Da stamattina Barcellona e le altre città grandi e piccole della Catalogna sono state sommersa da decine di migliaia di manifestanti, per protestare contro la prevista condanna dei prigionieri politici catalani. Le condanne, durissime (Junqueras, leader di Erc, solo per fare un esempio, si è preso 13 anni!), erano date per scontate, vista la totale sottomissione della magistratura spagnola ai “poteri forti”. Già nei giorni scorsi c’erano state varie mobilitazioni, che qualcuno, forse illudendosi sulla cosiddetta “indipendenza del potere giudiziario”, aveva ritenuto “premature”.  Mentre scrivo migliaia di manifestanti, nonostante la chiusura della linea della metro, sono arrivati all’aeroporto del Prat de Llobregat, per bloccarlo. Mezz’ora fa ci sono state cariche della polizia per tentare di  sbloccare l’aeroporto. Chi volesse seguire in diretta l’evoluzione degli avvenimenti può farlo seguendo il giornale on line La Directa. Resta comunque assodato che la gente, qui come in tutta la Catalogna, sta reagendo massicciamente a questa ennesima dimostrazione del fatto che lo stato spagnolo sia ancora in gran parte erede di quello franchista. Condannare a svariati anni di prigione dei leader politici solo per aver organizzato un referendum dove oltre 2 milioni di persone hanno potuto votare è un fatto gravissimo, al di là di come la si pensi sulla questione catalana. Credo che sia dovere di ogni democratico, senza necessariamente essere dei rivoluzionari, schierarsi contro la repressione violenta dello stato spagnolo. A fianco del popolo catalano. No passarán!