Il vecchio maestro Chen Wangting (1) meditava e studiava, oltre le nubi del monte Heng (2); dove si era ritirato dopo i trascorsi travagliati presso la corte imperiale.
Aveva insegnato alle guardie del corpo dell’Imperatore, per anni, l’arte di combattere che lui stesso aveva ideato, il Tai Chi Chuan (3).
La grazia dei movimenti, come canne di bambù al vento.
E del Fa Jing (4), l’energia esplosiva, che annientava ogni avversario; nel momento del contatto.

La corte e la gente che l’abitava, l’avevano deluso fino alla noia di sé (e di loro).
Cinismi, ipocrisie, arroganze, ignoranza, egoismi, miscelati dentro l’intrigo continuo e pervicace, di cui si nutriva la vita della Città Proibita, soffocavano inesorabilmente ogni sua attitudine.

Non più giovane, aveva deciso di andarsene. Una scelta inqualificabile e impossibile che l’aveva costretto, per attuarla, a eliminare i suoi stessi allievi.
Dopo aver guardato, per l’ultima volta, l’Imperatore chiuso nel suo sogno di immortalità, aveva spalancato i portoni per camminare nel mondo aperto degli esseri umani.
Anni di incontri e di cammino, finchè gli parve fosse giunto il momento di ritirarsi, per le ultime definitive meditazioni. Al fine di non mostrare a menti non educate, quello che, ormai, era in grado di fare.

Scelse il monte Heng, oltre le nubi. Costruì la sua casa e raffinò all’estremo il Tai Chi Chuan.
La mattina si alzava nell’istante preciso in cui la luce toccava le tenebre. Un pensiero veloce ai sogni e, quindi, di corsa fra un ago di pino e l’altro; sfiorandoli appena nella vertigine del vuoto, in cima alle piante che circondavano la casa.
Non poteva volare e, pertanto, nel suo fluttuare, gli aghi di pino gli permettevano sostegno e slancio di ripartenza.
A tal punto l’aveva portato la sua disciplina!
Dopo, un pugno di riso che commerciava coi pochi mercanti che passavano nella strada sottostante.
Lui insegnava una storia nuova di meditazione e loro gli davano quello di cui aveva bisogno.
Lontani i tempi dei suoi desideri insaziabili per l’altro sesso. Del suo amore così pauroso e furibondo. Strappatogli per dare all’imperatore una concubina in più.
Da lì, forse, era nata la sua urgenza di imparare e creare una forza che, non solo potesse equivalere con l’immensità dell’organizzazione imperiale, ma, addirittura, potesse sconfiggerla.

Da solo, però, a cosa serviva.
L’umanità incontrata, negli anni del cammino, non gli era parsa pronta. Incapace di un solo gesto autonomo e disobbediente; prona all’obbedienza e svuotata di ogni pensiero critico. Carnefici, gli uni con gli altri.

Studiava, meditava e fluttuava da una cima di abete all’altra, il grande, antico e non vecchio,Chen Wangting . Passava così le giornate, quasi rassegnato all’eternità solitaria.

Quel giorno, sentì, improvvisa e tumultuosa, una scossa nel cerchio interno della sua coscienza. Concentrò i sensi e li percepì. Pur lontani, li sentì fin nel profondo. Fece volare la sua vista oltre le nubi azzurre e li vide. Li guardò in volto uno a uno e, poi, osservò dentro i loro cuori; sospesi fra la ragione e la follia.
Sorrise, l’antico e mai vecchio Chen. Erano, finalmente, giunti.
Il suo pensiero esploso e spinto, dirompente, ovunque, dall’arte del culmine supremo, aveva dato ossigeno a quel branco di umanità: collerica, indisciplinata, dubbiosa, litigiosa fino all’astio. Alla fine, liberata dall’obbedienza, dalla paura e, quindi, ribelle.
Poco più di un pugno, ma sufficienti per rivoltare le relazioni stabilite dalle leggi e dalle consuetudini. Controllate dalle guardie e verificate nei tribunali. Dove, ogni violazione, veniva punita con ferocia, sia nei corpi che nelle coscienze.

Camminavano sulla via sconosciuta del cambiamento totale del mondo e, di conseguenza, delle menti e dei cuori. Andavano verso la Città Proibita su strade sbagliate, purtroppo. Con una lieve pressione sui cuori, avrebbe indicato loro la via certa che non era la più dritta e neppure la più breve!
In ogni caso, l’unica possibile perché avrebbe permesso di trasformare il pugno (o poco più) in infinite mani. Esperte nelle discipline della resistenza e della solidarietà. Pronte, infine, a esplodere nel colpo dell’energia Fa Jing.
Le menti si sarebbero adattate al battito nuovo e al respiro più lento. Quello giusto, per scoprire il movimento segreto della natura; fin dentro la terra; fin oltre lo sguardo. Al di là del cielo!

Decise che poteva ritirarsi dall’immortalità e integrarsi nelle cose stabilite dal cambiamento; a germogliare occasioni di vita.
A rinascere nei sogni segreti e diurni di quel pugno ribelle (o poco più).
Prima, però, espresse il suo più grande pensiero; l’unico che ci rimane perché lo scrisse sul solo pezzo di carta di riso che aveva avuto cura di procurarsi-
“DA UN PICCOLO SEME NASCONO FORESTE!”.
(Claudio Taccioli)

(1) Chen Wangting (1580–1660) was a Ming Dynasty general who founded Chen-style t’ai chi ch’uan, one of the five major styles of the popular Chinese martial art. Sometimes called Chen Wang Ting or Zouting, he devised the Chen family-style of t’ai chi ch’uan in his home of Chenjiagou, Wenxian county, Henan province after he retired there following the fall of the Ming Dynasty.
(2) Il Monte Heng (恆山T, 恒山S, Héng shānP) è una montagna della provincia dello Shanxi, in Cina. È la più settentrionale delle cinque Grandi Montagne comprese tra i Monti sacri della Cina: ciò si deve alla presenza di comunità monastiche, testimoniata anche dal Tempio sospeso, importante luogo di culto situato sulle sue pendici. Durante il periodo di occupazione da parte delle popolazioni non Han, i riti furono praticati nel tempio di Beiyue, a Quyang, Hebei.
(3) Il tàijíquán (anche abbreviato in Taiji o Tai Chi – CULMINE SUPREMO); è uno stile interno delle arti marziali cinesi nato come tecnica di combattimento, è oggi conosciuto in occidente soprattutto come ginnastica e come tecnica di medicina preventiva.
(4) Fajin (dal cinese 發勁 che significa Emettere l’energia o lanciare l’energia), è un termine delle arti marziali cinesi a volte reso come forza esplosiva. È una parola cinese che si compone di due ideogrammi:

发 (Fa) che il dizionario traduce con inviare, spedire, mandare, lanciare, sparare o manifestarsi all’improvviso;
劲 (Jin o Jing) con forza, vigore, energia, forte, robusto, vigoroso.

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