Da Limes on-line

Sirte, roccaforte dell’Is sotto attacco anche dal mare.
Sirte (al-Hayat). Sirte è sotto attacco anche dal mare. Le Forze armate del governo di accordo nazionale (Gan), basato a Tripoli e sostenuto dall’Onu e dai paesi occidentali tra cui l’Italia, hanno sferrato nelle ultime ore un’offensiva via mare “per impedire a miliziani dello Stato Islamico di fuggire” dalla città.
Sirte è sotto pressione da settimane. Sabato la principale base aerea della provincia, al Gordabiya, è stata presa dalle forze di Tripoli dopo che l’aviazione lealista aveva sferrato diversi attacchi sulle postazioni di jihadisti.
Al Gordabiya si trova 70 km a sud-ovest di Sirte e secondo il portavoce delle forze di Tripoli, Muhammad al Qasri, la sua presa costituisce un duro colpo per l’Is, visto che taglia la via di rifornimenti verso Sirte. Sempre sabato gruppi armati affiliati al governo di “consenso nazionale” di Fayez Sarraj hanno preso il controllo di Buhadi (Abu Hadi), una località 15 km a sud-est di Sirte.
Per questo, si legge, i jihadisti si sentono minacciati e tentano la fuga per mare. L’attacco di ieri è stato compiuto da imbarcazioni leggere sulle quali sono stati montati mitragliatori di grosso calibro e su navi di maggiori dimensioni con a bordo pezzi di artiglieria. A condurre quest’offensiva in larga parte la “Guardia costiera” (Haras as-Sahawil), mentre i raid aerei su Gordabiya sono stati compiuti dall’aviazione basata a Misurata. Per il vicepremier del governo di Tripoli, Muhammad Muaytiq, “la seconda liberazione di Sirte è vicina. Ma la scommessa più grande sarà la ricostruzione delle istituzioni dello Stato nella città liberata dal terrorismo”.
Muaytiq si è anche rivolto alle forze rivali del governo di Tobruk, guidate dal generale Khalifa Haftar e sostenute, in primis, dall’Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti. “Bisogna condurre questa lotta assieme, mano nella mano, senza regionalismi o tribalismi”.
Collassano i negoziati di pace yemeniti e Riyad perde il sostegno dell’Onu
Riyad (al-Hayat) Come se non bastassero le divergenze tra i due fronti in guerra in Yemen, si incrinano anche i rapporti tra la coalizione filo-saudita e le Nazioni Unite, in seguito alla pubblicazione di un rapporto Onu in cui si denunciano le morti tra civili e minori causate dai bombardamenti di Arabia Saudita e alleati.
La risoluzione 2216 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva finora riconosciuto la legittimità del governo sostenuto da Riyad, prevedendo il disarmo delle milizie huthi filo-iraniane e il loro ritiro dalle città occupate, ma l’ultimo rapporto pubblicato sulla guerra di Yemen è stato denunciato da Riyad come un tentativo di “equiparare governo legittimo e golpisti”. Il portavoce della coalizione, il generale Ahmad al-ʿAsiri, ha denunciato l’arruolamento di minori da parte degli huthi, accusando l’Onu di non averlo tenuto in considerazione nel rapporto pubblicato.

Si incrina pertanto la fiducia tra gli organismi rappresentativi della comunità internazionale e la coalizione che sostiene il governo di Abd Rabbo Mansur Hadi, in un momento critico che coincide con il ritiro della delegazione filo-saudita dai negoziati di pace in corso in Kuwait, in segno di protesta contro quella che viene definita una “escalation militare” da parte dei fronte filo-iraniano, soprattutto nell’area di Taʿiz nel centro del paese.
Le prospettive sono quanto mai tetre: entrambi i fronti sono ormai sospettosi del ruolo svolto dalle Nazioni Unite, visto che gli stessi huthi e i seguaci dell’ex-presidente Ali Abdullah Saleh loro alleati hanno più volte criticato i tentativi di Riyad di conseguire vittorie politico-militari servendosi della risoluzione 2216.
La Total francese dietro la guerra emiratina ad al-Qaeda in Yemen
Mukalla (al-Mayadeen) Secondo fonti anonime citate da media vicini a Teheran, i servizi segreti francesi forniscono agli Emirati le informazioni necessarie all’arresto dei leader di al-Qaida nella regione orientale yemenita dell’Hadramaut.
Si tratta di una cooperazione finalizzata da una parte alla tutela degli interessi della compagnia petrolifera Total francese e dall’altra al mantenimento della sfera d’influenza emiratina in una regione strategica, ad alta concentrazione jihadista.
Mukalla, il capoluogo provinciale dell’Hadramaut, è stato difatti strappato ai qaedisti dalle truppe della coalizione filo-saudita alla fine di aprile, con un ruolo di primo piano giocato dal contingente emiratino. Tuttavia, l’insurrezione qaidista è tutt’altro che sedata nella regione.
Gli interessi di Abu Dhabi nello Yemen sud-orientale sono connessi allo sfruttamento di sbocchi portuali alternativi allo Stretto di Hormuz e alle continue tensioni arabo-persiane che lo attraversano; dalla stessa Mukalla viene esportata la maggioranza del petrolio yemenita.
Al di là della veridicità delle indiscrezioni pubblicate dall’emittente panaraba filo-iraniana al-Mayadeen sulla cooperazione franco-emiratina, risulta alquanto credibile che Parigi si stia coordinando con Abu Dhabi a tutela degli interessi della Total, che dal 1995 è la principale compagnia petrolifera incaricata di gestire le riserve petrolifere e gasifere concentrate nell’area centrale di Ma’rib.
La sicurezza del porto di Mukalla è del resto cruciale nell’ottica dell’esportazione di gas naturale liquefatto, che avviene 140 km più a ovest, dal porto di Balhaf. La Total gestisce anche alcuni giacimenti petroliferi situati su un altipiano desertico 200 metri al di sopra della valle dell’Hadramaut.

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