La settimana appena terminata ha visto mobilitarsi una parte della sinistra “radicale” bresciana a fianco del Rojava, contro l’aggressione della Turchia di Erdogan. Il coordinamento unitario Rise Up for Rojava di Brescia (a cui aderiscono il CS Mag 47, Sinistra Anticapitalista, il PRC, la Confederazione Cobas, Non Una di Meno, il Kollettivo Studenti in Lotta e alle cui iniziative ha partecipato anche la Rete Antifascista e la sezione ANPI “Caduti di Piazza Rovetta”) ha organizzato un’assemblea pubblica mercoledì 4 settembre al Carmine, davanti alla scuola elementare “Calini” (a cui hanno partecipato una quarantina di persone), un flash mob davanti alla sede di Leonardo Finmeccanica (zona Breda, vedi foto all’inizio dell’articolo) ed un presidio davanti alla base aerea italiana (ex NATO) di Ghedi (a cui han partecipato un centinaio di persone). Come si può agevolmente vedere dai numeri, non si è certo trattato di mobilitazioni di massa. La scarsa affluenza non è, secondo me, dovuta solo al poco tempo a disposizione (in 4 giorni si è organizzato il tutto, nella settimana di rientro dalle vacanze).  Sarebbe stato illusorio aspettarsi una mobilitazione internazionalista di massa (tipo quelle per il Vietnam, il Cile o il Nicaragua degli anni tra il ’68 e i primi anni ’80) in una situazione profondamente cambiata. E, credo, nessuno se lo aspettava: l’indebolimento e poi la profonda crisi del movimento operaio organizzato (e degli altri movimenti “collaterali”, come quello degli studenti, per esempio), la quasi scomparsa dall’orizzonte politico percepito di una sinistra degna di questo nome, lo tsunami ideologico neoliberista, ultra-individualista (con le successive varianti sovraniste, populiste, nazionaliste e fasciste) che da quasi 4 decenni (e in particolare negli ultimi 3) sta spazzando come un gelido uragano tutto il pianeta (e non analizziamo qui le cause strutturali profonde di questa offensiva di destra che sembra non aver fine) hanno tolto anche ai più ottimisti tra di noi le illusioni di una rapida inversione di tendenza. Ciò nonostante non posso fare a meno di notare che l’affluenza è stata particolarmente ridotta, nonostante il generoso impegno dei compagni (in particolare di quelli legati al CS Mag 47, più giovani e più disposti a mettersi in gioco). Per quanto ridottasi negli ultimi anni, la capacità di mobilitazione dell’estrema sinistra bresciana resta comunque misurabile in termini di svariate centinaia (in alcuni casi migliaia) di persone. Fatta la tara della precipitazione e della data (come detto sopra), e pure del fatto che manifestare nel “deserto” della base non stimola di certo chi non è particolarmente militante; fatta pure la tara dei (si spera pochi) compagni che, pur richiamandosi a questo o a quel gruppo della sinistra, non hanno voglia di battersi per il Rojava (colpevole di aver accettato l’aiuto militare degli USA e di alcuni loro alleati), resta il fatto che le cifre sono state al di sotto delle aspettative (almeno delle mie). Cifre poco più che simboliche, che testimoniano, come già scrivevo in un altro articolo) di quanto il Rojava sia solo. E il fatto che buona parte dei compagni, anche militanti, anche sinceramente internazionalisti, abbia snobbato un’iniziativa per quella che, a tutt’oggi, sembra essere la punta avanzata (con tutti i suoi limiti, dovuti al 99% a fatti strutturali difficilmente superabili) della rivoluzione mondiale, la dice lunga sulla devastazione dei livelli di coscienza anche nelle nostre file.

Flavio Guidi

Annunci