di Franco Turigliatto

Alla fine dunque il dominus attuale della politica italiana, Salvini, ha fatto le sue scelte “irrevocabili” valutando che il quadro governativo dell’alleanza con il M5S aveva ormai dato tutto quello che gli serviva e che poteva andare all’incasso delle elezioni nel più breve tempo possibile, tenuto conto del delicato passaggio autunnale della finanziaria, 

Tra lunedì e martedì aveva portato a casa sia il decreto sicurezza bis, sia la Tav che avevano messo in luce la subalternità, l’inconsistenza politica e le contraddizioni sempre più forti del M5S, sia la irrisoria qualità dell’opposizione del PD e le sue divisioni interne; Renzi ha ancora voce in capitolo e continua a non escludere una possibile scissione di destra. Il capo della Lega ha quindi chiesto la resa totale ed incondizionata del M5S, un suicidio politico totale che  questa formazione, pur temendo il nodo scorsoio delle elezioni, non poteva accettare. Di qui l’accelerazione finale di Salvini.

Vedremo nei prossimi giorni quali saranno le manovre e le contorsioni dei vari soggetti politici per scaricare sugli altri le responsabilità della crisi e delle scelte politiche fatte, ed anche se ci sarà qualche colpo di scena ulteriore, nel tentativo di far quadrare i tempi per il varo della legge finanziaria. Resta il fatto che la corsa verso le elezioni è aperta e che per tutti (qualcuno la sta facendo da mesi) è l’ora di una campagna elettorale che si preannuncia quanto mai drammatica e deviante dai veri interessi delle classi lavoratrici e dei più ampi strati sociali.

In realtà siamo di fronte non solo a una crisi governativa, ma a una crisi istituzionale latente che non potrà che inasprirsi mettendo in evidenza la crisi di direzione della classe dominante. Lo stesso governo giallo verde era già un’espressione delle difficoltà della borghesia a disporre di forze politiche e di governi pienamente coerenti coi suoi disegni. Il governo del “contratto” aveva in se alcune contraddizioni di fondo e la resistibile, ma rapida ascesa, di Salvini non poteva che portare a una resa dei conti in tempi relativamente brevi. Per di più l’operato di Salvini e della Lega, caratterizzato da forzature continue, da azioni fuori dal quadro formale delle regole della democrazia parlamentare borghese (già presente per altro in governi precedenti), dall’imposizione di leggi come quelle sulla sicurezza, del tutto estranee ai dettati costituzionali, stanno operando come un grimaldello di scasso del sistema politico dato. Per diventare il “capo politico nazionale” per costruire e mantenere un consenso popolare Salvini farà altre incursioni nel sistema democratico già fortemente scosso.

In questa vicenda il ruolo del Presidente Mattarella, a differenza di quanto pensano molti degli oppositori di Salvini, è stato del tutto negativo, favorendo invece proprio la sua affermazione: prima ha cercato ad ogni costo la formazione del governo gialloverde, poi ha firmato e controfirmato le sue peggiori leggi, compreso ieri il decreto sicurezza bis cercando di salvarsi l’anima facendo alcuni rilevi critici privi di operatività, infine ha lavorato per tenere in piedi l’esecutivo fino all’ultimo; è intervenuto in modo critico verso il governo Conte solo quando sono sembrati in discussione, per altro in modo irrisorio, i sacri parametri liberisti dell’Europa capitalista. Se la crisi democratica avrà ulteriori processi negativi la responsabilità politica sarà anche sua.

In questo quadro politico e sociale assai difficile per le forze della sinistra di classe è più che mai necessario tenere fortemente legate insieme la battaglia democratica e quella sociale.

Le battaglie democratiche per contrastare le forze politiche reazionarie e fasciste e impedire la loro affermazione vanno fatte, ma senza la contestuale battaglia sociale, senza la costruzione di un movimento di lotta e rivendicativo che sappia far valere gli obiettivi e gli interessi di quella che nello Stato Spagnolo viene chiamata la “maggioranza sociale”, non ci sarà la forza per reggere l’onda d’urto del populismo regressivo delle destre.

E questa impostazione strategica deve determinare anche il tipo di alleanze possibili e praticabili senza fare il gioco di quelli che con le politiche passate dell’austerità hanno creato le condizioni per l’ascesa delle destre.

Il Pd pensa di poter tornare pienamente protagonista, semplicemente stando fermo, autoproclamandosi il “baluardo” democratico di fronte alla Lega, gestendosi una rendita di posizione che utilizza e sfrutta i sentimenti democratici e solidali che ancora per fortuna albergano in una parte larga della società, ma indirizzando tutto questo nel quadro dell’Europa liberista e borghese. Non funzionerà di fronte all’irruenza popolaresca di Salvini e soci. Possibile che gli permetta di mantenere in piedi il PD, ma non certo le condizioni di vita delle larghe masse e la coscienza democratica delle stesse. 

La situazione peggiorerebbe ancora se qualcuno a sinistra pensasse che la strada da seguire fosse una nuova alleanza col PD.

Salvini si è mosso verso le elezioni anche perché ha capito che qualcosa si stava muovendo sul piano sociale, che l’autunno presentava già diverse iniziative di mobilitazione, che alcune categorie di lavoratori già presentavano caratteri più dinamici, che molte passività potevano essere superate e che il quadro sociale poteva anche mutare rapidamente e quindi evidenziare la sua demagogia e contenere i suoi consensi. 

La prima cosa da fare per le forze di classe è quindi mantenere in piedi ed anzi sviluppare queste possibilità di ripresa sociale, non farsi ingoiare dal solo confronto elettorale, mantenere insieme battaglia democratica e politica con quella sociale rivendicativa, come strumenti fondamentali per ricostruire una prospettiva di alternativa a sinistra.

Invitiamo tutte le forze sociali e politiche democratiche e di classe a incontrarsi a pensare insieme un’unità d’azione per render l’autunno un po’ diverso da quello che ha in mente Salvini, ma anche Zingaretti e la Confindustria. Se si prova a fare questo è forse anche più facile costruire una auspicabile e necessaria unità ampia e plurale sul difficile ed impervio terreno elettorale; ma, per l’appunto, indipendente, di classe, alternativo alle ingannevoli sirene populiste fascisteggianti, ma anche al PD, cioè alle diverse espressioni politiche delle varie frazioni della classe dominante che sono ormai le uniche che si possono udire o leggere sui diversi media.

Sono battaglie quelle sociali e quelle politiche non facili, ma indispensabili. Dobbiamo provare a farle nel migliore  dei modi con consapevolezza unitaria.

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