notare che in realtà, col suo sistema di punti ci saranno ora tanti regimi speciali quanti sono gli individui!

Inoltre, il sistema a punti tiene conto dell’intera carriera, mentre oggi vengono presi in considerazione solo i migliori 25 anni o gli ultimi 6 mesi per il settore pubblico. Ciò ridurrà la pensione per le carriere irregolari, con interruzioni o periodi di retribuzione inferiori. Le donne sono particolarmente colpite, date le disuguaglianze che persistono. Questa controriforma li rafforzerebbe.

Il sistema a punti è contributivo, “1 euro contribuito dà gli stessi diritti”. “Una buona carriera, una buona pensione”; una cattiva carriera….. È la visione del mondo della classe dirigente, di cui Macron è uno dei portavoce, che separa “le persone che hanno successo e le persone che non sono niente[2]”.

La necessaria solidarietà

L’Union Syndicale Solidaires e le organizzazioni che ne fanno parte[3] hanno pubblicato numerosi articoli, opuscoli, organizzato corsi di formazione e dibattiti, reso disponibile materiale militante (video, adesivi, poster)[4]. Altre organizzazioni hanno fatto lo stesso. Solidaires riassume le sue esigenze come segue:

  • GIUSTIZIA SOCIALE. La sicurezza sociale, di cui fanno parte le pensioni, viene utilizzata per dare diritti a persone che non sono in grado di lavorare per mantenersi. Ma questi diritti non devono essere ridotti. Per questo motivo il sistema deve essere ridistributivo. In un momento in cui i profitti delle grandi imprese sono in costante aumento, in cui i dividendi alimentano una manciata di ultra-ricchi, è giusto chiedere loro un aumento dei salari e dei contributi previdenziali, che devono essere utilizzati per migliorare la nostra vita attuale e futura.
  • SOLIDARIETÀ INTERGENERAZIONALE. Oggi dovremmo lavorare fino all’età di 62 anni, ma l’età media alla quale le persone lasciano il lavoro è di 60 anni a causa di malattia o disoccupazione. Allo stesso tempo, i giovani fanno fatica a trovare un vero lavoro e soprattutto un vero salario. E se è vero che viviamo più a lungo, non è necessariamente bene. E allora lavorare sempre di più per un padrone, no!
  • LA PARITÀ DI GENERE. Le disuguaglianze nel mondo del lavoro e della famiglia hanno un impatto sui salari e sull’occupazione femminile e si amplificano al momento della pensione, lasciando molte donne senza mezzi per vivere. Non vogliamo l’elemosina, ma un sistema pensionistico che corregge la discriminazione piuttosto che amplificarla. Questo è il senso di un sistema di solidarietà.

Per tutti i piani pensionistici, tasso di sostituzione al 75% (tra il pensionamento e l’ultimo stipendio o salario).
Nessun pensionamento al di sotto del salario minimo (salario minimo definito dalla legge).
37 anni di contributi a tasso pieno.
No ai tagli.
Per pagare le pensioni, i contributi previdenziali sono richiesti su tutti i redditi distribuiti dalle imprese: salari, bonus non inclusi nei salari, partecipazione agli utili, partecipazione agli utili, dividendi, ecc.
Età legale di pensionamento a 60 anni, 55 per lavori pesanti, mantenimento dei diritti acquisiti nei settori professionali.
Mantenimento dei diritti familiari delle donne fintantoché non si raggiungono la parità di retribuzione e di assistenza all’infanzia, per l’aumento delle pensioni del livello delle disparità salariali osservate.
Sovrapprezzo previdenziale a carico del datore di lavoro equivalente a quello di un’aliquota piena sul lavoro a tempo parziale.
Attuazione del congedo parentale condiviso, retribuito con mantenimento del posto.
Sviluppo di strutture per la prima infanzia.
Diritto di tutti gli stranieri che hanno versato contributi di rimanere in Francia per poter beneficiare della loro pensione.
La sicurezza sociale copra il 100% della perdita di autonomia.
No Al sistema a punti che riduce le pensioni, aumenta le disuguaglianze e riduce la solidarietà.
Integrazione dei regimi pensionistici complementari nei regimi pensionistici di base.
Mantenere i sistemi di rendita abrogando e migliorando le riforme regressive.

