Un mese fa, il mio amico Iqbal si aggirava affamato, più del solito, fra Brescia e la sua disperazione.
Da giorni era inghiottito da una fame feroce; tanto che tentava di masticare gli odori, i profumi di cibo che percepiva nell’aria.
Un sapore aereo, più forte degli altri, lo portò in un paese alle porte della città. Con precisione feroce si trovò davanti all’entrata di un ristorante. Camminò avanti e indietro per qualche infinito minuto; finchè l’urgenza del bisogno lo sovrastò.
Entrò con fare deciso; tentando, al contempo, di darsi una parvenza di normalità. I vestiti indossati e l’odore della carne trascurata da qualsivoglia bagnoschiuma non riuscivano, comunque, a mascherare la sua dannazione, anormale.
Gli si fece incontro, direttamente, il gestore del locale; con fare, lui pure, deciso e fintamente cortese.
-Mi perdoni, ehm, signore, ma come può vedere dall’insegna, questo è un ristorante per cani. Si chiama, per l’appunto, “RistoBau”!
Iqbal lo guardò stranito e indignato.
-Proprio per questo l’ho scelto!
Il gestore, con altrettanto stupore e pazienza limitata, gli rispose.
-Ma lei è un essere umano e, a meno che non abbia un cane con sé, non possiamo servirla.
Iqbal cominciava davvero a spazientirsi.
– Insomma! Come fa a non vedere. Io sono un cane! Non sa distinguere un animale da un uomo?
L’altro pensò a uno scherzo e si guardò intorno per scoprire qualche gruppo di buontemponi in agguato di risate; ovvero, addirittura una telecamera mascherata.
-Suvvia signore, lo scherzo è durato anche troppo. E’ evidente la sua umanità.
Il mio amico si fece forza davanti a tanta leggerezza.
-Le ribadisco: io sono un cane! Sono, a dirla tutta, “cuore di cane”. Lei certo conoscerà il racconto lungo, quasi un romanzo o forse tale, di Michail Afanas’evič Bulgakov. Sono l’originale, il puro e unico esemplare della mia razza di “cuori canini”.

E nel silenzio stupito del ristoratore, cominciò a recitare:
« Uuuuhhh!!! Guardatemi sto morendo. La bufera mi ulula il de profundis nel portone e io ululo con lei. È fatta, sono fregato! Un delinquente col berretto sporco, il cuoco della mensa impiegati al Consiglio Centrale dell’Economia Nazionale, mi ha rovesciato addosso dell’acqua bollente e m’ha bruciato il fianco sinistro. Che mascalzone! E si che è anche un proletario! »
Intorno a lui s’erano adunati gli altri operatori del ristorante, in curiosa attesa. Dopo l’incipit recitato con passione, i cani presenti applaudirono come sanno fare. Con un lungo ululato che spazzò via gli ultimi dubbi rimasti.
-Sono così cane, come vede, che ho deciso, senza ripensamenti, di abbandonare questi tristi e puzzolenti rimasugli della mia infima condizione umana. Come intuisce, non più apprezzata da quelli che un tempo erano i miei simili. Oggi sono cane fra i cani! Ho fame e voglio magiare.
-Si accomodi, quindi, signor “Cuoredicane”. Un’unica, piccola questione. Chi pagherà il suo pranzo? Dov’è il suo padrone?
Iqbal lo guardò, con disprezzo malcelato, dritto negli occhi cerulei.
-Sono un amico fraterno di Dudù e un protetto di Michela Vittoria Brambilla; nonché iscritto al suo partito, il Movimento animalista. Le basta? Perché se non le bastasse, le ricorderei che fui io, sì proprio io, a ispirare la famosa «Tiergschutzgesetz», legge del 24 novembre 1933 sui diritti degli animali che il Führer, Adolf Hitler, varò appena nove mesi dopo il suo insediamento. Gliela devo citare a memoria?
Tutti sorrisero sollevati e gli fecero largo, definitivamente.
-Mi scusi, davvero. Perdoni la mia goffaggine. Dopo tanto, lei è il benvenuto. Ordini tutto ciò che desidera. E che Blondi sia con lei!
Iqbal, malgrado la sua cultura sterminata, non capì la sostanza dell’augurio. Si affrettò, comunque, a mettersi a tavola e a ululare, contemporaneamente.
-Tutto! Mi porti tutto.
Così fu fatto.
Ai primi bocconi che iniziarono a placare la fame disperata, si ricordò, improvvisamente, che Blondi era il pastore tedesco, naturalmente, di Hitler. Soddisfatto di aver ritrovato il ricordo nascosto, ululù ancora.
-Heil Blondi!

Dopo il pranzo, gli rimase la voglia di qualcosa di dolce e raffinato. Salutò e si recò in centro alla città dove sapeva di trovare la nuova “Pasticceria per cani”. La scena e le parole si ripeterono, finchè i suoi desideri furono soddisfatti.
Andò, quindi, a riposarsi presso la “SPA for DOGS” dove, gli avevano raccontato, avrebbe trovato le mirabilie di massaggi particolari e della piscina riscaldata.
Mentre si asciugava, fece chiamare il negozio più “in” specializzato in abbigliamento per cani: la famosa e unica “BAUTIQUE”!
Si rifece il guardoroba. Meglio si fece, ex novo, un intero guardaroba canino, a misura della sua nuova natura. Con abiti adatti al clima di ogni stagione; anche se le stagioni non erano più le stesse, ormai.

Oggi ho cercato il mio amico Iqbal, senza trovarlo. Non nei ristoranti, nelle pasticcerie, nei negozi dove, da un mese, gira rinfrancato dalla sua condizione rinnovata. Neppure nei parchi, dove sazio e, quasi, ebete di soddisfazioni, va a cagare rilassato. Prima di farsi pulire e lustrare il culo in qualche luccicante SPA canina.
Dopo ricerche e svariati giri per la città, qualcuno mi ha detto dove era finito.
L’ho ritrovato dietro le sbarre di un canile per cani randagi stranieri e clandestini.
Aveva gli occhi di un cane bastonato e stringeva con le zampe anteriori, o forse le mani, le sbarre che lo rinchiudevano.
-Ciao fratello! Si sono convinti così tanto che sono un cane che mi hanno rinchiuso in questo letamaio schifoso. Dopo che hanno scoperto che non ero amico di Dudù, lurido infame, e neppure della Brambilla. E che ululavo “Heil Blondi!” tanto per prenderli per il culo. Domani mi rispediscono in un altro letamaio schifoso. Quello di casa mia; dove si muore di fame come qui. Con in più, per i sopravvissuti, che si muore di guerre e di malattie e di cataclismi che nascono qui, ma finiscono là!

Non sono riuscito a sopportare la vista del mio amico fraterno segregato. Sono corso dal capo guardiano del canile.
-Il cane “Cuoredicane” lo adotto io!
Lui mi ha guardato con la supponenza dettata dal ruolo di servo guardiano.
-Impossibile! C’è già il decreto di espulsione firmato direttamente dal ministro “Quellochenon scherzaefasulserio”.L’esempio vivente per tutti gli “heil” di ordine e disciplina. E già che ci siamo: Dio, Patria, Famiglia, spiedo e caccia libera!

Inutile protestare. Non sono più riuscito a guardare verso la gabbia di Iqbal.
Fuori, però, ho cercato gli altri e le altre e ci siamo messi d’accordo. Questa sera si va a liberare Iqbal; costi quello che costi!

Del resto, voglio proprio vederli a fermarci così veloci, leggeri, silenziosi, agili e neri; come siamo, noi gatti randagi e libertari di questa Terra!

(Claudio Taccioli)

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