I demoni chiapanechi

Luis Hernández Navarro

Il corpo senza vita di Ignacio Pérez Girón è comparso a lato della strada Tuxtla Gutiérrez-San Cristóbal. Presentava segni di tortura. Due giorni prima, il 4 maggio scorso, la sua famiglia ne aveva denunciato la scomparsa.

Pérez Girón era sindaco del municipio indigeno di Aldama, negli Altos del Chiapas. Aveva 45 anni. Mesi prima, a gennaio 2019, aveva denunciato l’attacco armato alla comunità da parte di paramilitari.

Da febbraio 2018, i coloni di Aldama vivono un’autentica crisi umanitaria. Diverse comunità del municipio sono vittime costanti di attacchi armati da parte di gruppi paramilitari. Sono state assassinate 25 persone e ferite varie decine. Inoltre, più di 2 mila sono stati sfollate violentemente dalle proprie case e villaggi. Chi esce dalla sua proprietà per andare a lavorare, corre il pericolo di essere assassinato. Gli aggressori provengono dai villaggi di Santa Martha e Saklum, nel vicino municipio di Chenalhó.

In cinque diverse occasioni, Pérez Girón aveva chiesto al governo statale di installare tavoli di dialogo per disattivare il conflitto. Prima dell’assassinio, il giornalista di Rompeviento Tv, Ernesto Ledesma, in tre occasioni aveva interpellato il presidente Andrés Manuel López Obrador circa le aggressioni in questa regione. Dopo il crimine di Pérez Girón, è tornato a farlo. Dal luogo dei fatti ha realizzato di prima mano quattro reportage con molte testimonianze (https://bit.ly/2wesaOn). Né la presenza della polizia né militare hanno fermato gli attacchi. Chi è in possesso di armi ad uso esclusivo dell’Esercito si muove liberamente.

Il conflitto risale al 1977, quando il governo consegnò a Santa Martha 60 ettari di terra di proprietà di Aldama. Secondo la giunta di buon governo del caracol di Oventik, i tre livelli di governo passati e presenti sono responsabili della divisione, scontro, paura e rottura della vita comunitaria. Perché imbastirono accordi mai realizzati mettendolo ancora più legna sul fuoco per dividere le comunità.

La violenza in Aldama e Chalchihuitán è conseguenza della liberazione degli assassini materiali di Acteal. Il 22 dicembre 1997, ad Acteal, Chenalhó, furono giustiziati selvaggiamente dai paramilitari 45 tra uomini, donne e bambini mentre pregavano per la pace in una cappella (https://bit.ly/2ELb9A8). Malgrado fossero stati pienamente identificati dai parenti delle vittime, la Suprema Corte di Giustizia della Nazione liberò gli omicidi a partire dal 2009, adducendo che non c’era stato un giusto processo. I criminali non hanno mai consegnato le armi con le quali perpetrarono il massacro.

Il principale promotore della campagna per liberare gli assassini di Acteal è stato Hugo Eric Flores, legato alla teologia della prosperità neo-pentecostale, molto vicino agli inizi della sua corsa politica ad Ernesto Zedillo, presidente del Messico quando fu compiuto il massacro. Dirigente del partito Encuentro Social, attualmente è il superdelegato della Quarta Trasformazione nello stato di Morelos.

I paramilitari di Chenalhó che nell’ultimo anno hanno attaccato i coloni di Aldama sono gli stessi che hanno ucciso i membri di Las Abejas ad Acteal quasi 22 anni fa, o sono parenti dagli assassini. Rosa Pérez, l’ex presidentessa municipale di Chenalhó, figura chiave nella ripresa dei gruppi di civili armati, è parente di chi ha perpetrato il massacro. Abraham Cruz, fino a poco tempo fa tesoriere municipale, è figlio del pastore che benedisse le armi degli assassini.

Come hanno dichiarato gli sfollati di Aldama, Rosa Pérez ed Abraham Cruz, attuale sindaco di Chenalhó, hanno riorganizzato il gruppo paramilitare presente da anni in quel municipio, creato dall’Esercito (https://bit.ly/2Xle8q7).

Quanto successo a Chenalhó, Chalchiuitán ed Aldama non è un fatto isolato. Praticamente in tutti gli angoli della geografia chiapaneca vecchi e nuovi cacicchi (indigeni e meticci), si disputano il controllo del territorio per mezzo della violenza. Membri della comunità chol di San José El Bascán, nel municipio di Salto de Agua, sono a rischio di attacco armato e sgombero forzato.

Invece di servire a mettere in ordine ne demoni del paramilitarismo, la presenza dell’Esercito nello stato sembra essere concentrata nell’accerchiare e vessare i territori zapatisti. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas ha rilevato che dalla fine del 2018 è raddoppiato il numero di incursioni dell’Esercito Messicano nella sede della giunta di buon governo, nel caracol della Realidad.

