1 maggio 19Pubblichiamo il contributo del compagno Vic, militante di Sinistra anticapitalista:

Sono le 8.50 del mattino. Sono davanti alla sede del partito. Apro. – Ah. Hanno già preso lo striscione e le bandiere. Bene. Num – Via, sottovia, piazza Repubblica… palpitazioni, tachicardia  improvvisa: accosto, scendo… Sono davanti alla CdL, mi dice qualcosa, ma non molto: c’è anche un’insegna con scritto Cgil…ma certo… ricordo: quante assemblee, direttivi, il “mio” sindacato è –  o era – un’altra cosa. Ma dove sto andando? Cazzo, non lo so. Amnesia totale. Interrogo quell’insegna rossa ma non ho risposte. Un lampo, una voce che raramente ma testardamente mi risuona in testa: ma c’è una strada che porta direttamente al socialismo? Sento forte questo richiamo ma constato che mi sono perso. Perso?! Il cellulare, lo smartphone, ah! onnipotenza della tecnologia. Google-maps può esserti d’aiuto. Subito cerco “via al socialismo”, ma… risultato zero. Digito “via al comunismo” e mi dà Rifo, via Cassala. Mi avvio speditamente. Passano i minuti. Ho paura di essere andato oltre. A destra vedo qualcosa di funereo, sono in via Industriale, a sinistra mi pare di vedere qualcosa di sinistra o di sinistro; chiedo ad un passante se conosce la via che porta al comunismo: “sei arrivato”, mi dice, indicandomi il cancello a sinistra, “è qui la terra del proletariato, M47, il marxismo materializzato”. -Ma è chiuso- gli faccio. “Per forza, oggi è il 1° maggio. Sono tutti in piazza Garibaldi, a festeggiare” -Grazie, ci vado di corsa. Finalmente ho trovato il comunismo. Vado a far festa anch’io, grazie. Per dove?- “Avanti e poi a sinistra, avanti tutta a sinistra, non puoi sbagliare”. Mi avvio di corsa. Vedo già bandiere rosse in fondo a quella che mi dicono sia via Milano. Arrivo. Uno striscione reca la scritta Lotta comunista. Ci sono. Un tipo con la cravatta mi dice qualcosa, cercando di vendermi una specie di giornale. Non capisco. Di colpo mi sovviene possa trattarsi di un testimone di Geova. Lo evito. Fuggo e mi immergo in una impressionante marea di gente. È un corteo. Ma certo. Ora ricordo. È il corteo del 1° maggio. Prendo la testa del corteo. Quante bandiere di Cisl, tante quasi come non mai, poche di Uil – sempre antipatiche, ché non riesco a vederci se non il sindacato giallo – e tantissime bandiere rosse cgielline, dalle quali mi sento attirato. Mi avvicino. Un’amica mi chiama: “Vic, finalmente ti si vede a un corteo”. Esito un attimo, ma poi mi riprendo, so che una pdina convinta, e mi ritraggo urlandole: – Ma che cazzo dici, io ci sono sempre. Se mai tu, che cazzo c’entri col 1° maggio? Non ti/vi basta aver affossato i diritti conquistati con le lotte dei lavoratori, festeggiate il jobs act o cosa? Il patto con la confindustria? – Cerco lungo il corteo. Mi sovviene che i miei compagni saranno quasi in coda dietro lo striscione del partito. Ecco, ne vedo le bandiere. Vado loro incontro. Mi fermo. Che è sto striscione? Senza confini. Che roba è? Rammento che c’era anche al corteo del 25 aprile? Forse un gruppo partigiano? Che faccio? Non so che fare. Più in là due compagne mi chiamano. Le riconosco, sì le riconosco e con loro altri due compagni: tutti del mio partito. Vado con loro. Camminiamo insieme. Superiamo il palco delle OO.SS.. Largo Formentone ci accoglie. La musica martellante degli alternativi mi stravolge il cervello. Di nuovo battiti intensi e frettolosi. Devo sedermi. Datemi un bar. Mi rimbomba in testa ripetutamente “la via del comunismo… la via al socialismo… dov’è?  dov’è?” Il mio sguardo è ipnoticamente fisso sulla mano che regge il calice pieno di “pirlo”, rosso. Vedo, magneticamente attratto, il rosso, mi ci immergo gli occhi, e vedo… e vedo nel rosso il rosso sangue deilore rivoluzionari, il sangue rosso dei lavoratori morti sul lavoro, purtroppo sempre in aumento, il rosso colore del comunismo.

È sera tardi. Sono ancora seduto. Il tavolo è però un altro, e non è lo stesso locale. Sono in via Pile, da Rifo. Reggo ancora un calice di vino nella mano, vino rosso. Un duo suona bei vecchi pezzi blues. Me li ricordo. Mi viene voglia di ballare. La musica finisce. I compagni del Prc sono stanchi. Hanno lavorato oggi 1° maggio la Manu, Gigi, Giorgio…È ora di andare… a casa. Accendo la TV: c’è ancora il Concertone… riecheggia la voce di Francesco Motta “Dov’è l’Italia amore mio, mi sono perso, mi sono perso, mi sono perso anch’io”

Vic

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