Dopo aver parlato dei 5 paesi più importanti dell’UE (che rappresentano quasi i due terzi degli abitanti e del PIL), diamo una rapida occhiata ad alcuni altri paesi, cercando di schematizzare in una battuta i risultati estremamente diversi, se non opposti. Si va dalla Polonia, il “fanalino di coda” europeo per la sinistra (non è una novità, si sa che l’Europa orientale è storicamente il “ventre molle”, la Vandea d’Europa, nonostante le verniciatine pseudo-socialiste dei tempi dello stalinismo e del post-stalinismo), al Portogallo, punta di lancia per la sinistra (che sfiora il 60% dei voti, con la sinistra “radicale” che è intorno al 20). Passando per la Danimarca, dove l’estrema destra crolla, perdendo i due terzi dei voti, fino alla Grecia che, dopo il voltafaccia di Tsipras, vede la rimonta della destra moderata (ma con l’estrema destra che si dimezza) o alla Svezia, che invece sembra consolidare un’estrema destra minoritaria ma stabile, o alla Repubblica Céca, unico paese dell’ex socialismo “reale” a mantenere in vita una sinistra relativamente influente. Sembra che le fortune della sinistra, in particolare quella più radicale, vadano crescendo a mano a mano che si va verso ovest (Penisola Iberica) e verso nord. Anche qui, è una conferma, più che una novità, per chi non si accontenta dei simbolini e delle etichette appiccicate artificiosamente dopo il 1945 (tipo Polonia o Ungheria “socialiste”, roba da far rivoltare Warski o Deutscher, e pure Bela Kun, nella tomba!). Questa volta ci limiteremo ad analizzare molto brevemente le percentuali di votanti (bassissime nell’Est Europa, non certo segno di “euroscetticismo”, a mio avviso, ma semplicemente di qualunquismo e analfabetismo politico) e il differenziale rispetto al 2014, trascurando per questioni di spazio i dati delle ultime elezioni politiche. Cominciamo dall’unico grande paese che può contendere all’Italia la palma del voto squallido e razzista, la Polonia dei preti e degli integralisti cattolici con la testa nel Medio Evo. Qui c’è stato un notevole incremento di votanti: si passa dal 38% del 2014 al 45,7% di quest’anno: tutto a favore dell’estrema destra nazional-cattolica (tanto amica dei franchisti, se non dei nazisti), mentre persino i liberali vengono castigati. I primi passano da un già ragguardevole 40,3% (2014) ad un incredibile 53,7%: la Polonia dei kapò di Auschwitz che rialza la testa! La destra moderata e pro-UE si ferma al 39%, quasi 10 punti in meno rispetto a 5 anni fa. Ma è la “sinistra” che rischia di scomparire, con un risicato 7,5% (quasi la metà dei voti di 5 anni fa).

(continua)

V.S.

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