I (purtroppo pochi) lettori di questo blog sanno quanto mi piaccia “spulciare” tra i numeri. Ho l’illusione così di poter comprendere in modo meno impressionistico e soggettivo la realtà. E l’analisi dei dati elettorali serve appunto per evitare di farsi troppo condizionare da letture superficiali (quasi sempre interessate) propalate dai soliti “esperti” al servizio di questo o quello schieramento politico, ed in genere del sistema di potere. Le elezioni, ripetiamolo per l’ennesima volta, sono solo uno specchio deformato dei reali rapporti di forza. Ma sono uno dei pochi “specchi” facilmente consultabili, e sufficientemente affidabili. Ovviamente parlo dei votanti, non dei risultati in termini di seggi che, con le antidemocratiche leggi elettorali post 1993, rispecchiano piuttosto malamente gli umori della gente. Per fare solo un esempio: le elezioni in cui la destra raggiunse l’apice in termini di voti e percentuali furono quelle del 1996, vinte dal centro-sinistra più Rifondazione! Un’avvertenza: di seguito parlo di destra in genere, e aggiungo tra parentesi i voti dell’estrema destra. Ma di quale estrema destra parlo? Oltre ai gruppuscoli ultrafascisti includo in questa categoria tutti gli eredi del vecchio MSI, da AN a Fratelli d’Italia. E vi includo la Lega di Salvini. Ovviamente si pone il problema del raffronto tra l’attuale Lega e la Lega Nord di Bossi, che solo con una certa forzatura poteva essere considerata di estrema destra. Ma per comodità di esposizione ho deciso di includerla in questa categoria fin dal 1994, prima elezione fatta col sistema maggioritario e data d’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica. Come i lettori vedranno più oltre, l’Italia ha dato più o meno stabilmente circa la metà dei voti alla destra, con qualche eccezione, rientrata in breve. E vediamo i dati. Alle elezioni del 1994 alla destra vanno 16,8 milioni di voti , di cui la metà, 8,4 milioni, all’estrema destra (AN più LN), a cui si possono aggiungere con qualche difficoltà 1,8 milioni al Patto Segni, che, dopo vari zig zag, confluirà in AN nel ’99: è il 48,3% (di cui  il 21,8% all’estrema destra). Come tutti ricorderanno, furono le prime elezioni vinte dalla destra guidata da Berlusconi.

Le elezioni 1996, che molti considerano “di sinistra”, diedero alla destra ben 20 milioni di voti (record assoluto, mai più raggiunto), di cui 10 milioni (di nuovo la metà) all’estrema destra (AN, LN e MSI-Fiamma Tricolore): nonostante il 53% (26,7% all’estrema destra), vinse il centro-sinistra grazie alla divisione tra Polo e Lega.

Le elezioni del 2001 vedono un calo, a 18,6 milioni, di cui 6 milioni all’estrema destra (AN, LN, MSI e altri): 50,2% (16,6). Vinte dalla destra a guida berlusconiana.

Elezioni 2006: 19 milioni alla destra, di cui 6,5 all’estrema destra (AN, LN e altri): 49,8% (17%  all’ext. dx), perse dalla destra, per un soffio. Furono le elezioni che videro per la prima volta il PRC al governo, prodromo dei disastri successivi per la sinistra.

Le elezioni 2008 vedono un leggero calo: 18,2 milioni alla destra, di cui  solo 4,1 all’estrema (LN, La Destra, FN, altri), grazie all’assorbimento dell’ala moderata dei post-fascisti nel PdL berlusconiano: 49,9% (11,4%). Vinte dalla destra, come tutti ricorderanno, e scomparsa dal parlamento della sinistra.

Le elezioni del 2013 vedono un vero ridimensionamento della destra, grazie all’irruzione nel panorama politico del Movimento 5 Stelle:  solo 10,1 milioni alla destra, di cui 2,5 all’ext. dx (LN, FdI, La Destra, FN, CPI, ecc.): 30% (7,4% ext. dx). Sono state il punto più basso raggiunto dalla destra in Italia.

Le elezioni del 2018, vedono, per la prima volta, una destra guidata non più dal relativamente moderato Berlusconi, ma dall’estremista Salvini: i 13 milioni di voti della destra sono ormai in maggioranza ascrivibili all’estremismo fascista o para fascista: ben 7,6 milioni all’estrema destra (Lega, FdI, CP, FN, ecc.): il 39,1% (di cui 23,8% ext. dx)

Aggiungiamo il dato delle europee di quest’anno. Difficile il paragone, visto che qui vige il proporzionale (seppur con sbarramento del 4%), ma credo sia interessante parlarne, perché sono state caratterizzate come non mai dal richiamo “Al lupo, al lupo”: calano i votanti, ma la destra cresce un pochino rispetto all’anno precedente, ottenendo 13,5 milioni di voti, di cui la grande maggioranza (11,1 milioni) all’estrema destra (Lega, FdI, CP, FN, ecc.): 50,4% (di cui 41,6% ext. dx.). In termini percentuali, un ritorno, o quasi, ai fasti degli anni tra il 1994 e il 2008.

Come si vede, se si escludono il 2013 e in parte il 2018, l’elettorato conservatore e reazionario è stabile, intorno al 50%. La vera novità è la radicalizzazione a destra di questo elettorato, dovuta all’eclissi di Forza Italia e alla svolta lepenista di Salvini, emersa soprattutto alle europee di pochi mesi fa. Ma anche in questo caso si tratta di una novità relativa: l’estrema destra italiana, dopo la crisi della DC e dei partiti conservatori minori (PLI, PRI, ecc.) dei primi anni ’90, aveva mantenuto cifre analoghe a quelle del 2018 (se non addirittura superiori) per tutti gli anni ’90, e di poco inferiori fino al 2006. Con questo non voglio minimizzare i rischi della deriva autoritaria incarnata da Salvini, soprattutto dopo il prevedibile fallimento del governo giallo-rosa e se perdurerà il coma da cui è affetta la sinistra di questo paese. Ma anche sulla resistibile ascesa del clown leghista (l’amore per i pagliacci è tipica della gente di destra, come le parabole di Mussolini e Hitler ci insegnano) ci sarebbe da dire qualcosa, in termini elettorali: per esempio che il 90% del suo successo dell’anno scorso viene dallo “sfondamento” nel Centro-Sud ( premiando quindi la svolta lepenista e nazionalista). Infatti la nuova Lega nel Nord torna sostanzialmente ai risultati ottenuti da Bossi nel ’96, perdendo addirittura qualcosina in termini di voti assoluti. Sono i nuovi elettori (seppur minoritari) emiliani, toscani, laziali, calabresi, ecc. a permettere al ducetto di gonfiare il petto. Ma su questo scriverò un articolo più avanti.

Flavio Guidi

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