Per vincere?

Lo sciopero del 5 dicembre non è uscito dal nulla. E’ stato costruito, a ritmi diversi, all’interno e dalle organizzazioni sindacali coinvolte. L’elemento unificante è stato l’appello unitario UNSA/CGC/FO/SUD/SUD/Solidaires alla RATP, poi rafforzato dalla CGT: lanciato sulla scia del fortissimo sciopero del 13 settembre, ha dato più di tre mesi per costruire uno sciopero generale rinnovabile di giorno in giorno.

Il coraggio di prendere l’iniziativa per l’allargamento ha richiesto più o meno tempo, a seconda dei gruppi militanti, ma è stato fatto. A livello interprofessionale e nazionale, Solidaires ha deciso di indire uno sciopero rinnovabile a partire dal 5 dicembre in tempi relativamente brevi, rilanciando gli appelli già fatte da alcune delle sue federazioni. In ottobre, il Consiglio confederale dell’UF ha fatto lo stesso, in termini leggermente più ambigui rispetto alla natura rinnovabile; la CGT ha adottato la stessa posizione in novembre; l’FSU tace sulla questione del rinnovo. Infine, è stata effettuata una chiamata unitaria con CGT/FO/FO/FO/FO/FSU/Solidaires. In diversi settori professionali e dipartimenti, ci sono anche CNT-SO, CNT o UNSA; a volte anche la CFDT, come nella SNCF, ma il rischio è quello si possa ritirare dal movimento il più rapidamente possibile per contribuire a spezzarlo[5].

Il clima sta scaldando come mai prima d’ora. Gli appelli sindacali allo sciopero sono in tutti i settori, oltre alle necessarie ma spesso più simboliche chiamate interprofessionali[6], sono un indicatore affidabile. Essi estendono i movimenti settoriali recenti, come quelli dei ferrovieri, degli studenti, del personale ospedaliero, ecc.

Laddove la mobilitazione sembra essere più forte, essa si basa anche su richieste settoriali, locali o addirittura di categoria. Non è un problema: per le persone in sciopero definire le loro richieste sulla base della loro vita quotidiana, cosa potrebbe essere più naturale?

Il momento dello sciopero, con le assemblee generali quotidiane, l’occupazione dei locali, le discussioni informali, è il momento in cui si stabilisce il legame tra la situazione concreta di ogni giorno e la rottura con il sistema.
Lo stesso vale per molti altri argomenti: le gerarchie spesso inutili in molte aziende? Poiché ci sono milioni di disoccupati, perché non ridurre l’orario di lavoro di tutti? Non possiamo permettercelo? Che dire dei miliardi di contributi sociali e delle tasse rubati da grandi e facoltose imprese? Che dire dei profitti degli azionisti che premiano coloro che non lavorano?

Pensioni? Un dibattito tecnocratico? Oppure una scelta politica che potrebbe consistere nel sottolineare che le pensioni di domani sono finanziate dai contributi dei lavoratori di oggi (e di ieri) e che spetta quindi ai lavoratori decidere come utilizzare questi fondi: non i padroni, non le istituzioni che li servono? La fine delle pensioni speciali? Allineando tutte le pensioni verso l’alto perché si può fare se si decide e si impone!

” Direzione del movimento o auto-organizzazione?”

L’incontro con i giubbotti gialli, al di là di alcuni esempi locali, rimane complicato. L’innegabile indebolimento di questo movimento è una delle ragioni: ma quante lotte durano più di un anno? Ma la difficoltà per gran parte del movimento sindacale a confrontarsi con questo movimento è un’altra. Essere aperti all’imprevisto è tuttavia una necessità per chiunque voglia inventare una nuova società……..

