Come avevano minacciato, gli islamo-fascisti capeggiati dal dittatore turco Erdogan hanno attaccato, poche ore fa, il Rojava democratico, laico e confederale. I protettori degli islamo-nazisti dell’Isis vogliono farla finita con la “spina nel fianco” del movimento di liberazione curdo, yazida, arabo, turcomanno, ecc. guidato dai compagni delle YPG-YPJ. A nessun potere, imperialista o meno, può far piacere il prosperare di un’alternativa sociale e politica in un’area devastata dagli interventi imperialisti (in particolare nordamericani e russi, ma non solo), dalle faide religiose, dalla barbarie crescente. Un’oasi democratica, laica, egualitaria è un “cattivo esempio” per i popoli dell’area (oppressi tutti, senza eccezioni, da regimi tirannici) e va stroncata nel sangue. Il boia Erdogan, fanatico islamista, si presta con entusiasmo a questo ruolo vergognoso. Per questo è necessario mobilitarsi il più possibile per difendere le conquiste della rivoluzione confederale nel Rojava. Da subito bisogna boicottare apertamente la Turchia, chiedendo la rottura immediata delle relazioni diplomatiche ed economiche col regime semi-fascista di Ankara. Da basso dobbiamo muoverci per il boicottaggio attivo dei prodotti turchi presenti in Italia (già da anni è attivo il boicottaggio del turismo nel paese di Erdogan). Qui a Brescia la Leonardo (ex fabbrica Breda, in via Villa Glori) è stata oggetto di boicottaggio in due occasioni: nel 2017 da parte di Sinistra Anticapitalista, l’anno scorso da parte del Mag 47. Dobbiamo “sanzionare” la Leonardo per la terza volta. E dobbiamo sviluppare il boicottaggio degli altri prodotti turchi. Per esempio i prodotti alimentari Sezak (“Vivi con noi nel mondo Halal“, recita la loro pubblicità), l’abbigliamento Dropshipping, HSZ, Manxun, Ciunia Fashion, Chieve, ecc. Il venditore on-line Ali Baba è uno dei più coinvolti nell’ e-commerce con il paese di Erdogan, ma, ovviamente, non è il solo. E molti marchi famosi (come H&M, per esempio) producono parte del loro abbigliamento in Turchia. Da controllare da vicino è la Keytex, un’azienda nata a Brescia nel 2007 che si proclama italo-turca (la sede principale è a Istanbul). Comunque, al di là di queste prime, sommarie indicazioni, è importante l’attivizzazione di tutti quanti, a partire dal neonato coordinamento Rise Up for Rojava, per individuare gli obbiettivi del boicottaggio. Erdogan assassino! Solidarietà internazionalista con il Rojava rivoluzionario!

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