ALL´ AMBASCIATA ITALIANA IN INDIA 

Egregio signor console,

Sono Gaia, una ragazza italiana di 24 anni che studia e vive in Svezia.

Come ogni anno, anche questo Natale, sono tornata a casa dalla mia adorata famiglia, e anche quest’ anno, come quello passato aspettavo in grazia l´arrivo del mio amato ragazzo che vive e lavora in India. Anagh sarebbe dovuto arrivare il 27 Dicembre a Milano e io non aspettavo altro che condividere con lui e la mia famiglia le tanto agognate vacanze natalizie, dopo sei mesi di lontananza.

Tre giorni prima della sua partenza, il giorno prima di Natale, ricevetti una telefonata dall´India:
In lacrime Anagh mi spiego´che la sua richiesta di visto era stata annullata.

Nonostante l´invio di tutti i documenti richiesti, tra cui fideiussione bancaria, lettera d´invito e le carte di identita´di tutti i membri famigliari, la revoca del visto si baso´ sul fatto secondo cui “le informazioni fornite per giustificare lo scopo e le condizioni di soggiorno previsto non fossero attendibili”.
Quale attendibilita´viene richiesta per un soggiorno di 10 giorni a scopo turistico?
Oltre ad aver fornito tutti i documenti, aver pagato 100 euro per la procedura del visto e altri cento per un´assicurazione, dove si nasconde il pericolo e l´ínattendibilita´ di una richiesta di turismo, durante uno dei periodi, in Italia piu´turisticizzati, quello Natalizio, da parte di un giovane architetto di cittadinanza indiana?

A che punto siamo arrivati, se anche la libertà di movimento temporaneo, dalla località di abituale residenza, per fini di svago, amore e cultura viene negata?

Non dovrebbe essere il turismo benefico per uno stato europeo come l´Itlaia?
Il far parte dello spazio Schengen non preoccupa nessuno quando si tratta del libero movimento di capitali, informazioni e merci a fini economici e commerciali. Merci probabilmente prodotte grazie allo sfruttamento di manodopera a basso costo nei paesi del sudemisfero, utilizzando materie prime provenienti dall´usurpazione delle stesse terre.

Al contrario gli esseri umani che intendono spostarsi hanno bisogno di ‘autenticare’ il proprio motivo di spostamento, oltre che a doverlo pagare. E ancora ci fanno paura.

Contro il provvedimento di negazione del visto, da parte del Consolato Italiano, Anagh potrebbe eventualmente presentare ricorso al TAR. del Lazio, con l’assistenza di un legale, entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento stesso: condizione economicamente quasi impossibile da esaudire, per un giovane architetto. II ricorso infatti dovrebbe essere notificato, a pena di nullita’ (ex art. 144 c.p.c. e art. 11 R.D. n. 1611 del 1933), all’Avvocatura dello Stato competente.

Sarebbe questa una soluzione possibile?

Tra l´altro, nonostante abbia dedicato gran parte delle mie vacanze natalizie al telefono con il centralino della compagnia area e quello dell´assicurazione, non mi estate rimborsiato neppure un centesimo. Quel volo era stato il mio regalo di Natale per Anagh, che avevo acquistato con i  guadagni ricavati dal lavoro che riesco a svolgere nel poco tempo libero lasciatomi dall´universita´.

La scelta di far parte di un mondo globalizzato ha anche portato ad un incremento di spostamenti migratori e questi ahime´ andranno aumentando a casua del surriscaldamento globale e la deriva climatica che sta portando il nostro pianeta verso condizioni di invivibilita´.

 

Sono una studente d´architettura, che ha iniziato, perche´ molto fortunata, a viaggiare e scoprire il mondo, lasciando casa per la prima volta all’ eta’ di 17 anni.

Viaggiado al di fuori dei confini dello spazio Schengen, durante questi anni, non ho mai vissuto alcun impedimento o negazione alle mie richiesta di visto per turismo e studio…sara´ l´ essere una donna bianca e privilegiata?

 

“The guest is a God” e´ uno dei detti preziosi che ho imparato durante il mio soggiorno per studi In India. L´ ho imparato perche´ vissuto sulla mia pelle, attraverso la meravigliosa accoglienza, l´amore e la premura con cui sono sempre stata accolta e con cui ogni “ospite e´ trattato come un dio”. Un detto da cui, sono convinta, l´Italia debba imparare molto.

Avendo sempre casa e le mie radici nel cuore, mi riconosco cittadina del mondo.
Essendo oggi una di quei cinque milioni di Italiani che ha lasciato l´Italia per vivere all´etsero, il mio appello vuole comunicare la dolorosa indignazione e la profonda vergogna di essere cittadina di un paese che tanto si peroccupa di ostacolare il libero movimento delle persone, e che invece di focalizzarsi sulla fruttificazione delle risorse che gia´ possiede, le fa scappare perdendo anche quelle.

Noi italiani, abbiamo finanziato campi di internamento permanente, carceri dove si viola la dignita´ umana e si tortura, trattati di respigimento, pattuglie ben armate di dissuasione, muri, reti e steccati alti cinque metri per tutti i profughi, coloro che cercano di scappare dalla distruzione della propria terra e di ritrovare dignita´ in un paese oniricamente “migliore”.

Nel frattempo la politica di chiusura nei confronti di chi viene da “fuori” sta dilagando coinvolgendo tutti, turisti, migranti, profughi e non, indipendentemente dallo status quo, educazione, capacita´ economica e sociale.

L´essere colpita personalmente da quest´ evento mi fa pensare che l´ unica alternativa alla miseria e insostenibilita´ ambientale e sociale che stiamo vivendo, e´ un impegno generale di accoglienza e di inclusione che non discrimini, caro Console.

Senza la volonta´ e capacita´ di rinnovare in modo vero e radicale il nostro approccio alla migrazione, alla liberta´ di movimento e all´accoglienza, non faremo altro che peggiorare i problemi politici e sociali del nostro tempo.

 

Sperando di poter incidere su qualche pensiero, vi ringrazio per il fantastico regalo di Natale.

Cordiali Saluti,
Gaia Crocella


 

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