Come possiamo garantire che le migliaia di proletari che si sono tuffati nel movimento dei Giubbotti gialli trovino il loro posto in quello che si sta preparando dal 5 dicembre? Si tratta di una questione importante. Da un lato, alla fine del 2018, i giubbotti gialli hanno dimostrato che era possibile vincere una grande battaglia sociale in modo probabilmente limitato, ma in contrasto con le sconfitte sindacali. D’altra parte, per tornare alla questione della democrazia nella lotta, alla necessità di un movimento che permetta a tutti di partecipare alle discussioni, dobbiamo trovare il modo di far incontrare, completare e arricchire i gruppi di scioperanti nelle aziende con i “Ronds-points” dei giubbotti gialli. Non si tratta di collegare una delle due dinamiche all’altra, ma di crearne una nuova, più forte e comune.

La soluzione non sarà solo un “invito ad aderire alle mobilitazioni sindacali”. Non sarà facile[7], ma una tale fusione sarebbe decisiva. Si pone la questione dell’autonomia dei movimenti sociali, del ruolo di sostegno delle organizzazioni costituite: guidare il movimento o aiutare l’auto-organizzazione?

È necessario dall’inizio del movimento: un forte sciopero il giovedì 5, rinnovi il venerdì 6, una forte presenza su rotatorie, pedaggi o altri luoghi insieme ai giubbotti gialli il sabato 7? Perché “siamo qui, siamo qui….. per i diritti dei lavoratori e per un mondo migliore[8]”, è ancora un buon programma di lotta!

Il successo della lotta annunciata dipende dalle iniziative locali: è una delle lezioni del movimento delle Giubbotti giubbotti gialli è che questo deve essere combinato con azioni e convergenze nazionali che possono essere decise solo a partire dal livello locale, e non attraverso i sindacati nazionali.

La mobilitazione in Francia è tutt’altro che isolata. Il legame esiste con il movimento dei pensionati dello Stato spagnolo, che farà una manifestazione il 5 dicembre, ma anche con quanto sta accadendo in molti paesi del mondo.

La Rete sindacale internazionale di solidarietà e lotta[9] è uno strumento a tal fine. Il contesto politico francese non può essere scollegato dalla situazione mondiale: senza mitizzare o prendere i nostri desideri di realtà, si nota tuttavia che mai da molto tempo ( dal 1968…..), non ci sono mai state contemporaneamente tante rivolte popolari e alcune di grande portata, in tutti i continenti.

L’autore, uno dei leader della Rete sindacale internazionale di solidarietà e lotta

29 novembre 2019


1] Piano pensionistico diverso dal cosiddetto piano “generale”. Si tratta della funzione pubblica, delle società in cui esiste (o esisteva) uno statuto e non un contratto collettivo: SNCF, RATP, ecc. Ma anche i militari e la polizia, il cui governo protegge il regime speciale.

2] Sentenza pronunciata da Macron, meno di due mesi dopo la sua elezione nel 2017.

3] Federazioni professionali, come SUD Social Health, Solidaires Finances publiques, SUD PTT, SUD-Rail, SUD Industrie, SUD Commerce et services, SUD Education, SUD Education, etc.; sindacati interprofessionali Solidaires locales et départementales.

[4] https://retraites.solidaires.org/

5] Forse anche con l’inizio dello sciopero…..

6] Le chiamate interprofessionali hanno un importante significato politico e sono un punto di appoggio per gli attivisti nelle piccole imprese; ma in termini di mobilitazioni, hanno un impatto maggiore sulle manifestazioni che sullo sciopero. Questo dipende soprattutto dal lavoro sindacale nei servizi, nei cantieri edili, negli uffici, ecc. A questo proposito, gli appelli unitari per uno sciopero ripetibile da parte delle federazioni CGT, Solidaires e FO (a volte più ampie) sono molto significativi.

7] Vedi, in particolare, “Giubbotti gialli, intorno a una rivolta sociale”, Les utopiques n°12, edizioni Syllepse, estate 2019. http://www.syllepse.net/gilets-jaunes-autour-d-une-revolte-sociale-_r_64_i_764.html

8] Una delle canzoni che è diventata tradizionale nelle dimostrazioni dei giubbotti gialli.