di Michael Lowy

Come ha scritto Michael Löwy, i Freikorps che uccisero Rosa Luxemburg – la “fondatrice del Partito comunista tedesco (Lega Spartachista)” -, erano una “banda di ufficiali e militari controrivoluzionari” che rappresentava il “futuro vivaio del partito nazista” [1].

Furono inviati a Berlino dal ministro socialdemocratico Gustav Noske per stroncare la rivolta spartachista e sconfiggere il tentativo di una rivoluzione in Germania. Per ricordare la filosofa rivoluzionaria polacca, a cento anni dalla sua morte, Tysm pubblica un testo di Löwyche sottolinea la vitalità della sua lezione. 

Ringraziamo Löwy per averci concesso di pubblicare un testo inedito in lingua italiana apparso originariamente sul numero 59, 2016 della rivista francese Agone. Un’altra versione è pubblicata in Löwy, Rosa Luxemburg. L’étincelle incendiaire, Montreuil, Le temps des cerises, 2018. 

Tratto da; http://www.tysm.org PHILOSOPHY AND SOCIAL CRITICISM

La traduzione è di Alessandro Simoncini.

Rosa Luxemburg e la critica della democrazia borghese

L’approccio estremamente  dialettico di Rosa Luxemburg allo Stato borghese e alle sue forme democratiche le permette di sfuggire tanto agli approcci social-liberali (á la Bernstein), che negano il loro carattere borghese, quanto a quelli di un certo marxismo volgare, che non tengono in considerazione l’importanza della democrazia. Fedele alla teoria marxista dello Stato, Rosa Luxemburg insiste sul suo carattere di “Stato di classe”. Ma aggiunge immediatamente: “[questo] non dovrebbe essere preso nel suo significato rigido, assoluto, bensì in un senso dialettico”. Che cosa significa? Da una parte, che “nell’interesse dell’evoluzione sociale [lo Stato] assume diverse funzioni di interesse generale”; ma allo stesso tempo che “lo fa esclusivamente perché e fintantoché questi interessi e l’evoluzione sociale coincidono con gli interessi della classe dominante” [1]. L’universalità dello Stato è quindi severamente limitata e, in larga misura, negata dal suo carattere di classe.

Un altro aspetto di questa dialettica è la contraddizione tra la forma democratica e il contenuto di classe: quanto al loro contenuto “le istituzioni formalmente democratiche diventano […] sostanzialmente strumenti degli interessi della classe dominante”. Ma Rosa Luxemburg non si limita a questa constatazione, che è un topos classico del marxismo; non solo non disprezza la forma democratica ma mostra che può entrare in contraddizione con il contenuto borghese: “questo si palesa in modo evidente nel fatto che, non appena la democrazia tende a smentire il suo carattere classista ed a trasformarsi in uno strumento dei reali interessi del popolo, le stesse forme democratiche vengono sacrificate dalla borghesia e dalla sua rappresentanza statale” [2]. La storia del ventesimo secolo è attraversata da una parte all’altra da esempi di questo genere di “sacrificio”, dalla guerra civile in Spagna fino al colpo di Stato del 1973 in Cile: non sono eccezioni ma la regola. Fin dal 1898 Rosa Luxemburg aveva previsto, con impressionante acume, quello che sarebbe accaduto nel corso di tutto il secolo seguente.

Dialettica dello Stato borghese

Alla visione idilliaca della storia come “Progresso” ininterrotto, come evoluzione necessaria dell’umanità verso la democrazia e, soprattutto, al mito di un nesso intrinseco tra capitalismo e democrazia, Rosa Luxemburg oppone un’analisi sobria e senza illusioni della diversità dei regimi politici: “il progresso costante della democrazia che al nostro revisionismo come pure al liberalismo borghese, appare la legge fondamentale della storia umana, o almeno della storia moderna, visto più da vicino risulta essere una chimera. Fra sviluppo capitalistico e democrazia non può essere stabilito alcun rapporto generale assoluto. La forma politica è di volta in volta la risultante della somma complessiva di fattori politici interni ed esterni, ed accoglie entro i propri confini tutta la scala che conduce dalla monarchia assoluta alla repubblica democratica” [3].

