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Eliana Como, portavoce dell’opposizione di sinistra nella CGIL (“Il sindacato è un’altra cosa”)

Domani sera a Brescia, presso la Casa delle Associazioni, in via Cimabue 16 (zona San Polo), Potere al Popolo di Brescia parlerà del grande assente di questa (ma anche delle precedenti) campagna elettorale. Il grande scomparso, IL LAVORO SALARIATO, sarà al centro dell’attenzione di Eliana Como, portavoce dell’opposizione di sinistra in CGIL, di Dino Greco, ex segretario della Camera del Lavoro di Brescia e candidato di PaP alle comunali del 10 giugno, di Francesco Tirro, militante del Centro Sociale “Je so’ pazzo” di Napoli, di Cristina Torli, del Comitato Senza Confini (che si occupa del lavoro dei migranti), candidata pure lei per PaP alle elezioni del 10 giugno, e del candidato sindaco di PaP, Alberto Marino. A me toccherà l’onore e l’onere di coordinare il dibattito.

Ma come mai nessuno, nemmeno a sinistra (e per sinistra non intendo, ovviamente, il PD liberal-democratico), parla più del lavoro salariato? In questa campagna elettorale si parla di tutto, dalle pensioni all’Euro, dai migranti alle tasse, dalla “sicurezza” all’Europa. Ma guai a parlare dei 17 milioni di lavoratori dipendenti (il 76% degli occupati) in Italia. E dei 412 mila (l’80%!) in Provincia di Brescia. Quanti lettori si stupiranno, leggendo queste cifre? Credo che molti di noi sono ormai abituati alle frasi liquidatorie da bar, tipo “Ma dove sono gli operai? Non ci sono più, sono scomparsi.” Magari, l’interlocutore ammette che ci sia stato un incremento del proletariato in giro per il mondo (dalla Cina all’India, dal Brasile alla Corea), ma, col cervello ormai lavato dalla “tempesta mass-mediologica” che da 40 anni ripete la manfrina sulla “scomparsa della classe operaia” (a cui hanno dato il loro contributo anche “teorici” ex rivoluzionari, come Toni Negri, per fare un solo esempio), ma non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che ci sia, al contrario, una proletarizzazione ulteriore del nostro paese. Eppure è così, inoppugnabilmente (dati ISTAT alla mano). Nel 1977 (ah, il “glorioso” ’77, quando cominciò la grande manfrina “bipartisan” sulla scomparsa degli operai) i lavoratori dipendenti, in Italia, erano 13, 4 milioni (il 68,8% degli occupati). 40 anni dopo, come si è visto, sono aumentati di 3,5 milioni (e di quasi 8 punti percentuali). E calano gli artigiani, i commercianti, i contadini: in una parola, la piccola borghesia, urbana e rurale. Certo, il nostro fantomatico interlocutore da bar un po’ di ragione ce l’ha, se si riferisce alle tute blu dell’industria: 40 anni fa erano quasi 8 milioni, oggi sono “solo” 6 milioni. E l’Italia è la seconda potenza industriale dell’UE (nel ’77 era la quarta!). Ma da qui a scomparire, ce ne corre. Ecco, domani sera parleremo (anche) di tutto questo. Se qualcuno ha voglia di sentire dei discorsi controcorrente (saltando l’aperitivo, ahimè), l’appuntamento c’è. Magari anche per l’uomo del bar di cui parlavo sopra.

Flavio Guidi

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