Lungi dall’affrontare i gruppi di potere locali, il governo statale guidato dal morenista Rutilio Escandón, li protegge. I figli e i nipoti della vecchia oligarchia finquera occupano ora posizioni chiave nell’amministrazione della Quarta Trasformazione chiapaneca. Il mandatario statale ed i suoi funzionari sono parte del problema, non della soluzione.

Il fantasma di Acteal si aggira in territorio chiapaneco. I demoni sono liberi. Da sopra gli hanno aperto la porta.

Twitter: @lhan55

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/06/04/opinion/016a2pol# 

COMUNICATO DEL CNI-CIG E DELL’EZLN SULLA VIOLENZA SCATENATA CONTRO I POPOLI ORIGINARI

 

Ai popoli del mondo

Alle reti di appoggio al CIG

Alla Sexta nazionale ed internazionale

Ai mezzi di Comunicazione

 

Il passaggio del capitalismo neoliberale sta segnando i suoi passi col sangue dei nostri popoli, dove la guerra cresce perché non cediamo la nostra terra, la nostra cultura, la nostra pace ed organizzazione collettiva; perché non cediamo nella nostra resistenza né ci rassegniamo a morire.

Denunciamo il vile attacco perpetrato lo scorso 31 maggio contro la comunità indigena nahua di Zacualpan, a membri del Congresso Nazionale Indigeno nel municipio di Comala, Colima, nella quale un narco-paramilitare ha sparato con armi di grosso calibro contro un gruppo di giovani uccidendone uno e ferendone gravemente altri tre.

Di questi gravi fatti riteniamo responsabili i tre livelli del malgoverno che permettono a questi gruppi narco-paramilitari di agire nella regione, in particolare il direttore di pubblica sicurezza Javier Montes García. Esigiamo il pieno rispetto degli usi e costumi della comunità indigena nahua di Zacualpan.

Condanniamo l’aggressione e la distruzione avvenute all’alba del 31 maggio nelle località di Rebollero e Río Minas, appartenenti alla comunità binizza di San Pablo Cuatro Venados, nel municipio di Zachila, Oaxaca, per mano di un gruppo armato che con uso di violenza ha distrutto le case di decine di famiglie.

Un numeroso gruppo di persone è entrato nelle località sparando con armi di grosso calibro e, dopo aver sparato a lungo, con macchinario pesante ha abbattuto le case, costringendo le compagne ed i compagni, tra i quali molti minorenni, a fuggire e rifugiarsi in montagna.

Hanno abbattuto 24 abitazioni, bruciato mais ed altri cereali immagazzinati come sementi per la semina, hanno bruciato i beni personali della comunità come abiti e scarpe. Inoltre, hanno rubato bestiame, impianti di generazione di energia e serbatoi d’acqua.

Condanniamo la repressione ed i soprusi commessi contro i nostri compagni e compagne della comunità indigena otomí residente a Città del Messico che in maniera violenta sono stati sgomberati da gruppi di scontro al servizio del malgoverno e delle imprese immobiliari, insieme a centinaia di granaderos al servizio di Néstor Núñez, sindaco del Comune di Cuauhtémoc, lo scorso 30 maggio alle ore 11:00 dall’accampamento di via Londres No. 7, Col. Juárez, dove la comunità otomí vive in strutture provvisorie dal terremoto del 19 settembre 2017.

Condanniamo l’assedio narco-paramilitare che gruppi criminali, finanziati ed appoggiati dai tre livelli del malgoverno e da tutti i partiti politici, stringono intorno alle comunità del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG-EZ) nel municipio di Chilapa e José Joaquín de Herrera, che in autonomia e con la loro lotta costruiscono la pace.

Rivolgiamo un appello ai popoli del Messico e del mondo a vigilare ed essere solidali con la lotta delle genti di Guerrero, a rompere il cerchio che impone la violenza per l’appropriazione capitalista dei territori indigeni che limita l’ingresso di generi alimentari e medicine. Esortiamo a sostenere la raccolta di viveri da destinare alle comunità colpite, come mais, riso, fagioli, peperoncini in scatola, zucchero, sardine, tonno, carta da bagno, pannolini e medicine, nella sede di UNIOS, in via Dr. Carmona y Valle No. 32, colonia Doctores, a Città del Messico.

Ribadiamo che la nostra madre terra non è in vendita né al capitale né a nessuno, la nostra esistenza non si negozia e pertanto neppure la resistenza dei nostri popoli.

Distintamente
Giugno 2019
Per la ricostituzione integrale dei nostri popoli

Mai più un Messico senza di noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo http://chiapasbg.com/2019/06/05/ezln-cni-contro-violenza/

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/06/04/comunicado-del-cni-cig-y-el-ezln-ante-la-violencia-desatada-contra-los-pueblos-originarios/

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