Quello che Rosa Luxemburg non poteva naturalmente prevedere sono le forme statali autoritarie ben peggiori delle monarchie: i regimi fascisti e le dittature militari che si sono sviluppate nei paesi capitalisti – tanto del centro quanto della periferia – per tutto il corso del ventesimo secolo. Rosa Luxemburg ha però il merito di essere una delle poche nel movimento operaio e socialista a diffidare dell’ideologia del Progresso – comune ai liberali borghesi e a una buona parte della sinistra – e di mettere in evidenza la perfetta compatibilità del capitalismo con delle forme politiche radicalmente anti-democratiche […].

Non solo non c’è affinità particolare tra la democrazia e la borghesia, ma spesso è in lotta contro questa classe che le avanzate democratiche hanno luogo: “in Belgio, infine, la conquista democratica del movimento operaio – il suffragio universale – è indubbiamente legata alla debolezza del militarismo, cioè alla particolare situazione geografico-politica del Belgio; è, innanzi tutto, un «pezzo di democrazia» conquistato a prezzo di lotte non dalla borghesia quanto contro la borghesia” [4].

È solo il caso del Belgio o è piuttosto una tendenza storica generale? Rosa Luxemburg sembra propendere per la seconda ipotesi, considerando che la sola garanzia della democrazia è la forza del movimento operaio: “oggi il movimento operaio socialista è e può essere l’unico punto d’appoggio della democrazia, e […] non i destini del movimento socialista sono legati alla democrazia borghese, ma piuttosto i destini dello sviluppo democratico sono legati al movimento socialista. La democrazia non diventa più vitale nella misura in cui la classe operaia rinuncia alla lotta per la sua emancipazione, ma al contrario nella misura in cui il movimento socialista diventa abbastanza forte per contrastare le conseguenze reazionarie della politica mondiale e della diserzione borghese. Perciò chi desideri il rafforzamento della democrazia deve desiderare anche il rafforzamento non l’indebolimento del movimento socialista, perché con la cessazione degli sforzi socialisti anche il movimento operaio e la democrazia vengono a cessare” [5].

In altri termini, agli occhi di Rosa Luxemburg la democrazia è un valore essenziale che il movimento socialista deve salvare dai suoi avversari reazionari tra i quali si trova la borghesia, sempre pronta a tradire le sue proclamazioni democratiche se i suoi interessi lo esigono. […] La sorprendente affermazione secondo cui la sorte della democrazia è legata a quella del movimento operaio e socialista è stata anch’essa confermata dalla storia dei decenni successivi: la sconfitta della sinistra socialista – a causa delle sue divisioni, dei suoi errori, o della sua debolezza – in Italia, Germania, Austria, Spagna, ha condotto al trionfo del fascismo, con il sostegno delle forze principali della borghesia, e all’abolizione di ogni forma di democrazia per lunghi anni (in Spagna per decenni).

Il rapporto tra il movimento operaio e la democrazia è eminentemente dialettico: la democrazia ha bisogno del movimento operaio e, viceversa, la lotta del proletariato ha bisogno della democrazia per svilupparsi: “se per la borghesia la democrazia è diventata un elemento in parte superfluo, in parte di ostacolo, essa per la classe operaia, invece, è diventata necessaria e indispensabile. Necessaria, prima di tutto in quanto offre le forme politiche (autogoverno, diritto elettorale) che serviranno al proletariato da appigli e punti di appoggio nella sua opera di trasformazione della società borghese. Ma anche indispensabile, perché solo in essa, nella lotta combattuta per la democrazia, nell’esercizio dei diritti democratici, il proletariato diviene cosciente dei propri interessi di classe e dei propri compiti storici” [6].

