Oltre 300 fascisti, con bastoni e bandiere spagnole e franchiste hanno cercato di entrare con la forza nella sala di Zaragoza dove si stava tenendo l’assemblea nazionale di deputati e sindaci promossa da Podemos, cui avevano aderito molte forze politiche per il diritto a decidere, e trovare una soluzione democratica alla crisi catalana.

Sono stati fermati dal servizio d’ordine di Podemos, dalla sicurezza del polisportivo dove si svolgeva il meeting e dai pochi agenti della guardia civil presenti.

La presidente delle Cortes Aragonesi è rimasta contusa dal lancio di una bottiglia.

Minacciati di morte vari giornalisti, con l’avviso di stare attenti a cosa avrebbero pubblicato domani. Minacciato anche il segretario nazionale di IU.

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Dopo diverse ore ancora la polizia nazionale avvertiva i presenti nella sala di non uscire perché non in grado di garantire la loro incolumità in quanto i suoi effettivi erano gravemente insufficienti. (evidentemente sono tutti a Barcellona a sequestrare urne e schede elettorali)

Il governo Rajoy è costretto a rimandare il voto sulla finanziaria, perché il PNV a seguito degli arresti a Barcellona ha dichiarato che sospende il suo appoggio al governo.

Rajoy sta cercando una maggioranza.

All’assemblea di Zaragoza Pablo Iglesias e Ada Colau propongono un governo del Psoe appoggiato da Unitos Podemos e dalle forze indipendentiste delle varie nazioni che compongono lo stato spagnolo, per garantire il diritto a decidere dei catalani e di tutti quelli che lo vorranno, superando la costituzione del 78, lo stato centralista spagnolo verso una federazione di stati liberi.

Il Psoe però ha già più volte affermato di sostenere l’azione anticatalana del governo Rajoy, lo mantiene in vita con la sua astensione, e addirittura Susanna Diaz la più importante dirigente socialista dopo il segretario e presidente dell’Andalucia ha dichiarato che sosterrà anche lo stato d’assedio se venisse proclamato a Barcellona.

Il presidente dell’Assemblea nazionale catalana ha assicurato che sono riusciti a far recapitare un milione di lettere elettorali per il referendum del 1 ottobre che erano state sequestrate dalla Guardia civil.

L’università centrale di Barcellona occupata da circa 3.000 studenti è diventata uno dei luoghi principali dove si distribuiscono e da dove partono i materiali per il referendum.

I dirigenti catalani con calma continuano ad affermare che si voterà.

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Nel porto di Barcellona intanto il governo fa coprire l’immagine di Titti su una nave italiana affittata per ospitare i poliziotti fatti affluire contro il referendum perché è uno dei simboli del diritto di voto in Catalogna.

La cosa sta facendo ridere tutti.

I portuali intanto la stanno boicottando con un voto quasi unanime delle loro assemblee.

 

 

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