La formulazione di Rosa Luxemburg è complessa. In prima battuta sembra affermare che è grazie alla democrazia che la classe operaia può lottare per trasformare la società. Questo vorrebbe dire che nei paesi non democratici questa lotta è impossibile? Al contrario – insiste la rivoluzionaria polacca – è nella lotta per la democrazia che la coscienza di classe si sviluppa. Rosa Luxemburg pensa senza dubbio a paesi come la Russia zarista – compresa la Polonia – dove la democrazia non esiste ancora e dove la coscienza rivoluzionaria si risveglia proprio nella lotta democratica. È ciò che si vedrà pochi anni più tardi con la rivoluzione russa del 1905. Ma Rosa Luxemburg pensa anche, probabilmente, alla Germania guglielmina, dove la lotta per la democrazia è lungi dall’essere compiuta e trova nel movimento socialista il suo principale soggetto storico. In ogni caso, lungi dal disprezzare le “forme democratiche”, che distingue dalla loro strumentalizzazione e manipolazione borghese, lei associa strettamente il loro destino a quello del movimento operaio.

Quali sono quindi le forme democratiche importanti? Nel 1898, Rosa Luxemburg ne ha menzionate soprattutto tre: il suffragio universale, la repubblica democratica, l’auto-amministrazione; più tardi – per esempio riguardo alla rivoluzione russa nel 1918 – aggiungerà le libertà democratiche: libertà di espressione, di stampa, di organizzazione. Che dice del Parlamento? Non rifiuta la rappresentanza democratica in quanto tale, ma diffida del parlamentarismo nella forma corrente al suo tempo: lo considera come “un metodo specifico dello Stato di classe borghese per recare a maturità e a pieno sviluppo le contraddizioni capitalistiche” [7]. Rosa Luxemburg tornerà su questo dibattito più tardi in articoli polemici contro Jaurès e i socialisti francesi, che accuserà di voler arrivare al socialismo passando per “la placida palude […] di un parlamentarismo senile”. Il degrado di questa istituzione si dà a vedere nella sua sottomissione al potere esecutivo: “l’idea in sé razionale che il governo non deve smettere di essere lo strumento della maggioranza della rappresentanza popolare è rovesciata nel suo contrario dalla pratica del parlamentarismo borghese: ossia la dipendenza servile della rappresentanza popolare alla sopravvivenza del governo presente”. Rosa Luxemburg accoglie con favore, in questo contesto, i rivoluzionari francesi. Essi hanno infatti compreso che l’azione legislativa nel Parlamento – utile per strappare qualche legge favorevole ai lavoratori – non può sostituirsi all’organizzazione del proletariato per la conquista del potere politico per via rivoluzionaria [8].

Le contraddizioni della democrazia borghese: militarismo, colonialismo

Le democrazie borghesi “realmente esistenti” si caratterizzano per due dimensioni profondamente anti-democratiche, strettamente correlate: il militarismo e il colonialismo. Nel primo caso, si tratta di un’istituzione, l’esercito gerarchico, autoritario e reazionario, che costituisce una sorta di Stato assolutista in seno allo Stato democratico. Nel secondo, si tratta dell’imposizione con la forza delle armi di una dittatura ai popoli colonizzati dagli imperi occidentali. Come ricorda Rosa Luxemburg in Riforma sociale o rivoluzione?, il suo carattere di classe obbliga lo Stato borghese, anche se democratico, ad accentuare sempre di più la sua attività coercitiva in campi che servono solo gli interessi della borghesia, “come il militarismo e la politica doganale e coloniale” [9]. La denuncia di questa “attività coercitiva”, militarista e imperialista, sarà uno dei principali assi della critica indirizzata da Rosa Luxemburg allo Stato borghese.

Dal punto di vista capitalista: “il militarismo è divenuto oggi indispensabile sotto tre aspetti: primo, come mezzo di lotta per interessi «nazionali» concorrenti contro altri gruppi nazionali; secondo, come il principale modo di impiegare tanto il capitale finanziario quanto quello industriale e, terzo, come strumento del dominio di classe all’interno di fronte al popolo lavoratore. […] E ciò che meglio tradisce ancora una volta questo carattere specifico del militarismo odierno è anzitutto il suo crescere generale in tutti i paesi a gara, per così dire, per una forza propulsiva propria, interna, meccanica, fenomeno completamente sconosciuto ancora una ventina di anni fa; e poi l’inevitabilità, la fatalità dell’esplosione che sta avvicinandosi, insieme con una completa incertezza della causa determinante, degli Stati immediatamente interessati, dell’oggetto del conflitto e di ogni altra circostanza” [10].

Come si vede, fin dal 1898 Rosa Luxemburg aveva previsto una guerra mondiale suscitata dalla concorrenza tra potenze capitaliste nazionali e dalla dinamica incontrollabile del militarismo. È una delle folgoranti intuizioni che attraversano Riforma sociale o rivoluzione?, anche se – beninteso – Rosa non poteva prevedere “le circostanze” del conflitto. Militarismo all’interno ed espansione coloniale all’esterno sono strettamente legati e conducono a un declino, a una degradazione, a una degenerazione della democrazia borghese: “lo sviluppo dell’economia mondiale e insieme l’acutizzazione e la generalizzazione della lotta per la concorrenza sul mercato mondiale hanno fatto del militarismo e del «marinismo» in quanto strumenti della politica mondiale, il fulcro della vita interna ed esterna dei grandi Stati. Ma se politica mondiale e militarismo sono una tendenza in espansione nella fase attuale, la democrazia borghese deve di conseguenza muoversi lungo una linea discendente. In Germania, l’era dei grandi armamenti che data, dal 1893, e la politica mondiale inaugurata con Chiaochou [11], furono subito pagati dalla democrazia borghese con due sacrifici: rovina del liberalismo e degradazione del Centro da partito di opposizione a partito di governo” [12].

L’analisi di Rosa Luxemburg è ancora più estesa. Si rende conto, infatti, che il peso crescente dell’esercito nella vita politica delle democrazie borghesi discende non deriva solo dalla concorrenza imperialista ma anche da un fattore interno alle società borghesi: l’ascesa delle lotte operaie. In un articolo antimilitarista del 1914 mette in evidenza due tendenze profonde che rafforzano la preponderanza politica delle istituzioni militari negli Stati borghesi: “queste due tendenze sono da un lato l’imperialismo, che comporta un ingrandimento massiccio dell’esercito, il culto della violenza militare selvaggia e un’attitudine dominatrice e arbitraria del militarismo nei confronti della legislazione; dall’altro il movimento operaio che conosce uno sviluppo altrettanto massiccio, accentuando gli antagonismi di classe e provocando l’intervento sempre più frequente dell’esercito contro il proletariato in lotta”[13].Questa “violenza militare selvaggia” si esercita nel quadro delle politiche imperialiste prima di tutto sui popoli colonizzati, sottomessi a una brutale oppressione che non ha niente di “democratico”. Nella sua politica coloniale, la democrazia borghese produce forme di dominio autocratico, dittatoriale. In un articolo del 1902 sulla Martinicca, Rosa Luxemburg denuncerà i massacri del colonialismo francese nel Madagascar, le guerre di conquista degli Stati Uniti

[1] R. Luxemburg (1898), Riforma sociale o rivoluzione?, Roma Editori Riuniti, 1973, p. 62, traduzione lievemente modificata.

[2] Ivi, p. 66.

[3] Ivi, pp. 103-104.

[4] Ivi, p. 103.

[5] Ivi, pp. 106-107.

[6] Ivi, p. 116.

[7] Ivi, p. 67.

[8] Rosa Luxemburg, Le Socialisme en France 1898-1912, Œuvres complètes – Tome III, Toulouse/Marseille, Smolny/Agone, p. 223 per la prima citazione; stessa opera, éditions Belfond, 1971, p. 228, per la seconda.

[9] R. Luxemburg, Riforma sociale o rivoluzione?, cit., p. 65.

[10] pp. 64-65.

[11] Porto sul Mar Giallo preso in affitto dalla Germania nel 1898.

[12] R. Luxemburg , Riforma sociale o rivoluzione?, cit., p. 105.

[13] Id.,Le revers de la médaille (aprile 1914), inId., L’État bourgeois et la Révolution, Paris, La Brèche, 1978, p. 41.

[1] M. Löwy, Rosa Luxemburg. L’étincelle incendiaire, Montreuil, Le temps des cerises, 2018, p. 31.

Cita questo articolo: La critica della democrazia borghese in Rosa Luxemburg, “Tysm”. Published 5 Febbraio 2019. Last accessed 5 Febbraio 2019. http://tysm.org/la-critica-della-democrazia-borghese-in-rosa-luxemburg/

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